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Ryanair torna a Trapani, ma non a Comiso: lo scalo ibleo resta in difficoltà. Intanto a terra un aereo Easyjet per Milano
07 Gen 2026 14:44
Ryanair riapre ufficialmente la sua base all’aeroporto di Trapani-Birgi dopo otto anni di assenza mentre a Comiso la sensazione è quella di essere ancora una volta ai margini delle scelte strategiche regionali. Una ripartenza, quella trapanese, salutata con entusiasmo dal presidente della Regione Renato Schifani, che ha rivendicato l’abolizione dell’addizionale municipale sui biglietti aerei come leva per rendere più competitivi gli scali minori siciliani.
“Un risultato, quello di Trapani, che nasce da una scelta chiara del mio governo: l’abolizione dell’addizionale municipale sui biglietti aerei per gli aeroporti minori come Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria”, afferma il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, che parla di una tassa che gravava sulle compagnie e “che abbiamo eliminato per rendere gli scali piu’ competitivi, aumentare i voli, sostenere il turismo e creare occupazione. Con nuovi aeromobili in base e piu’ collegamenti nazionali e internazionali, Trapani torna al centro delle rotte europee”.
Una misura che, almeno sulla carta, riguarda anche Comiso. Nei fatti, però, il divario tra i due aeroporti continua ad allargarsi. I numeri parlano chiaro: a Trapani vengono destinati fondi quasi tripli rispetto a quelli assegnati allo scalo comisano, e il ritorno di Ryanair ne è la dimostrazione più evidente. Comiso, invece, resta in attesa.
Eppure negli ultimi mesi aveva mostrato segnali incoraggianti: la continuità territoriale su Roma e Milano ha garantito collegamenti fondamentali per cittadini, studenti e lavoratori; il periodo natalizio ha visto una discreta offerta di voli, anche grazie ad Aeroitalia e ad altre compagnie, dimostrando che una domanda reale esiste e può crescere.
È proprio per questo che oggi appare difficile da comprendere perché lo scalo ibleo continui a non essere considerato una priorità. Parlare di rilancio dell’aeroporto di Comiso senza un deciso rafforzamento del traffico passeggeri rischia di restare un esercizio teorico. Anche perché, nel frattempo, si continua a puntare sul progetto Cargo, spesso evocato come soluzione strategica, nonostante diversi studi economici abbiano evidenziato criticità strutturali, limiti infrastrutturali e una sostenibilità tutta da dimostrare nel breve e medio periodo.
Il confronto con Trapani diventa quindi inevitabile: da una parte una base Ryanair che riapre, nuovi aeromobili, collegamenti nazionali e internazionali; dall’altra uno scalo che ha dimostrato di poter funzionare sul fronte passeggeri, ma che resta in una sorta di limbo decisionale. Una disparità che non aiuta certo il rilancio di Comiso e che rischia di vanificare gli sforzi fatti negli ultimi anni.
A rendere ancora più evidente la fragilità del sistema aeroportuale siciliano, stamani si sono aggiunti i disagi all’aeroporto di Catania, dove un guasto a un aeromobile EasyJet ha causato la cancellazione del collegamento per Milano. Passeggeri bloccati a terra, coincidenze perse, impegni saltati: tra questi anche studenti universitari che rischiavano di non arrivare in tempo per sostenere esami programmati da mesi. Un episodio che riaccende i riflettori sulla necessità di una rete aeroportuale regionale più equilibrata e meno concentrata su pochi scali.
Comiso potrebbe essere parte della soluzione, non del problema. Ma per farlo servono scelte politiche chiare, investimenti proporzionati e una strategia che guardi ai bisogni reali del territorio. Continuare a parlare di competitività degli aeroporti minori senza garantire pari attenzione e opportunità rischia di lasciare Comiso ancora una volta in attesa, mentre altrove si decolla.

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