Marina di Acate, il mondo invisibile dietro le campagne: bambini, famiglie e una missione che non si è più fermata

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Marina di Acate: un piccolo agglomerato di abitazioni sul mare nel cuore di contrada Macconi. È il luogo di vacanza degli acatesi durante i mesi estivi, solo in pochi restano e vi abitano durante i mesi invernali. In molte case e nelle contrade limitrofe abitano numerosi immigrati. Centinaia, forse un migliaio, forse di più. Abitare tra le campagne, in case sparse, spesso prive dei servizi e comunque disagiate. Dove i contatti con la città e i luoghi vissuti sono sporadici e difficili.

Marina di Acate è, in qualche modo, un territorio di frontiera. Con mille problematiche connesse e tante difficoltà. Dove la socializzazione non è affatto facile e le difficoltà coinvolgono anche e soprattutto i bambini, la possibilità per loro di vivere e interagire con i coetanei. Suor Cristina Budau Rosu arrivò per prima a marina di Acate.  “Un volontario ci parlò per primo di questa realtà – racconta – Non avremmo mai immaginato che a pochi passi dalle nostre città esistesse una realtà come questa, così complessa e marginale. Erano i giorni di Natale del 2021: eravamo ancora nell’emergenza Covid. Cominciammo a girare per le case, a conoscere le famiglie. Dopo le prime settimane, tornammo a Roma, ma con il desiderio forte di ritornare. Abbiamo compreso che questo territorio ci attendeva: avevamo trovato un campo missionario inaspettato. Decidemmo di prendere in affitto una casa e di cominciare qui le prime attività”.

In questi anni le suore sono diventate una presenza costante a fianco delle famiglie e soprattutto dei bambini. “Il 9 marzo 2022 siamo tornate – racconta suor Cristina – è iniziata ufficialmente la nostra vita qui. Attorno a noi, piano piano, si è creata una rete di laici che sostengono con noi tutto questo. Nei pomeriggi i bambini vivono con noi dei momenti di accompagnamento nel percorso scolastico: alcuni volontari li aiutano ad affrontare lo studio. Alcuni medici sono al nostro fianco per le esigenze sanitarie: ci sono alcuni medici di famiglia, una pediatra, alcuni specialisti. Abbiamo cominciato a collaborare con la Caritas, che ha qui un presidio da molti anni, ma anche con l’associazione “I tetti colorati”, con Emergency, con Save the Children. Abbiamo cercato di creare degli spazi per le famiglie, per i bambini e anche per le donne, che spesso, se non lavorano, sono da sole a casa. Insegnare la lingua, socializzare con gli altri, sono i primi passi. Ma ciò è importante è stare fianco a fianco con tutte, con le tante difficoltà, con le fragilità sociali e culturali. A volte si tratta di rispondere a bisogni materiali, a volte si tratta solo di stare accanto a loro nelle difficoltà quotidiane, per non farli sentire soli”

La zona di Marina di Acate a poco a poco cambia volto. Tre anni fa è nata la scuola materna, ospitata dapprima nei locali della Caritas, da quest’anno ubicata in locali comunali. Presto in quella sede ci sarà anche una piccola delegazione comunale e, in estate, la Guardia medica infermieristica. La presenza delle suore ha fatto da volano per il progetto della nuova scuola. Oggi i bambini vivono con i coetanei le loro mattine, iniziano i giochi di gruppo e le attività pre-scolari.

Oggi suor Cristina sta per trasferirsi in Romania, sua terra d’origine. A Marina di Acate ci saranno suor Silvia La Ciacera, originaria di Modica, che sarà la nuova responsabile, suor Flora, filippina e suor Valeria, rumena.

Qual è stata l’esperienza più difficile e quella che ricordi con più gioia?

“L’esperienza più bella è quella vissuta in sala parto con una giovane donna, minorenne, che dava alla luce il suo bambino. Era da sola. Quel giorno ho capito ancora di più che da qui non potevamo andare via. C’è stato anche qualche momento difficile, quando qualcuno cercò di forzare le nostre finestre. Abbiamo avuto un po’ di paura. Ma da qui non possiamo andare via. Fu un episodio sporadico. Per fortuna non è più successo nulla”.

Domenica sera è stata inaugurata la nuova casa. Una casa di proprietà, ristrutturata e risistemata per rispondere alle esigenze delle suore e dei loro ospiti. La casa è stata inaugurata e benedetta dal vescovo, Giuseppe La Placa, alla presenza del sindaco, Gianfranco Fidone, del parroco, don Mario Cascone, dei volontari dell’Ordine equestre di Malta.

La nuova casa si chiama “Le Querce di Mamre”. Il nome richiama il luogo biblico di Abramo, simbolo di ospitalità e accoglienza. Sotto le querce di Mamre Abramo accoglie tre stranieri. “Il nome della nostra casa – racconta suor Silvia la Ciacera – : Silvia. Rappresenta l’accoglienza dello straniero, luogo di sorrisi, abbracci, amicizia. Luogo che accoglie persone di diverse culture e che parla la lingua universale dell’amore, anche tra persone di fedi diversi, perché Dio è uno solo, con nomi diversi. Vogliamo che la nostra casa sia una tenda aperta senza porte. Qui viviamo una vita comunitaria fraterna con orari molto flessibili. La nostra è una Comunità missionaria fraterna. Dal luglio scorso, un decreto della nostra Madre Generale ci dà la possibilità di vestire l’abito laicale, non l’abito religioso”.

Oggi nella casa “Le Querce di Mamre” circa 60 bambini vivono un’esperienza bella di condivisione. “Da lunedì a venerdì continua suor Silvia – li seguiamo nel percorso scolastico. Ogni giorno sono presenti circa 15/20 bambini.  Il sabato ci spostiamo nel Presidio Caritas per delle attività di oratorio e giochi. In estate andiamo al mare, scendendo in spiaggia a pochi passi, ma tutti insieme. C’è anche una grande amicizia con le mamme: le accompagniamo quando serve, anche al Consultorio. Non siamo da sole: la nostra forza sono i laici. Laici e suore insieme viviamo, giorno per giorno, questa straordinaria avventura”.

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