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ChocoModica, salta il 2026: il Consorzio risponde a Torchi e lancia un chiaro avvertimento
07 Ott 2026 16:12
ChocoModica nel 2026 non si farà. È questa la notizia più importante contenuta nella lunga replica con cui il Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica IGP risponde all’ex sindaco Piero Torchi che nei giorni scorsi aveva espresso sui social la propria opinione rivendicando i successi della manifestazione ai suoi tempi quando era “Eurochocolate”. Tutto ciò accade mentre da palazzo San Domenico non si sente volare una mosca. Ma dietro questo comunicato c’è molto di più: una vera scelta di campo sul futuro della manifestazione.
Il Consorzio respinge innanzitutto l’idea di recuperare il modello Eurochocolate legato all’esperienza di Eugenio Guarducci. Ricorda i costi sostenuti allora dal Comune e le condizioni che sarebbero state applicate ai produttori: prezzi compressi, conto vendita e pagamenti fino a 180 giorni. Il messaggio è netto: indietro non si torna. E qui viene da chiederse se eventualmente una scelta del genere starebbe in capo al Consorzio o alla politica. A noi verrebbe da rispondere con la seconda opzione.
Quanto al 2026, il Consorzio poi sostiene che non esistano più i tempi per organizzare un evento all’altezza. Il finanziamento regionale consentiva un solo differimento, già utilizzato a marzo. Da qui la richiesta alla Regione di trasferire, se possibile, il contributo al 2027. Non una rinuncia, sostiene il Consorzio, ma la scelta di evitare una manifestazione improvvisata pur di rispettare una scadenza. Ma anche in questo la domanda sorge spontanea: ma non si sapeva già l’anno scorso che la manifestazione andava organizzata? Cosa ha ostato affinchè non ci si mettesse subito di buzzo buono a lavorare alla organizzazione piuttosto che giungere all’ultimo mese con tutti questi tira e molla?
Per il prossimo anno poi il Consorzio ha annunciato la volontà di seguire un percorso condiviso con Comune, imprese, istituzioni e operatori del settore, oltre a una ricerca di mercato per servizi, allestimenti e comunicazione inerente la manifestazione.
Alle critiche che in questi giorni sono fioccate un pò ovunque, il Consorzio oppone soprattutto un numero: 24 milioni e 600 mila barrette IGP prodotte e commercializzate dal marzo 2019 al settembre 2026. È la cifra utilizzata per sostenere che la crescita del Cioccolato di Modica sia arrivata grazie alla certificazione e alle imprese, non attraverso format esterni. E viene ribadito un concetto: organizzare ChocoModica non è la missione primaria del Consorzio, chiamato invece a tutelare e promuovere la denominazione e forse questa è la presa di consapevolezza più importante che ammiriamo. Corretto, aggiungiamo noi, Il Consorzio infatti dovrebbe limitarsi a fare bene il proprio lavoro e non ad organizzare un evento di tale portata. E qui, c’è da spezzare una lancia proprio a favore del Consorzio. Se ciò in passato è avvenuto e con risultati molto modesti, la responsabilità è solo della politica che ha colmato attraverso il Consorzio una propria incapacità evidente.
Fin qui un confronto anche aspro, ma legittimo. Poi, però, nel finale torna un registro che il Consorzio sembra non riuscire ad abbandonare. Dice di non voler partecipare alle polemiche sui social, salvo precisare subito dopo che “i canali di comunicazione saranno comunque monitorati e presidiati con attenzione”, riservandosi eventuali iniziative a tutela della propria immagine. Naturalmente un Consorzio ha diritto di difendersi da notizie false o lesive. Ma ricordare puntualmente che social e comunicazione vengono “monitorati” finisce per assumere il sapore di un avvertimento preventivo: quasi un “attenzione a quello che scrivete”. E francamente questa chiosa finale la si poteva anche evitare. Non incute terrore a nessuno dei colleghi giornalisti che fanno bene il proprio lavoro, non induce a soprassedere circa critiche e denunce e soprattutto non serve perché questo atteggiamento finisce per alimentare una percezione che dovrebbe preoccupare lo stesso Consorzio: quella di un organismo che, anziché aprirsi alla città, sembra guardare con sospetto chiunque esprima una critica, dai giornalisti agli operatori, fino ai cittadini. E questo non aiuta nessuno, meno che mai il Cioccolato di Modica.
Un Consorzio di tutela dovrebbe essere percepito come una casa comune, non come una cittadella da difendere. Servono ascolto, confronto e soprattutto inclusività. Perché un’eccellenza che porta il nome di Modica non può appartenere soltanto a chi la produce o a chi istituzionalmente la tutela: deve riuscire a coinvolgere e rappresentare un’intera comunità. Ed è forse proprio su questo terreno che resta ancora molta strada da percorrere.
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