CAPITOLO 1: OLTRE IL CANCELLO

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“Dal 1 luglio 2014 un noto Resort operante in zona ha trasformato, (questa la nostra sarcastica opinione), il parco forestale di Randello in una dependance della sua struttura ricettiva”.

Questo l’inizio del dossier a cura del Comitato Randello Libera, sulla spinosa vicenda che vede protagonista un noto Resort della zona e l’impianto balneare costruito sulla spiaggia di Randello. Quasi tre mesi di lavoro per mettere insieme documenti e ragionamenti corredati da immagini, tutto allo scopo di fare chiarezza.

“Partiamo dalle evidenze documentali per fare un quadro della situazione e capire il ruolo che la Forestale sta giocando in questa intricata vicenda”.

Sono tre i documenti ufficiali in possesso del Comitato Randello Libera:

“1- Documento del 02/04/2014 dell’UST di Ragusa indirizzato al SUAP – Il Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale, a seguito parere favorevole dell’U.S.T. Ragusa, concede 200 metri quadrati di demanio forestale a titolo oneroso a ridosso della spiaggia, per realizzare le strutture inerenti l’attività di stabilimento balneare, ovvero, due strutture in legno con bagni e fossa Imof, docce, una tettoia ed una passerella per l’accesso alla spiaggia, dichiarando che le suddette opere sono compatibili con il piano di gestione dell’area Sic. Il presente parere, così si legge nel documento, è finalizzato al prosieguo dell’iter autorizzativo coordinato del Suap”.

“Concessione a titolo oneroso quindi, ma questo onere a quanto ammonta?”

“Per quale motivo” – continua il dossier del Comitato Randello Libera – “questi interventi invasivi sono considerati compatibili con i principi del piano di gestione del SIC ITA 080008 Punta Braccetto-c.da Cammarana? Stiamo infatti parlando di un’area interessata da un progetto di rinsaldamento dunale realizzato lo scorso anno proprio dall’Amministrazione Forestale con fondi europei (PSR SICILIA 2007-2013 Misura 227 Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale). Qualcosa non torna, non si capisce il filo logico. Da una parte si spendono 930.000 euro di denaro pubblico per tutelare il sistema dunale e dall’altra si concede ad un’azienda privata la possibilità di installare, nella stessa area, strutture che, anche se temporanee, possono di fatto alterare le naturali dinamiche che portano alla formazione delle dune stesse”.

“2– Documento del 09/05/2014 dell’UST di Ragusa sempre indirizzato al SUAP La forestale comunica che sarà garantita al concessionario la fruizione dei servizi igienici già presenti presso l’area attrezzata e contigui alla superficie richiesta in concessione”.

Bagno a circa 1,5 Km di distanza dalla spiaggia, spiega il Comitato, “tant’è che, a quanto sembra di capire, i turisti vengono accompagnati con motorette elettriche, non si capisce ancora una volta perché l’Ente pubblico li metta nella piena disponibilità di un’azienda privata. È vero che sono pubblici e quindi a disposizione di tutti, ma è anche vero che senza bagni quel tipo di attività produttiva non potrebbe espletarsi e la pratica Suap non potrebbe andare avanti”.

Sorge spontanea la domanda del Comitato: “Se bagni e docce non devono più essere realizzati a cosa dovrebbe servire la concessione di 200 mq?”

3-Documento del 28 maggio 2014 verbale di consegna dei luoghi – Si procede alla consegna di mq 200 di terreno demaniale forestale. La porzione data in concessione, così si legge nel documento, è posizionata su una stradella interna alla forestale che, dalla zona adibita ad area attrezzata, conduce a ridosso della spiaggia. La ditta può procedere alla realizzazione delle opere previste nel progetto di fruizione per la cui esecuzione il concessionario è fornito di tutte le autorizzazioni e nulla osta previsti dalla normativa vigente”.

“Quali opere?” – continua Randello Libera – “Le stesse, come si legge nel documento del 2- 08- 14, finalizzate al prosieguo dell’iter autorizzativo coordinato del Suap?”

“Siamo al 28 maggio, non c’è ancora la concessione del demanio marittimo (arriverà il 15 giugno), a quanto sembra, non c’è concessione edilizia, non c’è parere favorevole dell’Asp e la pratica Suap non è chiusa. Di quali autorizzazioni l’Ente forestale aveva contezza in data 28 maggio 2014?”

