Con i 4 milioni dell'emendamento Abbate il Servizio psichiatrico si sposterà da Scicli al Maggiore-Baglieri; previsti anche il completamento del Padiglione B e nuovi parcheggi.
Una fiaccolata a 30 anni dalle stragi di mafia, ricordando Falcone, Borsellino ma anche Daouda Diane, scomparso ad Acate
20 Lug 2022 06:45
LA RIFLESSIONE DI LIBERA RAGUSA
Sono passati 30 anni dal 1992, dall’anno che ha visto i più forti e tragici attacchi alla nostra convivenza civile e democratica da parte della barbarie del potere mafioso, da parte dei cultori della prepotenza e della sopraffazione. 30 anni fa, lo sgomento iniziale ha fatto seguito ad una reazione emotiva e spontanea, la più bella e pura reazione che la nostra società ricordi. Migliaia di persone in piazza, l’abbraccio spontaneo e collettivo ai caduti di via d’Amelio, un fiume di gente a gridare “fuori la mafia dallo Stato”. E poi lenzuoli bianchi ai balconi, l’organizzazione della società civile, la nascita delle associazioni antiracket e antimafia. E infine Libera, l’importanza di fare rete, di coltivare la memoria e l’impegno. Il 23 maggio Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio, il 19 luglio Paolo, Emanuela, Vincenzo, Walter, Claudio, Agostino, e poi la giovanissima Rita, che ha scelto di lasciare questo mondo pensando che i prepotenti avessero vinto. “Vi hanno sepolti, non sapevano che eravate semi”, una delle più belle frasi dedicate a loro. E se ancora dopo 30 anni siamo qui a ricordarli, se ancora cerchiamo di far luce sulla strage di via d’Amelio nonostante i numerosi depistaggi a diversi livelli, che adombrano il terribile sospetto di complicità istituzionali, se ancora ci emozioniamo a vedere i loro volti puliti e ci commuoviamo a pensare al loro sacrificio, è perché vogliamo che le piante germogliate da questi semi sepolti allora continuino a crescere, e si trasformino in una grande foresta di civiltà capace di cancellare, una volta per tutte, il deserto valoriale della cultura mafiosa, e consentire alle nostre terre di assaporare finalmente quel “fresco profumo di libertà” che Paolo Borsellino evocava a proposito di chi non si inchina ai compromessi morali.
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