XXI Maratona di Ragusa, tra resistenza, paesaggio e carattere: trionfa El Haissoufi

Non è stata soltanto una maratona, ma un viaggio lungo l’anima dell’altopiano ibleo, un attraversamento fisico e simbolico di un territorio che alterna asprezze e bellezza, silenzi rurali e improvvise aperture monumentali. La XXI Maratona di Ragusa ha confermato anche quest’anno la propria identità: una prova tecnica, selettiva, capace di premiare non solo le gambe, ma soprattutto la testa.

A imporsi è stato Ismail El Haissoufi (A.S.D. Daunia Running), che ha chiuso i 42,195 km in 2h34’59”, mettendo subito le cose in chiaro e costruendo il successo chilometro dopo chilometro, con una condotta di gara solida e senza sbavature. Un tempo che pesa, soprattutto su un tracciato tutt’altro che banale.

Alle sue spalle Daniele Sammatrice (Pol. Uisp Santa Croce), secondo in 2h40’38”, autore di una prova generosa e intelligente, mentre completa il podio Sebastiano Foti (Catania Running Club) in 2h45’06”, interprete di una maratona di grande regolarità.

La top ten assoluta

A ridosso del podio troviamo Giuseppe Barraco (5 Torri Fiamme Cremisi, 2h49’27”), seguito da Sebastiano La Porta (Pol. Uisp Santa Croce, 2h54’21”). Sesto posto per Orazio Firrincielli (Pol. Atletica Vittoria, 2h54’55”), quindi Giovanni Di Stefano (2h58’58”), Giuseppe Paratore (2h59’42”), Giovanni Nicolosi (3h00’32”) e Matteo Torri (3h01’22”), a chiudere una top ten che racconta bene la profondità e il livello tecnico della gara.

Il percorso: una maratona che non regala nulla

La Maratona di Ragusa è iniziata con 5 km cittadini nella zona ovest, per poi aprirsi ai 32 km di campagna tra villaggi rurali e paesaggi scanditi dai celebri muretti a secco, autentica firma visiva dell’altopiano. Cilone e Tre Casuzze rappresentano uno dei passaggi più suggestivi, ma anche mentalmente delicati.

Nei primi 21 km non sono mancati tratti di sterrato (brevi, ma incisivi), mentre attorno al 24° km il tracciato si è ricongiunto con quello della StraRagusa, lambendo la periferia ovest e la rotatoria di viale delle Americhe. Da lì in avanti si attraversano Monachella, Cisternazzi e Fortugno, prima di entrare nella zona industriale e mineraria, tra pozzi di petrolio e le due gallerie dell’area A.B.C.D.: un tratto che spezza il ritmo e mette alla prova la concentrazione.

Dal 32° km la gara ha cambiato volto: una lunga discesa accompagna gli atleti verso il finale, fino all’ingresso nel centro storico superiore al 38° km, con il passaggio sul Ponte Vecchio, Piazza San Giovanni e poi giù, tra monumenti Unesco, verso Corso Mazzini. L’epilogo è stato crudele e affascinante allo stesso tempo: 300 metri di salita impegnativa in via XI Febbraio, su basole antiche e strade strette, prima del traguardo in Piazza Duomo, cuore pulsante della città.

Una maratona che racconta Ragusa

Definire il percorso “veloce” è corretto solo in parte: la prima metà è ondulata e nervosa, la seconda più scorrevole, ma l’ultimo chilometro presenta il conto. È una maratona che non si subisce, si interpreta. E chi arriva in Piazza Duomo, ha alzato le braccia non solo per aver vinto una gara, ma per aver attraversato una città e un paesaggio che non fanno sconti.

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