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Morti sul lavoro, a Ragusa crescono gli infortuni: Sicilia maglia nera
03 Nov 2026 17:29
Il conto non si ferma, e la Sicilia lo paga più di altri. Secondo i dati Inail aggiornati alla fine di settembre, nei primi nove mesi del 2026 in Italia le denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro, studenti esclusi, sono state 589: diciannove in più rispetto alle 570 dello stesso periodo del 2025. Solo a settembre ne sono arrivate 91, più di tre morti al giorno.
Nella classifica delle regioni dove i decessi crescono di più, la Sicilia è seconda soltanto alla Lombardia: dieci vittime in più rispetto a un anno fa (+12 la Lombardia; seguono Lazio e Piemonte con +6, Campania con +5, Calabria con +4). È anche la Sicilia a spingere il dato delle Isole, passate da 60 a 69 casi, mentre il Sud nel suo complesso cala leggermente, da 139 a 135.
Ragusa, pochi morti ma più infortuni
E la provincia iblea? L’ultimo dato provinciale disponibile, elaborato dall’Osservatorio Vega Engineering, si ferma a luglio e racconta un quadro meno cupo della media siciliana. Nel Ragusano si contano 2 incidenti mortali sul lavoro in sette mesi su 120.889 occupati, con un’incidenza di 16,5 decessi ogni milione di lavoratori: la provincia è al 55° posto della graduatoria nazionale, sotto la media italiana di 17,8. Nello stesso periodo la Sicilia ha registrato 35 vittime, con un’incidenza di 23,5 per milione di occupati, molto più alta di quella iblea.
Ma il numero dei morti non dice tutto. A crescere, in provincia, sono gli incidenti: nel primo semestre del 2026 gli infortuni sul lavoro nel Ragusano sono saliti a 1.362, il 7,3 per cento in più rispetto al 2025. Un segnale che pesa in un territorio dove serre, campagne, cantieri e trasporti sono la spina dorsale dell’economia.
I settori più colpiti
Proprio i settori che contano di più nel Ragusano sono quelli dove a livello nazionale le vittime aumentano. Le Costruzioni passano da 99 a 101 morti, il Trasporto e magazzinaggio da 71 a 80. Crescono anche i servizi di supporto alle imprese (da 26 a 33), alloggio e ristorazione (da 14 a 16), sanità e assistenza sociale (da 11 a 14) e pubblica amministrazione (da 3 a 7). In calo invece manifattura (da 83 a 73) e commercio (da 54 a 42).
Sul piano nazionale l’incidenza sale da 2,36 a 2,42 decessi denunciati ogni 100mila occupati, un aumento del 2,5 per cento. Numeri che, dalla Lombardia alla Sicilia, raccontano la stessa storia: una sicurezza che resta un’emergenza quotidiana.
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