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L’emergenza cinghiali negli Iblei arriva all’Ars: “Non è più un problema ordinario, serve lo stato di emergenza”
12 Giu 2026 11:18
Non si tratta più soltanto di qualche avvistamento occasionale nelle campagne. Negli ultimi anni la presenza dei cinghiali negli Iblei è cresciuta fino a diventare una preoccupazione per agricoltori, allevatori e amministratori locali. Danni alle coltivazioni, recinzioni distrutte, incursioni sempre più frequenti nelle aree rurali e rischi per la sicurezza stradale stanno alimentando un allarme che interessa ormai gran parte del territorio compreso tra le province di Ragusa e Siracusa.
A confermare la gravità della situazione sono anche i recenti episodi registrati nell’area montana ragusana. Solo poche settimane fa, lungo la Strada Provinciale 62 nei pressi di Monterosso Almo, un’automobilista si è scontrata con un cinghiale sbucato improvvisamente sulla carreggiata. L’incidente, fortunatamente senza gravi conseguenze per la conducente, ha riacceso il dibattito su un fenomeno che da anni interessa i Monti Iblei e che continua a espandersi.
Le segnalazioni di branchi nelle campagne tra Monterosso Almo, Giarratana, Chiaramonte Gulfi, Palazzolo Acreide, Buccheri, Sortino e nella Valle dell’Anapo sono sempre più frequenti. Agricoltori e allevatori denunciano raccolti compromessi, terreni devastati e danni alle strutture aziendali, mentre cresce la preoccupazione per la possibile diffusione di malattie che potrebbero interessare anche gli allevamenti.
Nelle scorse settimane il sindaco di Palazzolo Acreide, Salvatore Gallo, aveva chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza regionale e nazionale, sostenendo che il fenomeno avesse ormai superato la capacità di risposta degli strumenti ordinari di contenimento. Adesso il tema approda ufficialmente all’Assemblea Regionale Siciliana con un’interrogazione presentata dal deputato regionale del Movimento 5 Stelle Carlo Gilistro e sottoscritta dall’intero gruppo parlamentare pentastellato.
Secondo Gilistro, “la proliferazione incontrollata dei suidi selvatici negli Iblei ha ormai assunto i contorni di una vera emergenza” e richiede “misure straordinarie per tutelare agricoltori e allevatori insieme a sicurezza pubblica e ambiente”. Nell’atto parlamentare vengono richiamati proprio i danni economici subiti dalle aziende agricole e zootecniche, i rischi per la circolazione stradale e le conseguenze sugli equilibri ambientali del territorio. Per il deputato regionale gli strumenti adottati finora non sarebbero sufficienti e servirebbe un intervento coordinato che coinvolga tutte le istituzioni competenti.
L’interrogazione chiede alla Regione Siciliana l’attivazione di misure straordinarie di contenimento, l’istituzione di un tavolo permanente di coordinamento tra enti, l’individuazione di risorse per il ristoro dei danni subiti dalle imprese agricole e la valutazione di una richiesta di stato di emergenza nazionale per le aree maggiormente colpite. Interessante anche la riflessione avanzata dallo stesso Gilistro sulla possibilità di guardare a modelli già adottati in altri Paesi europei, dove la presenza del cinghiale è stata inserita all’interno di una filiera economica regolamentata che comprende lavorazione delle carni, prodotti tipici e attività legate all’enogastronomia. Una prospettiva che, secondo il parlamentare, potrebbe trasformare almeno in parte un problema in una possibile opportunità per le aree montane degli Iblei.
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