Non solo aeroporti: l’emergenza Etna può costare 22 milioni alla filiera turistica siciliana

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

L’emergenza Etna non si misura soltanto in voli cancellati, passeggeri riprotetti e disagi negli aeroporti. Dietro ogni aereo che non parte o non arriva c’è una filiera economica che rischia di perdere prenotazioni, consumi e giornate di lavoro. È questa la fotografia tracciata da Assoesercenti, che ha aggiornato la propria valutazione sull’impatto dell’attività vulcanica dell’Etna e delle conseguenti limitazioni all’operatività dell’aeroporto di Catania.
La nuova elaborazione dell’associazione porta a stimare fino a circa 22 milioni di euro la spesa turistica potenzialmente non recuperata, sulla base dei voli cancellati, della componente turistica stimata e dei parametri sulla spesa dei viaggiatori. Una cifra che, precisa Assoesercenti, non rappresenta un danno economico già contabilizzato dalle imprese, ma una stima elaborata attraverso scenari statistici.

Circa 684 voli cancellati e oltre 104 mila passeggeri coinvolti

Il punto di partenza dell’analisi sono i dati relativi all’operatività dello scalo catanese durante l’emergenza. Nel periodo considerato erano programmati circa 1.900 voli, mentre circa 630 sono stati riprotetti o dirottati su altri aeroporti e il 36% è risultato cancellato.
Applicando questa percentuale al totale dei voli programmati, Assoesercenti arriva a una stima di circa 684 movimenti cancellati.
Per stimare il numero dei passeggeri associati a questi voli, l’associazione ha utilizzato i dati del Bilancio di Sostenibilità SAC relativi al 2025: 12.369.485 passeggeri e 81.003 movimenti commerciali. Il rapporto tra i due valori restituisce una media di circa 152,7 passeggeri per movimento.
Applicando questo parametro ai circa 684 voli cancellati, il risultato è di circa 104.400 passeggeri associati ai movimenti cancellati.
Un dato che Assoesercenti definisce espressamente come stima statistica e non come conteggio effettivo delle persone rimaste a terra. Il numero reale potrà essere ricostruito soltanto attraverso i dati delle compagnie aeree e degli operatori aeroportuali.

La metà dei passeggeri potrebbe avere finalità turistiche

Il passaggio successivo riguarda la composizione dei passeggeri. Non tutti coloro che utilizzano l’aeroporto sono infatti turisti e, in assenza di un dato ufficiale sulla platea direttamente interessata dalle cancellazioni, Assoesercenti utilizza uno scenario centrale nel quale il 50% dei passeggeri viene considerato potenzialmente turistico.
La stima porta quindi a circa 52.200 potenziali viaggiatori a finalità turistica.
È una variabile importante perché consente di spostare l’attenzione dal semplice dato aeroportuale alle conseguenze sulla filiera economica. Un turista che non arriva non rappresenta infatti soltanto una prenotazione alberghiera saltata: significa anche una cena in meno, un trasferimento non effettuato, un’escursione cancellata, un acquisto che non viene realizzato.

Il conto non riguarda soltanto gli alberghi

Per quantificare la possibile ricaduta economica, Assoesercenti ha utilizzato come parametro la spesa media per notte dei viaggiatori stranieri pernottanti in Italia, pari nel 2025 a 139,1 euro secondo i dati della Banca d’Italia.
Nello scenario centrale, con circa 52.200 potenziali turisti, la spesa teoricamente associata ai soggiorni raggiungerebbe circa 21,8 milioni di euro considerando tre giorni di permanenza, 29 milioni con quattro giorni, 36,3 milioni con cinque giorni e 43,6 milioni con sei giorni.
Si tratta, anche in questo caso, di valori teorici e non di perdite effettivamente registrate.
Per arrivare a una stima più prudente, Assoesercenti ipotizza che il 50% della spesa potenziale possa non essere stato recuperato, considerando quindi riprotezioni, modifiche dei viaggi e la possibilità che una parte dei passeggeri abbia comunque raggiunto la Sicilia.

