PROVINCE E TURISMO IN ALTO MARE

Come per un barcone di disperati, dubbi sull’approdo e incertezza per il futuro.

Espropriati ormai delle grandi decisioni per la progressiva emarginazione della classe politica locale, considerata ormai solo come numero per costituire maggioranza in votazione, ci restano poche cose su cui poter intervenire. Su grandi problematiche come infrastrutture, sanità, scuola, ambiente, acqua pubblica, energie alternative, beni culturali, le scelte, ogni giorno di più vengono calate dall’alto e ci ritroviamo obbligati anche in cose che non ci vanno giù, una volta perché lo impone lo stato, una volta perché lo impone la regione, il più delle volte perché non ci sono soldi e non si può fare diversamente.

Unica possibilità per ribellarsi ad uno stato di cose che va sempre a peggiorare sarebbe la protesta popolare organizzata, ma, come si è visto spesso in passato, da noi le proteste durano un giorno o due, non paralizzano nulla, soprattutto dell’apparato statale, tutto continua come prima.

Provate a bloccare le strade, provate a impedire che la gente possa raggiungere i posti di lavoro, occupate le scuole e gli uffici, i risultati verrebbero fuori e subito. Invece finchè la barca va…lasciamola andare.

Ieri è venuta a Scicli l’Assessore agli Enti Locali della Regione Siciliana, ufficialmente per dare vita a quella concertazione svenduta per indispensabile requisito poter arrivare alla riforma delle province. In realtà, forse per il candido vestito bianco che indossava Patrizia Valenti ha rivestito il ruolo dell’infermiera venuta a elargire la dose di chemioterapico necessaria per tentare di guarire la malattia, che servirà, in ogni caso, per alleviare il trapasso.

Più che mettersi, Lei stessa, nelle mani degli umori del parlamento siciliano, non ha fatto intravedere, per il resto è emerso il quadro desolante di una classe politica locale che non ha saputo fare di meglio che piangere per l’esiguità di risorse disponibili, nessuna proposta concreta di modifiche al disegno di legge, se non l’auspicio che tutto rimanga come prima, con l’anelito malcelato, anzi più volte espresso, di un ritorno alle elezioni per gli organi provinciali.

Eppure non ci possono essere persone che meglio dei politici siano consapevoli dell’inderogabile esigenza di  provvedere, in un modo o nell’altro, ad un serio programma di revisione della spesa.

Ma si tace perché a molti non conviene parlare: durante l’incontro sono emersi due particolari di fronte a cui nessuno ha osato sollevarsi, perché di sollevarsi si trattava.

Uno è emerso per bocca dell’Assessore che, per rafforzare la sua tesi di necessaria nuova strutturazione del territorio, citava la sua visita al Comune di Roccafiorita, in provincia di Messina, 1,14 Kmq di estensione, 226 abitanti, entità amministrativa, questo lo diciamo noi, che il regime fascista aveva provveduto ad accorpare al vicino comune di Mongiuffi Melia ma che i fasti e le feste della Repubblica, nel 1947, riportarono all’autonomia comunale.

C’è stato anche l’intervento del Sindaco di un piccolo comune del siracusano, cittadina agricola di circa 20.000 abitanti che lamentava difficoltà per pagare l’esercito di oltre 200 dipendenti, e questo ci potrebbe anche stare, forse, ma anche la guarnigione di ben 11 dirigenti.

Di fronte a realtà come queste, che fanno il paio con il numero dei forestali o dei dipendenti regionali, realtà spropositate se messe a confronto con realtà come quella della Lombardia, non ci si potrebbe esimere dal dare forza a qualsiasi tentativo di riforma.

Invece tutti a difendere il proprio orticello, figurarsi, se si piange perché hanno tolto il grande piacere delle elezioni provinciali, cosa accadrebbe se a qualcuno togliessero l’opportunità di misurarsi almeno in ambito comunale.

Ma nessuna voce si leva a tutela del riordino, anzi si cercano di mischiare le carte, e non sempre per bloccare tutto, anzi c’è una smodata ricerca di evoluzione.

E’ il caso dell’intervento sulla materia del parlamentare modicano del PDL, l’on.le Nino MInardo che si inserisce con decisione sull’argomento e delinea un quadro ipotetico di ristrutturazione del territorio alquanto enigmatico. Non ci sono dubbi per l’ispirazione del suo pensiero che scaturisce da legittimi e comprensibili istinti campanilistici, né ci permettiamo di obiettare nulla per quello che scaturisce dalla bocca di così alta carica politica locale.

Ma rileggendo alcune sue parole riportate dalla stampa, (abbiano evidenziato in grassetto le parole riferite solo da alcuni organi di stampa)

“Anche in provincia di Ragusa, senza penalizzare nessuna realtà e senza perseguire anacronistiche battaglie di campanile, va sfruttata l’occasione per rispettare la vocazione e la storia delle singole città”.

“Accanto ad una Ragusa capofila del consorzio Ibleo, ad una Vittoria che da Gela a Comiso rappresenti il volano di sviluppo per un’area nella quale la fascia trasformata e l’agricoltura siano elemento di aggregazione storica ed economica, Modica può e deve essere capofila del Consorzio del Sudest”. Da Avola a Noto, da Scicli ad Ispica, da Pozzallo a Rosolini, l’anima del riconoscimento UNESCO legato al Val di Noto ed al suo barocco, può diventare, oltre che meta turistica d’eccellenza, anche momento di sintesi geografica e amministrativa, attorno a quella che fu l’antica capitale della Contea”,

sorge spontaneo un dubbio che pone le sue fondamenta, comunque, nell’assoluto inchino a quanto dice il parlamentare.

Se Modica porta con sé Scicli, Ispica e Pozzallo, oltre ai comuni del siracusano, se Vittoria estende i suoi confini da Gela a Comiso, tenuto conto che Chiaramonte Gulfi, per la storia dei suoi fondatori meglio si adatterebbe alla corte della Contea, da quali comuini sarebbe costituito il consorzio ibleo di cui l’onorevole assegna il ruolo di capofila alla Città di Ragusa ?

Forse siamo realmente in alto mare, e ci asteniamo dal dire altro.

Come in alto mare, nonostante sia la stagione adatta, si trova il turismo, nave senza nocchiero, in balia delle onde, con un futuro incerto al pari di quello delle province.

C’è l’assenza totale di programmi che deriva dall’assenza totale di risorse: prima proliferavano esperti, illustri personaggi che facevano del marketing turistico e territoriale il pane quotidiano, specialisti dell’editoria turistica, impresari di spettacolo e saltimbanchi della politica che si sono rivelati solo professionisti dello sfruttamento di risorse pubbliche, quasi mai efficace per risultati e riscontri, professionisti del nulla incapaci di sopperire alla carenza di risorse con un minimo di capacità produttiva.

E dopo dieci anni di riconoscimento UNESCO, mal gestito e senza il minimo investimento che avesse potuto prolungare i suoi effetti nel tempo, ci si trastulla ancora in riunioni, comitati, distretti e consorzi.

E dire che una cosa da fare ci sarebbe: ordinare una Statua di Montalbano, farla installare su un fercolo ornatissimo,  farla precedere magari dalle statue di Mimì Augello, del dott. Pasquano, di Agatino Catarella e di Nicolò Zito per i festeggiamenti in onore della serie televisiva che si dovrebbero accentrare sulla istituzione di periodiche e istituzionalizzate processioni in onore del nostro unico, inconsapevole, salvatore.

 

Principe di Chitinnon

 

 

 

 

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