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Metaniera russa affonda tra Malta e Libia: droni nel Mediterraneo, tensione in Sicilia
04 Mar 2026 21:03
Il Mediterraneo centrale torna ad accendersi. Una nave metaniera russa, l’Arktik Metagaz, è affondata tra la Libia e Malta dopo una serie di esplosioni seguite da un violento incendio. Un episodio che Mosca definisce un attacco deliberato e che rischia di aprire un nuovo fronte di tensione in un’area strategica a poche centinaia di chilometri dalle coste della Sicilia sud-orientale, e dunque non lontano anche dalla provincia di Ragusa.
Secondo quanto riferito dalle autorità libiche e ripreso dalla stampa internazionale, la nave – partita da Murmansk con un carico di gas naturale liquefatto – ha lanciato una richiesta di soccorso prima di essere completamente avvolta dalle fiamme. I trenta membri dell’equipaggio, tutti cittadini russi, sarebbero stati tratti in salvo grazie al coordinamento dei soccorsi maltesi e russi.
La versione del Cremlino è netta. Il ministero dei Trasporti russo sostiene che l’Arktik Metagaz sia stata colpita da droni navali ucraini partiti dalla costa libica. Mosca parla di «atto di terrorismo internazionale» e di «gravissima violazione del diritto internazionale del mare», puntando il dito contro Kiev e chiedendo una valutazione da parte della comunità internazionale. Al momento non risultano rivendicazioni ufficiali da parte ucraina.
L’area dell’affondamento è uno snodo cruciale delle rotte energetiche e commerciali che attraversano il Mediterraneo centrale. È lo stesso corridoio marittimo che intercetta i traffici diretti verso l’Europa meridionale e che, per posizione geografica, lambisce indirettamente anche la Sicilia. La provincia di Ragusa, affacciata su questo tratto di mare strategico, si trova lungo un asse marittimo che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente negli equilibri energetici e militari.
Il possibile utilizzo di droni navali rappresenterebbe un ulteriore salto di qualità nello scontro indiretto tra Russia e Ucraina, estendendo la tensione ben oltre il Mar Nero e portandola stabilmente nel cuore del Mediterraneo. Non solo guerra convenzionale, ma conflitto tecnologico, asimmetrico, capace di colpire infrastrutture e traffici civili.
Intanto, anche in Sicilia il clima si fa più teso. All’Assemblea regionale siciliana il Movimento 5 Stelle ha chiesto chiarimenti sul ruolo delle basi militari dell’Isola in uno scenario internazionale sempre più instabile, parlando apertamente di “venti di guerra”. La posizione geografica della Sicilia – tra Nord Africa, Malta e rotte energetiche – la rende inevitabilmente un punto sensibile in ogni evoluzione dello scacchiere mediterraneo.
Restano ancora molti interrogativi sulla dinamica dell’affondamento e sulle effettive responsabilità. Ma un elemento appare chiaro: il Mediterraneo centrale non è più soltanto un mare di transito commerciale. È tornato ad essere un teatro strategico, dove energia, sicurezza e politica internazionale si intrecciano in modo sempre più stretto. E ciò che accade tra Libia e Malta, oggi, riguarda da vicino anche le coste del Sud-Est siciliano.
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