Un Consultorio familiare più moderno, accessibile e vicino ai bisogni dei cittadini. Saranno inaugurati mercoledì 15 luglio, alle ore 11, i locali riqualificati del presidio di via Keplero 1 a Comiso, al termine di un intervento di ristrutturazione che ha consentito di migliorare gli spazi dedicati ai servizi territoriali rivolti a donne, coppie, famiglie e […]
DIAMO UN SEGUITO ALLA LETTERA DI MARIA ROSA VITALE
06 Ago 2011 18:44
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Mi chiedo, in un caldo pomeriggio d’estate che prelude al cambiamento di una stagione della vita, mentre assaggio una conserva di pomodoro seccato al sole poi tritato e conservato sott’olio, del perché nella mia terra, estremo lembo nel sud dell’Italia, ristorata dal sole che fa germogliare e crescere tante specie di vegetali alibili e non, non siamo mai riusciti a confezionare questa conserva. Ma come proprio noi che di pomodori ce ne intendiamo e che ne produciamo tanti.
A produrre le conserve sono invece ditte situate a centinaia di distanza dal nostro territorio dove non si coltivano pomodori.
Perché i nostri politici, i nostri dirigenti, i nostri programmatori, i nostri pensatori non si sono mai spesi per dare alla gente che abita la nostra terra la possibilità di produrre e commercializzare il pomodoro sott’olio.
Eppure non mancano: né materia prima, né tradizioni storico-culturali-gastronomiche depositarie di tecniche produttive affinatesi nel corso dei secoli.
Perchè i politici, i pensatori, i tecnici, allorquando nei piani regolatori bisognava indicare le aree da destinare all’industria e/o all’artigianato non hanno fatto presto per individuarle e per dotarle dei servizi necessari quali rete idriche e fognatura, illuminazione, viabilità, studiare business plan e invece hanno occupato il loro tempo a discutere a discutere ed ancora a discutere senza trovare mai soluzioni, forse si spendevano solo in chiacchiere per trovare il momento giusto per far calare quella o quell’atra soluzione favorevole all’amico di turno? Purtroppo a questo ci hanno abituato alcuni politici locali.
Quante “colpe” bisogna elencare per capire i motivi che mi costringono ad andare via dal mio territorio per trovare lavoro o per affermare le mie capacità; ma io non voglio andare via.
Dov’è quella tanto decantata sburocratizzazione nell’intraprendere un’attività produttiva? dove sono tutti quei decantati aiuti a favore dei giovani e dei meno giovani? Sono stati tutti solo aiuti promessi, gridati, e miseramente scomparsi subito dopo la chiusura delle urne elettorali?
Dov’è andata a finire quella facilitazione per l’accesso al finanziamento pubblico, dove sono quegli istituti di credito che credono nello sviluppo?
Dov’è finito quel controllo, di cui si diceva, sul mercati, sulle intermediazioni, dove è andata a finire tutta quella promozione fatta a Berlino o in altre capitali europee da tante amministrazioni provinciali e/o regionali, serviva solo per fare le gite? Se così non è, diteci se alle esposizioni sono seguiti degli studi che ci consentono di capire e quantizzare la ricaduta positiva di queste “missioni all’estero”, snocciolate i dati.
Quando oggi noi, nella patria dei primaticci, non riusciamo a mettere sul mercato una confezione di pomodoro secco.
Non è forse giunto il momento in cui quei politici, quei dirigenti che hanno “forse” cercato di sviluppare la nostra economia si mettano silenziosamente da parte perché hanno fallito un obiettivo e lascino spazio a chi ha idee innovative volte non allo sviluppo di interessi politici di gruppo o personali ma ad interessi generali. Siamo stanchi di non avere nulla, per favore per una volta non diteci stiamo facendo, verrà realizzato a breve.. ma incominciate a dire, appena avete realizzato qualcosa, “Abbiamo fatto, ora la società ne può godere i benefici”, si deve ritrovare un modo nuovo di approccio alla politica e/o alla dirigenza, bisogna vederla come servizio e non come affermazione personale, eppure Giorgio La Pira ce lo ha insegnato.
Non vogliamo tanto, ma vogliamo rimanere nel territorio dove siamo nati, dove i nostri avi sono vissuti, dove ci hanno lasciato i loro frutti, dove abbiamo i nostri ricordi.
E così, come fanno tanti in altre regioni, orgogliosamente rivendicarne l’appartenenza ad un territorio che per caratteristiche geo-morfologiche, di tradizione, di cultura e di risorse sicuramente non è inferiori ad altri.
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