Un appello accorato, intenso, rivolto all’intera città. È quello lanciato da Fra Emanuele, presidente della Casa del Cantico di Modica, che in un video diffuso nelle ultime ore richiama la comunità modicana a prendere coscienza di una delle piaghe più silenziose — e per questo più dolorose — del territorio: l’emergenza abitativa.
Un fenomeno che, come lui stesso sottolinea, a Modica non si manifesta con le immagini forti di altre città, dove uomini e donne dormono sulle panchine o per strada. Qui, il disagio resta nascosto, celato nei margini, nelle stanze di fortuna, nelle case lasciate andare o in quelle che non si possono più permettere. Ma la sofferenza, insiste Fra Emanuele, è altrettanto reale e altrettanto urgente.
“Non possiamo delegare tutto alle istituzioni. L’emergenza è adesso”
Nel suo appello, Fra Emanuele non punta il dito contro il Comune o le autorità. Anzi, riconosce che le istituzioni portano avanti progettualità e interventi, ma ricorda che «i tempi della burocrazia non coincidono con i tempi della necessità». E l’emergenza abitativa, a Modica come altrove, «è adesso».
È un invito a non aspettare che “siano sempre gli altri” a risolvere i problemi sociali più gravi, ma a comprendere che ogni cittadino è parte attiva della comunità:
“Il grado di civiltà di una comunità si misura dalla capacità di prendersi cura degli ultimi, di coloro che rimangono ai margini e non ce la fanno da soli.”
Una riflessione che apre a un concetto più ampio: l’evoluzione tecnica e scientifica di una società non sempre coincide con la sua maturità umana. E a questa maturità, dice, Modica è chiamata con forza.
“Ci sono tante case chiuse. Chi può, faccia qualcosa”
Fra Emanuele richiama un dato che in molti conoscono ma pochi affrontano: le numerose abitazioni vuote, chiuse, spesso abbandonate, dissociate da un bisogno crescente di alloggi per famiglie e persone fragili.
Il suo appello è diretto:
“Occorrono braccia, mani, gambe di buona volontà. Ma occorrono anche cuori che muovano queste braccia e intelligenze che organizzino una risposta.”
Un invito a fare rete, a mettere insieme energie, competenze e disponibilità. Un appello che non riguarda solo chi ha una casa da mettere a disposizione, ma chi può aiutare con tempo, lavoro, idee, solidarietà.
Una chiamata particolare ai cristiani: “Chi chiede una casa è Cristo stesso”
Come frate e come cittadino, Fra Emanuele lancia anche un richiamo spirituale, rivolto soprattutto ai cristiani di Modica. Per loro, afferma, l’emergenza abitativa non può essere vista solo come un problema sociale, ma come una questione di fede:
“Chi bussa alla porta perché non ha una casa non è solo un uomo o una donna in difficoltà. È Cristo stesso che chiede accoglienza e ospitalità.”
Parole che diventano un invito ad ampliare lo sguardo, a dilatare i cuori, a vedere nell’altro non un estraneo ma un fratello.
“Prendersi cura degli altri significa prendersi cura di noi stessi”
Il frate conclude il suo messaggio con una considerazione che restituisce tutta la profondità del suo appello:
“Chi oggi bussa perché non ha una casa, domani potremmo essere noi o i nostri figli. Prendersi cura di chi ha bisogno significa prendersi cura di noi stessi.”
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