Nuovi asili, vecchie carenze: in provincia di Ragusa il diritto al nido resta una sfida

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

A Ragusa l’ultimo asilo aperto è il nido di via Australia, inaugurato il 7 gennaio scorso e poi intitolato a don Luigi Giussani. Finanziato dal Pnrr, dispone di 42 posti ed è inserito dal Comune tra i nidi attivi nel 2026/27. Il nuovo edificio ospita anche i bambini del Patro, chiuso per lavori. I 42 posti rappresentano quindi una nuova struttura, ma non possono essere considerati tutti, nell’immediato, un aumento netto dell’offerta. Il saldo si potrà valutare quando il Patro riaprirà.
Il punto di partenza degli asili nido resta molto basso. Secondo l’Istat, nell’anno educativo 2023/24 in Italia erano disponibili 31,6 posti nei nidi e negli altri servizi educativi ogni cento bambini sotto i tre anni. La Sicilia si fermava al 15,5%. Il livello essenziale da raggiungere entro il 2027 è il 33%; l’obiettivo europeo prevede invece una partecipazione del 45% entro il 2030.
Nel ragusano la copertura può essere stimata intorno all’11,4%. Al primo gennaio 2024 risiedevano in provincia 7.987 bambini tra zero e due anni; applicando ai singoli comuni i tassi pubblicati da Openpolis su dati Istat, i posti disponibili risultavano poco più di 900.

I posti nei 12 comuni
Ampie le differenze: Ragusa 12,2 posti ogni cento bambini, Scicli 12,5, Modica 9,9, Pozzallo 6,4, Vittoria 5,6 e Santa Croce Camerina 3,7. Acate risultava senza posti. Comiso raggiungeva il 18,5%, mentre Ispica e Chiaramonte Gulfi superano di poco il 24%. I valori più alti di Giarratana e Monterosso Almo risentono però del numero molto ridotto di bambini residenti.
Anche sui nuovi interventi occorre distinguere le assegnazioni iniziali dai progetti ammessi. Il riparto del 2024 attribuiva ai comuni ragusani una capacità teorica di 660 posti. Nell’elenco finale del ministero dell’Istruzione ne risultano 617: 125 a Modica, 105 a Vittoria, 87 a Ragusa, 84 a Comiso, 72 a Scicli, 42 ciascuno ad Acate e Pozzallo, 36 a Ispica e 24 a Chiaramonte Gulfi. Una successiva procedura del 2025 ha ammesso altri tre interventi: 42 posti ad Acate, 36 a Ispica e 20 a Chiaramonte Gulfi. Le due procedure comprendono quindi 715 posti finanziati, per circa 15,5 milioni di euro. Sono però posti da realizzare e attivare, non bambini già accolti. Se tutti diventassero operativi e fossero interamente aggiuntivi, mantenendo ferma la popolazione infantile del 2024, la disponibilità provinciale salirebbe da circa 910 a 1.625 posti: poco più del 20%. Per raggiungere il 33% ne servirebbero circa 2.636. Anche nello scenario più favorevole ne mancherebbero quindi circa mille.
Nel capoluogo, per il 2026/27 il Comune indica sei nidi comunali con 191 posti: 55 al Totò Stella, 30 al Palazzello 2, 28 al Palazzello 1, 24 al San Giovanni, 12 al G.B. Marini e 42 al don Luigi Giussani. Quest’ultimo accoglie, come detto, anche gli iscritti del Patro. Sono inoltre programmati il nuovo nido di Cisternazzi, da 30 posti, e la riconversione dell’immobile di via Spadola, da 57.

A Ragusa rette tra le meno onerose d’Italia
Sul versante dei costi, Ragusa si colloca tra i capoluoghi meno onerosi esaminati dalla Uil. Per una famiglia con un figlio e un Isee di 15 mila euro, la retta mensile 2025/26 è di 110 euro, più 36 per la mensa: 146 euro. Con un Isee di 25 mila euro si passa a 170 euro di retta e 44 di mensa: 214 euro. Le cifre non considerano l’eventuale bonus nido dell’Inps.
Uno studio ha indicato 110 e 170 euro come costi complessivi per Ragusa. La tabella Uil mostra invece che sono le sole rette: la mensa va aggiunta.
Resta il problema della gestione. Costruire gli edifici non basta: servono educatori, personale ausiliario e risorse correnti. Il Fondo speciale per l’equità del livello dei servizi destina ai nidi 450 milioni nel 2026 e 1,1 miliardi nel 2027.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it