Modica e Scicli sotto i riflettori: la Chiesa di Noto rilancia il Regolamento Malandrino. Il comitato festa “San Giorgio è del popolo”

Se si vuole creare un “caso” è proprio doveroso dire che vi si è riusciti dopo il dibattito innescato dalle dichiarazioni del vescovo di Noto, Salvatore Rumeo, sulle modalità della processione del santo patrono di Modica, San Giorgio. Non tralasciando anche la processione del “Gioia” del giorno di Pasqua a Scicli con le sue iniziative collaterali. Un “caso” sul quale riflettere: non stupisce la posizione del vescovo Rumeo (detta nella mattinata di domenica scorsa nella chiesetta di Zappulla prima, e poi nel pomeriggio a Cava d’Aliga e nella serata a Modica) così come non scandalizzano le intenzioni che lo stesso mostra nel voler mettere ordine su riti e processioni. Per chi ha memoria lunga ricorda bene che, già nella primavera del 2008 quasi venti anni fa, l’allora compianto vescovo di Noto, mons. Giuseppe Malandrino (modicano), stese e firmò un regolamento contenente le disposizioni pastorali per le celebrazioni delle feste religiose. Un regolamento che è rimasto sulla carta soprattutto negli ultimi anni dando “sfogo” a quella evoluzione delle feste religiose esterne che, senza un’adeguata ed attenta vigilanza, è finita per andare fuori dalle regole.

Fuori dalle regole non vuol significare disordine ma qualcosa di simile lo è: tanto che è difficile, in alcuni momenti, garantire l’effetto sicurezza con un adeguato sistema di ordine pubblico.

Ed allora a Noto presto si comincerà a parlare, si comincerà a lavorare partendo dall’esame del testo del “Regolamento Malandrino” per riportare ordine nelle processioni, per consegnare verità che non si vogliono e non si debbono ignorare nel rispetto di una pratica pastorale fatta di preghiere, soste, percorsi disegnati e rispettati evitando sperimentazioni borderline affidati a portatori, a volte, improvvisati. E sull’argomento attorno al tavolo mons. Salvatore Rumeo non sarà certamente solo: ci saranno sicuramente il consiglio presbiteriale, il collegio dei consultori, l’ufficio liturgico diocesano ed i vicari foranei delle città della Diocesi di Noto. Perchè il problema sollevato in questi giorni, a dire il vero, “tocca” non solo Modica e Scicli ma anche gli altri centri della geografia diocesana netina. E, cosa importante, a sollevare il problema è stato un vescovo che non ha girato lo sguardo dall’altra parte ma ha deciso di guardare il vero volto che stanno mostrando le feste esterne affidate, in taluni casi, alla “caciara” che non è preghiera, riflessione e condivisione pastorale ma che fa numeri in termini turistici ed affidate, nell’organizzazione, a soggetti esterni che rischiano di non sapere contenere il “fai da te” che sta dilagando verso una deriva che nulla ha di religioso.

La risposta da Modica sia del comitato della festa che dal parroco

Don Michele Fidone, parroco del Duomo di San Giorgio, ha tentato una mediazione nella controversia legata allo svolgimento della processione, ribadendo però con fermezza la gerarchia decisionale interna alla Chiesa: “È nella facoltà del Vescovo cambiare le regole; se ci sarà da farlo, lo faremo. I momenti di preghiera durante la processione esistono già, e se necessario ne aggiungeremo altri”, ha detto il prete durante la diretta televisiva di VideoMediterraneo.

A stretto giro è arrivata la replica dei protagonisti della festa, con Simone Lucifora, presidente dell’associazione dei Portatori, che ha difeso in chiesa con decisione la storica fermata alla Vignazza richiamandosi alla tradizione popolare: “Lo facciamo da anni perché, secondo la leggenda, Santa Margherita era la fidanzata di San Giorgio. È un momento sentito che appartiene alla storia della città.”

Per i portatori, infatti, la dimensione devozionale non è separabile dal folklore e dal legame con i quartieri, tanto che ogni ipotesi di riduzione del percorso viene vissuta come una minaccia all’identità stessa della ricorrenza. Il momento di massima tensione si è consumato al rientro in Duomo, quando, in segno di aperta contestazione alle restrizioni, i portatori hanno compiuto un gesto dal forte valore simbolico: la statua di San Giorgio non è stata ricollocata sull’altare, ma adagiata a terra al centro della navata, lasciando un’immagine di grande impatto tra i presenti e sancito una frattura evidente tra la base dei fedeli e i vertici della Diocesi anche se poco dopo la statua è stata risposta sui piedistalli in attesa di essere riposta nella sua nicchia il prossimo 3 maggio.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it