TAVOLO UNITARIO PER IL NUOVO CENTRO SINISTRA

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Si intitola “Istantanee sulla Sicilia” l’ultima indagine di Eurispes Sicilia svolta sul territorio siciliano. Un titolo che fa pensare a polaroid di vacanze, di luoghi paradisiaci, di tradizioni e feste. Mentre la realtà che scaturisce dalla lettura del dossier è ben più scura: povertà, disoccupazione, università che si svuotano, beni culturali abbandonati. E tutto per decenni di “scelte di programmazione economica ‘calate dall’alto'” e “attori e percorsi politici segnati da una deriva leaderistica e autoreferenziale.
L’indagine  sulle potenzialità e sulle criticità del territorio è stata svolta prendendo in esame, come indicatori, economia, lavoro, popolazione, cultura, trasporti e sicurezza.
“Lo sviluppo dell’Isola– si legge  sul dossier- è legato alla valorizzazione delle vocazioni e delle potenzialità territoriali: imprescindibile il potenziamento delle infrastrutture nei trasporti e quello di reti fisiche e immateriali. Solo così si possono attrarre risorse esterne”. Intanto, però, i dati parlano chiaro.
In termini di Prodotto interno lordo pro capite la Sicilia si colloca in quartultima posizione nella graduatoria nazionale, con un valore pari a 17mila euro per abitante, in linea con il dato della macro-area del Mezzogiorno (17,6mila), ma ben distante dalla prima regione del Sud Italia, l’Abruzzo, che registra un valore di oltre 23mila euro, nonché dalla media nazionale di 26,5 mila euro. 
Gli indicatori di povertà, in particolare, disegnano un Paese in cui sono ancora presenti delle profonde sacche di criticità, di cui il Meridione vanta il triste primato:  infatti, su un milione e 470mila famiglie in stato di povertà assoluta nel Paese, ben il 47,9%, ovvero 704mila famiglie, appartengono al Sud Italia, per un totale di quasi 2 milioni di individui, laddove al Nord e al Centro le percentuali si fermano al 35% e al 17,1%.. 
Poco incoraggiante appare anche la situazione generale delle Università siciliane. Stando ai dati del rapporto Res 2016, sono quasi un terzo gli studenti e cinquantamila i laureati che abbandonano le Università siciliane in favore degli atenei del Centro e del Nord Italia: un vero e proprio esodo. Le ragioni sono le poche borse di studio, i servizi scarsi, la burocrazia lenta. In tre anni (2012-2014) le immatricolazioni sono calate del 20%. Anche chi rimane in Sicilia per i primi tre anni di Università spesso va poi a specializzarsi altrove. Cresce anche il numero dei laureati specializzati che emigrano, raggiungendo la percentuale del 26%.
Una conferma proviene dagli ultimi due bilanci di Inps Sicilia: l’Isola ha il più alto indice di povertà del Paese, è quasi al 52% nel 2016, e, dunque, una persona su due vive sotto la soglia di povertà assoluta, è in forte deprivazione o a grave rischio di esclusione sociale.
. Nessuna forza politica pone più al suo centro la questione del lavoro. Ma proprio la globalizzazione la fa riemergere drammaticamente in nuove aree del mondo ove si estende la civiltà industriale e le sue logiche di sfruttamento. Ma essa si ripropone anche nelle aree sviluppate dove c’è un attacco generalizzato ai diritti conquistati, alla certezza delle condizioni lavorative e allo stato sociale . Questa dinamica va affrontata sia esaminando i fenomeni di nuovo sfruttamento materiale che ci sono e sono gravissimi – come dimostra in Italia la caduta della quota di ricchezza destinata al salario, il blocco o l’arretramento delle retribuzioni – sia vedendo i fenomeni nuovi che i mutamenti produttivi portano con sé.
