Un ambulatorio su quattro ruote per portare le cure direttamente dove c’è più bisogno. È stato consegnato all’Asp di Ragusa il nuovo motorhome odontoiatrico acquistato nell’ambito del PNES, il Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027, con l’obiettivo di ridurre le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per le fasce più vulnerabili della popolazione. La consegna […]
Una nuova ricerca rivela il legame tra Alzheimer e alterazioni intestinali
03 Feb 2025 12:49
Uno studio innovativo, guidato dall’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Nanotec) in collaborazione con l’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble e l’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, ha permesso di osservare dettagliatamente le alterazioni strutturali e morfologiche provocate dalla malattia di Alzheimer nell’intestino di modelli animali.
Utilizzando la nano- e micro-tomografia a raggi X a contrasto di fase (XPCT), i ricercatori hanno ottenuto immagini tridimensionali dell’intestino con una risoluzione senza precedenti, rivelando modifiche a livello cellulare mai osservate prima. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances, rappresenta un passo significativo nello studio del legame diretto tra l’Alzheimer e le alterazioni morfologiche intestinali.
“La ricerca si concentra sull’asse intestino-cervello, un sistema di comunicazione bidirezionale tra questi due organi”, spiega Alessia Cedola, ricercatrice Cnr-Nanotec e corresponding author dello studio. “Recenti studi hanno dimostrato che la disfunzione di questo asse può essere collegata a disturbi neurologici, incluso l’Alzheimer”.
Uno dei fattori chiave individuati è il microbiota intestinale, ovvero l’insieme di microrganismi presenti nell’intestino. Come sottolinea Francesca Palermo, ricercatrice Cnr-Nanotec, la disbiosi, ovvero lo squilibrio nella composizione del microbiota, può portare alla produzione di metaboliti tossici che favoriscono infiammazione e alterazioni delle barriere tra intestino e cervello, contribuendo così alla progressione della malattia.
Il team di ricerca, che include anche Claudia Balducci dell’Istituto Mario Negri, proseguirà lo studio del sistema nervoso enterico per comprendere meglio il suo ruolo nella patologia e individuare nuovi bersagli terapeutici.
© Riproduzione riservata