Fino a 22 milioni di euro di spesa potenzialmente non recuperata

È proprio lo scenario più severo preso in considerazione dall’associazione a portare il valore fino a 21,8 milioni di euro, arrotondati a 22 milioni.
La simulazione considera sei giorni di permanenza e il 50% della spesa potenziale non recuperata.
Il dato, sottolinea Assoesercenti, mantiene una sostanziale coerenza con la prima valutazione effettuata nelle fasi iniziali dell’emergenza, quando l’associazione aveva indicato una possibile perdita compresa tra 12 e 25 milioni di euro. La differenza è che la nuova analisi prova a rendere più trasparente il percorso attraverso il quale si arriva alla stima.

Ristoranti, taxi, commercio ed escursioni: l’effetto domino

È forse questo l’aspetto più significativo dell’analisi. L’impatto dell’emergenza non si concentra esclusivamente sul comparto ricettivo.
Secondo la composizione della spesa dei viaggiatori stranieri nel Sud e nelle Isole rilevata dalla Banca d’Italia per il 2025, il 48,1% riguarda alloggio e ricettività, il 23,1% la ristorazione, l’8,2% i trasporti, l’11,2% lo shopping e il 9,5% altre spese.
Applicando queste percentuali allo scenario centrale di 18,2 milioni di euro di spesa potenzialmente non recuperata, circa 8,8 milioni riguarderebbero la ricettività.
Ma altri 9,5 milioni circa interesserebbero attività diverse dall’alloggio: circa 4,2 milioni per la ristorazione, 1,5 milioni per trasporti, taxi e NCC, 2 milioni per commercio e shopping e 1,7 milioni per escursioni, attività e altri servizi.
Il messaggio di Assoesercenti è quindi chiaro: quando un turista non arriva, il danno potenziale attraversa tutta la filiera turistica.

Politino: «Il danno non è solo degli alberghi»

«La prima stima di Assoesercenti era stata elaborata nelle prime fasi dell’emergenza, quando i dati disponibili erano ancora parziali – afferma il presidente di Assoesercenti Salvo Politino –. Oggi abbiamo elementi ulteriori che ci consentono di affinare il calcolo e di spiegare meglio come si distribuisce l’impatto economico».
Politino sottolinea come il fenomeno coinvolga un sistema molto più ampio della ricettività: «Quando un turista non arriva in Sicilia, vengono meno una camera, ma anche una cena al ristorante, un trasferimento NCC o taxi, un autonoleggio, un’escursione, una visita guidata e gli acquisti nei negozi».
Il presidente invita però a leggere correttamente i numeri: «Non stiamo parlando di un danno già contabilizzato. Stiamo parlando di una stima economica che ora vogliamo verificare attraverso i dati reali delle imprese».

«Serve un piano permanente di continuità turistica»

Da qui la richiesta di trasformare l’esperienza dell’emergenza in una strategia strutturale.
«L’Etna è una risorsa straordinaria della Sicilia e la sicurezza dei voli viene naturalmente prima di tutto», sottolinea Politino. Ma proprio perché l’attività vulcanica può condizionare l’operatività aeroportuale, secondo Assoesercenti occorre preparare una risposta condivisa.
L’associazione propone quindi un tavolo permanente che coinvolga SAC, Regione Siciliana, ENAC, ENAV, compagnie aeree, aeroporti alternativi, sistema dei trasporti e rappresentanze delle imprese.
L’obiettivo sarebbe definire procedure comuni per garantire la continuità dei collegamenti e ridurre, per quanto possibile, l’impatto economico delle future emergenze.
«Non possiamo impedire all’Etna di eruttare, ma possiamo evitare che ogni emergenza naturale si trasformi automaticamente in un’emergenza economica per migliaia di imprese siciliane», conclude Politino.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it