Nel mondo meno sviluppato sono negati i diritti elementari e i salari sono da fame. Nel mondo sviluppato, la tendenza è a contrastare o a cancellare i diritti acquisiti, a generalizzare la precarizzazione, a trattenere a vantaggio del profitto tutti gli aumenti di produttività.  In ogni caso deve essere affermato il principio che l’ultima parola sui contratti di lavoro spetta ai lavoratori stessi.
Il lavoro, la cultura, la libertà di informazione, il rispetto delle diversità, l’equità sociale sono pilastri portanti dell’ideologia di Sinistra di cui oggi più che mai il nostro Paese ha bisogno. L’esperienza della sinistra moderata in Europa è giunta ad un suo limite. Il declino elettorale in molti paesi ha testimoniato l’esaurirsi di una politica e di un ruolo.
L’accettazione di una funzione di governo del tutto interna alle politiche del liberismo e persino alle idee neoconservatrici , la rinuncia a qualsiasi pensiero sospetto di alternativismo, la scelta della “governabilità” anche al posto del “buon governo”, l’appoggio ad una Costituzione europea arretrata e conservatrice ha determinato il progressivo slittamento verso il centro, e l’appannamento o lo smarrimento della propria originaria ragion d’essere.
L’orientamento neocentrista, ormai guidato da quel gruppo sociale che viene definito “borghesia illuminata”, va capito. Esso rispecchia quello di una parte rilevante di ceti che ritengono di aver trovato una propria collocazione accettabile o soddisfacente nella società ma considera sbagliato o impossibile difenderla con politiche che tendano ad uno scontro aperto e che nulla hanno a che vedere con i valori e i principi della vera Sinistra ..
 Le sinistre alternative sociali e politiche hanno partecipato a produrre movimenti importanti (pace, democrazia, lavoro), ma non generano una visione ideale e politica capace di invertire la tendenza alla diaspora. La crisi di queste sinistre è altrettanto grave di quella delle sinistre moderate e per certi aspetti più profonda.
All’origine sono difetti speculari a quelli della sinistra moderata. All’accettazione passiva del modello vincente si oppone un diniego che non sempre è capace di leggere la profondità della crisi e allo stesso tempo i limiti imposti dalla realtà  stessa. Alla volontà alternativistica non si accompagna la visione di un fondamento diverso da quello che regge il modello attuale e di politiche che vi corrispondano. Le sinistre in vario modo alternative  hanno finora espresso così esigenze e soluzioni parziali piuttosto che un indirizzo politico d’insieme.. . E’ necessaria una sinistra che voglia essere nuova per il suo modo di pensare la realtà e di proporre soluzioni , deve sapere che il suo vero banco di prova è nel suo modo di essere concreto, nel suo funzionamento, nella pratica politica che è capace di agire, riuscendo a valorizzare le competenze e le risorse della gente. Deve essere capace di incarnare un’idea alta di politica, come attività volontaria, sospinta da ragioni ideali e morali forti. Il tanto decantato cambiamento non ha prodotto maggiore partecipazione del cittadino anzi, ha realizzato un accentramento del potere e la costituzione di gruppi dirigenti che non coincidono con gli eletti dal popolo. Pressocchè impossibile è divenuta la possibilità di apportare modifiche alle decisioni assunte da maggioranze specie se sostenute preventivamente dai mezzi di comunicazioni amici. I cittadini si sono mutati in fans o spettatori piuttosto che partecipanti attivi. Dunque come hanno dimostrato  la nascita e lo sviluppo di movimenti di massa , di associazioni,  molto, moltissimo può essere fatto attraverso l’attività consapevole di base, attraverso la rete, attraverso la miriade di associazioni in cui nasce un nuovo protagonismo politico. E’ dai territori che parte l’urlo silenzioso di pensare a creare un nuovo soggetto che abbia un modo diverso di fare Politica. Essa ha a che fare, per ciò che attiene alla partecipazione con i sentimenti, con le scelte morali, con le scelte competenti e di merito e non con meri interessi personali e clientelari.