“Con frequenze regolari le porte del cancello del Parco della Forestale si aprono per accogliere l’arrivo del bus navetta GT che, attraversando il bosco, fa capolinea ai piedi del sistema dunale, accompagnando gli ospiti del Resort fino a ridosso della spiaggia. Al bus si aggiungono tanti altri mezzi privati (furgoni per il catering , auto di sorveglianti ed operatori del resort, macchine elettriche, le oramai famose golf car, ecc.) che danno vita ad un via vai incessante di veicoli in un perimetro chiuso da un cancello dove un malinconico, quanto oramai obsoleto, cartello informa che l’accesso è consentito ai soli mezzi forestali e che bisogna procedere a passo d’uomo”.

“Un camion frigo funge da bar e staziona a ridosso delle dune” – continua il Comitato – “con il corredo rumoroso, inquinante ed estremamente pericoloso, di un gruppo elettrogeno irresponsabilmente imbracato in un supporto di legno e sistemato senza misure di protezione antincendio nel mezzo della macchia mediterranea”.

“A quanto sembra di capire, speriamo di no, ci sembrerebbe davvero troppo, acqua e impianto idrico, forse energia elettrica per la ricarica delle golf car, sono messi gentilmente a disposizione dall’ente pubblico”.

“Vigilantes si aggirano ovunque e l’impressione è quella di assistere quotidianamente ad un confuso quanto improbabile rimescolarsi ed integrarsi di ruoli e funzioni tra dipendenti pubblici e dipendenti privati del Resort”.

“Senza tutta questa serie di “facilitazioni” l’attività produttiva del Resort non potrebbe praticamente aver luogo”.

“Pur sforzandoci” – continua il Dossier – “non riusciamo proprio a capire perché la Forestale, (un Ente pubblico), faccia tutto questo, a che pro? nell’interesse di chi? C’è in gioco un bene comune, dove finisce il vantaggio per una multinazionale del turismo e dove inizia il guadagno per i cittadini? Il gioco ne vale la candela?”.

“L’unica traccia documentale di un indennizzo è quella dei 200 mq a titolo oneroso, anche se, pur non conoscendo nel dettaglio le cifre, si tratterà molto probabilmente di cifre irrisorie, in quanto sono costi canonici. Il problema è che per l’utilizzo dei 200 mq si stanno accendendo, nei fatti, servitù onerosissime per le finalità gestionali del bene pubblico in questione. Il ruolo della Forestale non è quello di fare o incentivare il turismo, il compito istituzionale di questo Ente è un altro. È il custode di un patrimonio naturale, d’interesse comunitario, di immenso valore. La sua funzione è quella di tutela dell’ambiente, di prevenzione e repressione di reati specifici, sanciti dalle normative comunitarie, nazionali e regionali. Non può essere sufficiente una semplice concessione onerosa (non vediamo altre plausibili ragioni di interesse) per snaturare il ruolo cui è per statuto preposto un Ente pubblico. Chiediamo chiarezza in merito, probabilmente ci sfugge qualcosa, saremo difettosi di comprendonio, tutto può essere, ma qualcuno si degni di spiegarci cosa sta succedendo oltre quel cancello”.

“Si deve inoltre immediatamente porre fine alla vera e propria discriminazione che si è venuta a creare, tra gli ospiti del Resort e la popolazione residente nel territorio. Quella stessa popolazione che da anni vive quei luoghi accedendovi a piedi, (disabili compresi), nel pieno rispetto delle norme poste a tutela dell’area stessa. Una discriminazione bella e buona, o entrano tutti o non entra nessuno, o tutti hanno pari diritti e privilegi o niente per nessuno”.

“Un ente pubblico dovrebbe assecondare in tutto e per tutto le esigenze della comunità, a Randello sembra invece (sarà forse solo una nostra impressione) che si assecondino prevalentemente le esigenze di un privato nel mero espletamento della sua attività economica. Se la cosa è permessa probabilmente sarà lecita, ci sarà un motivo, nessuno lo vuole mettere in dubbio, tuttavia, in tal caso, vorremmo capire in modo dettagliato quali sono i vantaggi per i cittadini. Abbiamo il diritto di saperlo”.

“Da tempo” – conclude il Comitato Randello Libera – “chiediamo al Dirigente della Forestale di rendere noti documenti e atti che riguardano questa vicenda, ad oggi nessuna risposta.

 

Siamo sempre disponibili al confronto, pronti ad ascoltare e sforzarci di capire le ragioni della Forestale, ma, in mancanza di questo, stanchi di essere sistematicamente ignorati, siamo pronti a rivolgerci alla Corte dei Conti, fiduciosi che l’attività di controllo di questo Ente possa finalmente portare ad avere un quadro chiaro di tutta la vicenda”.

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