UN BLACK OUT CHE RIPORTA INDIETRO NEL TEMPO

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La scorsa settimana un black out di circa cinquanta minuti ha interessato tutta la fascia costiera iblea, da Marina di Ragusa a Punta Secca.

Meno di un’ora senza energia, ma un improvviso salto nel tempo. Un salto che mi è stato suggerito dal più piccolo dei miei figli, un bambino di sette anni che ha letteralmente preso a piangere per il fatto che “non c’è la luce”, come si lamentava tra una lacrima e un singhiozzo. Non che i suoi tre fratelli più grandi fossero molto meno impressionati, anzi. Se per il piccolo la mancanza di energia era solo e soltanto il buio, per i più grandi era anche altro, era soprattutto la impossibilità di usare la PlayStation.

E dire che negli stessi posti, nella stessa Marina di Ragusa allora Mazzarelli, la mancanza di energia elettrica era la norma. Era la regola. Si viveva senza frigoriferi, e tramontato l’Astro si ricorreva ai lumi a petrolio, risparmiato ovviamente nelle serate di plenilunio. Come era, a pensarci, proprio la sera del recente blackout. Se la Luna è piena, c’è luce sufficiente per tutte le attività umane. Il fatto è che non ce ne accorgiamo nemmeno, perché comunque, con la luna piena o a falce, noi teniamo accese tutte le lampade che ci ricordiamo di accendere. Nelle case a ridosso del mare, a Marina come a Santa Barbara (chissà perché nessuno chiamo più con suo nome quelle case costruite a Punta di Mola dai Vigili del Fuco di sessanta anni fa), a Casuzze come a Caucana, le verande spente hanno dato la possibilità di osservare, ammirare, commuoversi con il satellite latteo.

Due su tutti i pensieri che tra gli altri, tutti nobili ma onirici, vengono in mente in casi come questi: oggi l’importanza dell’energia elettrica è tale che un veloce black out dimostra come potremmo ridurci in casi di prolungata assenza di energia (e non stiamo parlando delle palystation e delle lacrime dei miei figli), ma di tante attività che prima o poi andrebbero in malora; nelle sere di plenilunio, e anche limitatamente all’estate, le pubbliche amministrazioni potrebbero fare due cose, spegnere parte della pubblica illuminazione e, dopo aver sondato il terreno, invitare i propri cittadini a tenere spente le luci superflue, quantomeno quelle esterne alle case. Ne guadagneremmo in bolletta e in romanticismo (ma ricordiamoci che per avere Frank Sinistra in sottofondo, una radio o un lettore mp3 dovremo prima averlo “caricato”).

 

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