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Stop Donnafugata, Civita Sicilia: “fulmine a ciel sereno”. Intanto il castello, oggi aperto per l’Immacolata, risulta chiuso su Google
08 Dic 2025 16:44
Dopo la decisione del Comune di Ragusa di bloccare la procedura del partenariato speciale pubblico-privato per il Castello di Donnafugata e per Palazzo Zacco, abbiamo chiesto a Civita Sicilia — proponente della migliore offerta secondo la Commissione valutatrice — di commentare l’esito.
La società, pur scegliendo per ora di non rilasciare dichiarazioni ufficiali, ha voluto chiarire alcuni aspetti rispondendo alla redazione di Ragusaoggi.it. Intanto, definisce la decisione “un fulmine a ciel sereno”. Anzi, proprio nei giorni scorsi avevano trasmesso a Palazzo dell’Aquila le proprie deduzioni tecniche nell’ambito della normale fase di trattativa negoziale.
Il punto di vista (non ufficiale) di Civita Sicilia
Innanzitutto fanno notare come nel corso degli ultimi mesi — durante le fasi più intense del dibattito politico — nessuno avesse sentito la necessità di chiedere il loro punto di vista, salvo farlo oggi, all’indomani della determinazione dirigenziale. Un aspetto che, dal loro punto di vista, appare quantomeno singolare.
Civita sottolinea inoltre che la scelta del Comune è stata vissuta come “un fulmine a ciel sereno”. Ad oggi, fanno sapere, non hanno ricevuto alcuna notifica ufficiale del provvedimento e sono venuti a conoscenza dell’esito tramite la stampa. Solo dopo la lettura completa degli atti e dei provvedimenti valuteranno se rilasciare una dichiarazione formale.
Inoltre ci confidano ufficiosamente che proprio nei giorni scorsi avevano trasmesso al Comune le loro deduzioni, nell’ambito della fase negoziale ancora in corso. Nulla, secondo loro, lasciava presagire uno stop così repentino. Per questo oggi preferiscono non commentare ulteriormente finché non avranno analizzato le carte.
Il nodo vero è la gestione del Castello, anche negli aspetti più semplici, oggi è aperto, ma online risulta chiuso! Visitatori disorientati.
Il dibattito politico rischia ancora una volta di oscurare un tema fondamentale: la gestione quotidiana del Castello di Donnafugata e del sistema museale cittadino.
Un esempio concreto arriva proprio oggi, 8 dicembre, come sottolinea un nostro lettore che ha scritto in redazione.
Un turista che consulta Google per conoscere gli orari di apertura del Castello trova indicato “chiuso”, essendo un lunedì. In realtà il Castello oggi era aperto. Nessuna informazione aggiornata, nessuna comunicazione tempestiva sui canali digitali più utilizzati dai visitatori, come appunto la scheda Google. Appena un post, ieri, sui social comunali.
Ecco un dato semplice, ma eloquente: bastava un clic per aggiornare gli orari sul pannello Google Business e intercettare più visitatori, più famiglie, più turisti. Non servivano investimenti straordinari, né procedure complesse: serviva solo una gestione dinamica, capace di reagire alle esigenze reali della fruizione del monumento.
Questo non è un rimprovero o un’accusa ma un dato strutturale: il settore pubblico, nelle condizioni attuali, non riesce a gestire in modo imprenditoriale un bene culturale così complesso.
Non per mancanza di volontà, ed anzi funzionari, dipendenti e volontari già operano con turni durissimi e risorse limitate, ma per mancanza di strumenti, tempo, e flessibilità.
Ed è proprio qui che si colloca il cuore della discussione sul partenariato: non nella “privatizzazione”, ma nell’innalzamento del livello di gestione, nella capacità di rendere il Castello un luogo vivo, accessibile, aggiornato, ben comunicato, promosso adeguatamente. Oltre gli sforzi, massimi, di quanto si sta già facendo.
La politica può dividersi quanto vuole, ma resta un fatto: senza una strategia moderna, che contempli anche competenze manageriali, il rischio è che le potenzialità del Castello restino enormemente sottoutilizzate, come dimostrano episodi apparentemente banali ma sostanziali.
Due narrazioni che non si incontrano
Lo stop alla procedura di partenariato pubblico-privato per il Castello di Donnafugata mette in evidenza uno scarto evidente tra la posizione dell’Amministrazione e quella delle opposizioni.
Da un lato il sindaco Peppe Cassì si pone su una motivazione strettamente tecnica: gli uffici, al termine di un percorso regolato e vigilato anche da una commissione esterna, non hanno riscontrato le condizioni minime per proseguire la trattativa.
Dall’altro, PD e Movimento 5 Stelle leggono l’esito amministrativo come la conferma politica delle proprie battaglie, attribuendo lo stop non tanto a criticità tecniche quanto alla presunta fragilità dell’impianto amministrativo con cui il percorso era stato avviato.
Il punto di vista del sindaco: “Iter corretto, ma mancano i presupposti tecnici”
Cassì sottolinea, con tono quasi notarile, che la procedura si è fermata perché la società non ha soddisfatto le richieste documentali su investimenti, manutenzioni e PEF.
Non un fallimento del modello pubblico-privato, né un ripensamento politico: bensì, dice l’Amministrazione, l’esito naturale di controlli rigorosi.
L’Amministrazione rivendica proprio questo: la dimostrazione che nessun automatismo, nessuna scorciatoia, nessuna volontà preconfezionata avrebbe condizionato l’iter.
Il messaggio è chiaro: non c’erano i presupposti tecnici per proseguire, quindi la procedura si ferma.
La lettura delle opposizioni: “Una vittoria politica, si confermano le nostre critiche”
Il PD e Movimento 5 Stelle, invece, interpretano lo stop come una conferma piena delle loro contestazioni, evidenziando ciò che definiscono un “percorso opaco”, “non sostenibile”, “poco trasparente” fin dalle origini.
Secondo questa narrazione, la decisione degli uffici sarebbe la prova che l’impostazione del partenariato fosse sbagliata in partenza, e che ora l’Amministrazione sia costretta a prenderne atto.
Si tratta, però, di una lettura che tende a sovrapporre giudizio politico e esito tecnico, non cogliendo fino in fondo il punto sollevato dagli uffici: la trattativa non si è fermata perché l’idea del partenariato fosse in sé criticabile, ma perché le condizioni richieste non sarebbero state soddisfatte dal proponente privato.
Due piani diversi, due risposte che non dialogano
La distanza tra le due posizioni nasce proprio da qui:
- per l’Amministrazione, la procedura si è arenata per mancanza di documentazione adeguata, non per motivazioni politiche;
- per l’opposizione, la debolezza della documentazione è la prova di una debolezza politica complessiva del progetto.
Le due narrazioni corrono su binari paralleli:
- Cassì difende l’idea del partenariato come strumento potenzialmente utile, pur riconoscendo che questa proposta non era all’altezza;
- l’opposizione, al contrario, vede nello stop la conferma definitiva che il partenariato fosse una scelta sbagliata in radice.
In realtà, ciò che emerge dalle carte della determinazione è che la ragione dello stop è strettamente amministrativa: il soggetto proponente non avrebbe prodotto ciò che gli era stato richiesto.
Il dibattito politico, invece, si concentra su ciò che questa vicenda simbolicamente rappresenta, e lo fa solo per un tornaconto elettorale. Mentre il problema della gestione resta!


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