 Una forza politica nuova di sinistra può nascere solo da una pluralità di soggetti ognuno dei quali sia mosso dal convincimento che l’attuale diaspora delle forze alternative può e deve essere superata dalla volontà non tanto di guardare ai difetti del vicino ma a ciò che in ciascun partito o gruppo o associazione fa ostacolo ad un riconoscersi e ad un ritrovarsi. Ciò che occorre non è una vecchia concezione dell’unità fondata sul verticismo e sul burocratismo. E’ possibile, guardando anche alle forme democratiche dei movimenti, pensare ad uno stare insieme in cui nessuno debba negare se stesso. E nella riflessione è essenziale, non formale, un’attenzione alle regole: il discredito della politica viene spesso anche dai politici, dall’assenza di doveri e di rendiconti cui è approdato un sistema che ha troppo a che fare con gli interessi di ceto. E’ possibile invertire questo discredito poiché molte sono le esperienze positive, fatte di disinteresse, di lavoro per la collettività e per gli altri. Ma allora la politica bisogna andarla a cercare anche nelle associazioni di scopo. Chi pensa all’agire concreto sa che il suo medesimo risultato penosamente cercato può essere spazzato via da una decisione politica di questo o quel livello. Dunque, non si può delegare all’infinito, ma occorre agire nel politico oltre che nel sociale.
L’idea di una costituente si scontrerà sempre con il timore della perdita delle identità faticosamente ricercate e scoperte nei difficili percorsi delle esperienze volontarie comuni a ciascun gruppo, associazione, partito, pezzo di movimento. Ma un processo di incontro è necessario: altrimenti non sarebbe iniziato neppure sul programma. Quanto più ritarderà il nascere di un’intesa politica tra le forze che si dichiarano per la pace, per una alternativa al liberismo, per una democrazia forte e rinnovata, e dunque il sorgere di un soggetto politico nuovo, tanto più sarà difficile la rinascita della speranza nei molti che l’hanno perduta.
La Sicilia, l’Italia e l’Europa  hanno bisogno di un gruppo di dirigenti che sia in grado di costruire un nuovo soggetto politico che a sua volta sappia UNIRE il popolo italiano, perché la battaglia che si ha di fronte non può essere combattuta in ordine sparso. Unire il popolo italiano significa prima di tutto creare un’alleanza tra i diversi gruppi di lavoratori dipendenti,  autonomi, e PMI. Su questo terreno forse solo la sinistra potrebbe essere in grado di costruire veramente un discorso unitario ed unificante, che prenda le mosse dai valori storici della Sinistra, dai valori berlingueriani troppe volte citati e mai presi sul serio. Il nuovo soggetto dovrebbe provare a riaprire una prospettiva progressiva e di centrosinistra in tutti i luoghi in cui è concretamente possibile. Lo dovrà fare chiaramente in tutti i Comuni in cui il progetto renziano di un riposizionamento verso il centro destra verrà accettato e praticato. Servirà una sinistra popolare nel suo radicamento sociale, patriottica per la sua capacità di rappresentare in chiave non regressiva i bisogni profondi della nostra comunità nazionale, di governo per il segno della sua cultura politica.
Un soggetto politico che abbia l’obiettivo di ricomporre la sinistra e ricucire quella frattura del mondo operaio che caratterizzò l’inizio del secolo scorso. Una proposta politica che parte da un forte radicamento nel mondo del lavoro aperto alle tematiche della contemporaneità: ambiente, pace, democrazia, femminismo, solidarietà diritti.
Proprio per questo diventa una proposta forte che non mira unicamente alle tradizioni, ma che si installa profondamente nella prospettiva culturale e democratica. Al tempo stesso una proposta che non rimane relegata nell’ambito nazionale, ma che punta lo scenario politico verso il mondo europeo. Un luogo di ispirazione socialista nel quale si vivano i valori berlingueriani in un ruolo da protagonista e in  una visione

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