Suolo, Ragusa resta la provincia più consumata di Sicilia: altri 126 ettari in un anno

Suolo, Ragusa resta la provincia più consumata di Sicilia: altri 126 ettari in un anno

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In un solo anno, in provincia di Ragusa, sono stati consumati altri 126 ettari di terreno. Per avere un’idea delle dimensioni, equivalgono a circa 176 campi da calcio regolamentari. Sono stati costruiti palazzi, strade, capannoni e altro, perché nel calcolo rientrano anche superfici trasformate temporaneamente. È quanto emerge dal rapporto 2026 dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ogni anno misura il consumo di suolo in Italia.

La provincia di Ragusa continua a essere quella con la maggiore percentuale di territorio consumato in Sicilia: il 10,62%, corrispondente a 17.119 ettari. Non è una novità: RagusaOggi lo aveva già documentato diverse volte. I dati più recenti confermano quel primato.

La novità è soprattutto un’altra: il consumo di suolo continua, ma non avanza allo stesso ritmo in tutti i comuni.

Cosa significa consumare suolo

Quando un terreno agricolo viene occupato da una strada, da un edificio o da un piazzale, perde almeno una parte delle sue funzioni naturali. Un suolo non coperto da materiali impermeabili può assorbire l’acqua piovana, ospitare vegetazione e contribuire a contenere le temperature. Quando viene asfaltato o cementificato, queste capacità si riducono drasticamente.

Ispra misura un fenomeno più ampio della sola cementificazione. Nel consumo di suolo rientrano anche cantieri, superfici sterrate destinate a determinati utilizzi e impianti fotovoltaici a terra. Alcune trasformazioni possono essere reversibili: altre sono destinate a durare per decenni.

È per questo che occorre distinguere il consumo lordo, cioè le nuove superfici artificializzate, dal consumo netto, che tiene conto anche delle superfici eventualmente recuperate. Nessuno dei due indicatori, preso isolatamente, dice quanta parte del terreno sia stata coperta definitivamente da cemento o asfalto.

Perché Chiaramonte Gulfi merita un approfondimento

Tra il 2024 e il 2025 il comune di Ragusa ha registrato 38,66 ettari di nuovo consumo lordo, contro i 27,89 dell’anno precedente. A Modica si è passati da 13,49 a 27,18 ettari: praticamente il doppio.

Ma il cambiamento più marcato si registra a Chiaramonte Gulfi, dove il consumo è passato da 1,98 a 25,13 ettari in un anno. Quasi tredici volte tanto. È un incremento notevole per un comune di dimensioni relativamente contenute. Ed è proprio qui che il rapporto statistico lascia aperta la domanda più interessante: che cosa è stato realizzato su quei terreni? La risposta non si trova nella semplice graduatoria comunale. Insieme, i tre comuni di Ragusa, Modica e Chiaramonte Gulfi concentrano quasi 91 ettari, oltre il 72% del nuovo consumo provinciale.

Altrove la situazione è differente. Vittoria registra 10,98 ettari e Acate 8,48. A Santa Croce Camerina, invece, il consumo lordo scende dai 22,16 ettari dell’anno precedente a 1,58. Una variazione così ampia dimostra quanto i dati annuali possano dipendere anche da singoli interventi di grandi dimensioni.

Il ruolo degli impianti fotovoltaici

C’è un altro elemento che aiuta a capire i numeri. Nel 2025 la Sicilia ha registrato 1.619 ettari di nuovo consumo lordo, ma escludendo gli impianti fotovoltaici a terra il valore scende a circa 760 ettari. Non è detto che un impianto fotovoltaico abbia lo stesso impatto di un edificio o di una strada: la classificazione Ispra registra la trasformazione della copertura del terreno, mentre gli effetti ambientali dipendono anche da come l’impianto è realizzato e gestito. Nel Ragusano il peso del fotovoltaico a terra sul nuovo consumo risulta molto più contenuto: escludendolo, rimangono circa 121 ettari rispetto ai 126 complessivi.

Il terreno già trasformato

Il rapporto Ispra non si limita a misurare il nuovo consumo. Individua anche superfici che potrebbero essere interessate da interventi di ripristino degli spazi verdi urbani. In provincia di Ragusa il potenziale stimato è di circa 1.052 ettari. Di questi, soltanto 89 ettari circa ricadono in aree prevalentemente pubbliche; la parte maggiore riguarda superfici prevalentemente private.

Non sono ettari che possono automaticamente diventare parchi o giardini. Si tratta di una stima delle possibilità di recupero, non di un elenco di terreni disponibili né di progetti finanziati. Il punto è che il consumo di nuovo terreno e il recupero di quello già trasformato sono due processi distinti. Il primo viene misurato ogni anno; il secondo richiede decisioni e interventi che non possono essere dedotti dalle sole statistiche.

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