Hantavirus, cosa sappiamo davvero sul virus del focolaio sulla nave MV Hondius: qual è il rischio in Italia

Il focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius ha riacceso l’attenzione internazionale su un’infezione rara ma potenzialmente grave. A far scattare l’allerta è stata la segnalazione dell’Organizzazione mondiale della sanità relativa a una serie di casi respiratori severi comparsi tra passeggeri e membri dell’equipaggio durante la navigazione nell’Atlantico. Secondo gli ultimi aggiornamenti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), i casi identificati sono sette, con tre decessi confermati.

Il virus coinvolto è l’Andes virus, una particolare variante di hantavirus presente soprattutto in Sud America e nota perché, a differenza degli altri ceppi conosciuti, può trasmettersi anche da persona a persona in presenza di contatti molto stretti e prolungati.

Cosa sono gli hantavirus

Gli hantavirus sono virus trasmessi dai roditori, che rappresentano il loro serbatoio naturale. L’uomo può infettarsi accidentalmente entrando in contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti oppure respirando particelle contaminate disperse nell’aria, soprattutto in ambienti chiusi o poco ventilati.

A seconda dell’area geografica e del tipo di virus, l’infezione può provocare malattie differenti. In Europa e Asia gli hantavirus sono più frequentemente associati alla febbre emorragica con sindrome renale, mentre nelle Americhe possono causare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una forma molto più aggressiva che colpisce polmoni e cuore. È proprio questa la sindrome provocata dall’Andes virus.

Le infezioni restano comunque rare. Secondo i dati europei, nel 2023 sono stati registrati 1.885 casi nell’Unione europea, il numero più basso degli ultimi anni.

Come si trasmette il virus

La principale modalità di contagio resta il contatto con roditori infetti o con ambienti contaminati. Il rischio aumenta durante la pulizia di cantine, magazzini, rifugi, capanni o edifici chiusi da tempo, soprattutto se infestati da topi o ratti.

Gli esperti spiegano che il virus può essere inalato attraverso polvere contaminata da escrementi o urine secche dei roditori. Per questo viene sconsigliato spazzare o aspirare a secco ambienti infestati.

L’Andes virus rappresenta però un’eccezione importante: è l’unico hantavirus per cui sia stata documentata una limitata trasmissione interumana. Tuttavia, secondo l’Ecdc, il contagio tra persone richiede contatti ravvicinati e prolungati e non avviene facilmente come accade con virus respiratori altamente contagiosi.

I sintomi dell’infezione

La malattia può iniziare con sintomi molto simili a quelli influenzali: febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, brividi e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito o diarrea.

Nei casi più gravi, però, la situazione può peggiorare rapidamente con insufficienza respiratoria, difficoltà a respirare e abbassamento della pressione arteriosa. È questa la fase più pericolosa della sindrome cardiopolmonare da hantavirus.

Il periodo di incubazione varia generalmente da una a otto settimane dall’esposizione. Attualmente non esistono vaccini né antivirali specifici autorizzati contro l’infezione. Le cure sono di supporto e puntano soprattutto a gestire tempestivamente le complicanze respiratorie e cardiache.

Qual è il reale rischio in Italia

Ad oggi non risultano casi umani confermati di Andes virus in Italia. Ed è proprio questo uno degli elementi che gli esperti considerano rassicuranti.

Secondo l’Ecdc, il rischio per la popolazione generale europea resta “molto basso”. Le autorità sanitarie sottolineano infatti che il virus non si trasmette facilmente tra persone e che in Europa non è presente il roditore che costituisce il principale serbatoio naturale dell’Andes virus sudamericano.

Questo significa che, anche nell’ipotesi di casi importati, è considerata improbabile una diffusione stabile del virus sul territorio europeo e italiano.

In Italia esistono comunque roditori che possono ospitare altri tipi di hantavirus europei, ma si tratta di ceppi differenti da quello coinvolto nel focolaio della MV Hondius. I casi europei, pur presenti ogni anno soprattutto nel Nord e nell’Est del continente, restano sporadici e legati quasi sempre a contatti ambientali specifici.

Gli esperti escludono quindi scenari pandemici simili a quelli vissuti con il Covid-19. Lo stesso Ecdc ribadisce che eventuali trasmissioni resterebbero probabilmente limitate e circoscritte.

Come proteggersi

La prevenzione si basa soprattutto sulla riduzione del contatto con roditori e ambienti contaminati. Tra le principali misure raccomandate ci sono:

  • conservare correttamente alimenti e rifiuti;
  • chiudere crepe e aperture negli edifici;
  • evitare accumuli di polvere in ambienti infestati;
  • non spazzare o aspirare a secco escrementi di roditori;
  • utilizzare detergenti o disinfettanti prima della pulizia;
  • lavarsi accuratamente le mani dopo attività a rischio.

Nel caso specifico dell’Andes virus, valgono anche le normali precauzioni contro le infezioni respiratorie, soprattutto in presenza di sintomi sospetti o contatti stretti con persone malate.

Le autorità sanitarie europee continuano intanto a monitorare il focolaio della MV Hondius, ma al momento il messaggio resta chiaro: attenzione alta, ma nessun allarme per la popolazione italiana.

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