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Mare cristallino ma niente Bandiera Blu: il paradosso di Ispica e Lipari. E l’appello alla FEE
15 Mag 2025 06:27
Il paradosso delle Bandiere Blu 2025: il mare pulito non basta più. Fuori Ispica e Lipari, tra ritardi, carte e dubbi.
Il mare è cristallino, i paesaggi incontaminati, l’attrattiva turistica consolidata. Eppure nel 2025 Ispica e Lipari restano escluse dall’elenco delle località premiate con la Bandiera Blu, il riconoscimento internazionale assegnato dalla Foundation for Environmental Education (FEE) alle spiagge che rispettano precisi standard ambientali e di qualità dei servizi.
Una decisione che fa discutere e lascia spazio a interrogativi. Perché località dove i dubbi sulla balneabilità sono legittimi (e talvolta anche certificati), quest’anno ottengono il riconoscimento, mentre realtà come Ispica, con Santa Maria del Focallo o le Isole Eolie, da sempre considerate tra i gioielli naturalistici del Mediterraneo, restano fuori.
A Ispica la questione sembra legata più alla burocrazia che alla qualità delle acque. Come si legge nelle dichiarazioni ufficiali, a determinare la bocciatura sarebbe stato un “ritardo nell’invio della documentazione da parte di Iblea Acque”. E’ questa l’accusa che fa il sindaco Innocenzo Leontini:
“Abbiamo rispettato tutti i criteri, ma l’assenza della documentazione tecnica relativa ai parametri idrici, che spettava all’ente gestore Iblea Acque, ha compromesso tutto. È un danno d’immagine per il territorio che, per responsabilità non nostre, viene penalizzato”. Nel nostro articolo CLICCA QUI PER LEGGERE ci chiediamo come sia possibile che Iblea Acque abbia rispettato i tempi per gli altri Comuni iblei e per Ispica, che tra l’altro proprio con Iblea Acque ha avviato una battaglia legale, non l’abbia fatto?
E se a far perdere la Bandiera Blu basta una pratica trasmessa fuori tempo massimo, la domanda è inevitabile: è giusto che l’inerzia burocratica prevalga sulla realtà del territorio?
Non va meglio a Lipari, dove l’esclusione riguarda spiagge di grande richiamo come Canneto, Acquacalda, Stromboli Piscità e le aree vulcaniche di Vulcano. Nessuna comunicazione ufficiale è ancora arrivata, e il sindaco Riccardo Gullo ha scelto una linea diplomatica, ma ferma: A Ragusaoggi.it dice: “Lasciamoli autonomi nelle loro decisioni. Per noi non è cambiato nulla: non è arrivata una petroliera a inquinare il mare di Lipari. Non enfatizziamo: sono riconoscimenti, a volte arrivano, altre no. Ma questo non cambia la qualità del nostro mare”.
Più critico il presidente di Federalberghi Isole Eolie, Christian Del Bono che a Ragusaoggi.it dice:
“Siamo rammaricati per l’esclusione dalle Bandiere Blu delle spiagge di Canneto, Acquacalda, Vulcano Gelso, Vulcano Acque Calde e Stromboli Piscità. Al momento non ci sono note le motivazioni che hanno portato a questa decisione e, secondo quanto ci risulta, anche il Comune di Lipari — responsabile della presentazione delle relative candidature — è in attesa di ricevere le comunicazioni ufficiali.
Siamo tuttavia convinti che la qualità delle acque del nostro arcipelago, così come i servizi balneari e le misure adottate in favore dell’ambiente, non abbiano subito alcun peggioramento. Continueremo a lavorare con impegno per promuovere la sostenibilità, la qualità e l’eccellenza dell’offerta turistica delle Isole Eolie.”
Le parole dei rappresentanti istituzionali e turistici sembrano convergere su un punto: se la Bandiera Blu è un’opportunità, essa non può diventare una punizione per chi sbaglia una scadenza o perde un passaggio burocratico, soprattutto quando i parametri ambientali restano eccellenti.
Per questo nasce un appello alla FEE: che si valuti l’ipotesi di misure correttive o sanatorie, laddove sia evidente che l’esclusione non dipende dalla qualità delle acque o dai servizi, ma da lacune documentali risolvibili. Un riconoscimento così rilevante sul piano dell’immagine e dell’economia turistica merita un sistema più aderente alla realtà e meno rigido sulle carte.
Perché la Bandiera Blu non può diventare una gara di scartoffie, mentre le onde continuano a infrangersi limpide su spiagge che restano, al di là di ogni bollino, veri patrimoni naturali.
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