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Mondi Multipli, a Scicli l’arte contemporanea entra nei palazzi
20 Set 2026 08:22
C’è un momento, in ogni inaugurazione, in cui una porta si apre e nessuno sa bene cosa ci sia dietro. Sabato sera, a Scicli, a Palazzo Bonelli Patanè, dietro quella porta c’era una Project Room destinata a non chiudersi più: uno spazio che d’ora in avanti ospiterà sempre un’opera. È il segno più chiaro di che cosa voglia essere Mondi Multipli a Scicli — non una mostra che passa, ma un innesto che resta.
La rassegna di arte contemporanea è stata inaugurata sabato 19 settembre con l’introduzione dell’artista Sasha Vinci e Giuseppe Lo Mangno dei Bassi di Beneventano, anime e promotori del progetto, ed è nata con un’ambizione dichiarata: diventare un appuntamento annuale per la città. Il primo gesto degli organizzatori è stato allargare il perimetro, chiamando non soltanto artisti legati al Ragusano ma autori arrivati da altrove, con ricerche attuali, e persone che Scicli non l’hanno attraversata per caso ma l’hanno scelta come casa. Lontani dai centri che contano, hanno spiegato, si lavora con una libertà che altrove non si avrebbe.
Ed è proprio questa idea di pluralità a stare al centro del progetto. Mondi Multipli nasce infatti da una riflessione sulla relazione tra identità differenti, sulla possibilità che linguaggi autonomi convivano senza annullarsi. Il riferimento teorico è quello di Democrito e degli atomi che, aggregandosi, generano mondi diversi: ogni artista diventa così una particella autonoma di una stessa materia sensibile, capace però di entrare in relazione con le altre e di costruire una narrazione comune.
Un percorso che attraversa la città
Non una sede, ma un itinerario. Oltre a Palazzo Bonelli Patanè, aperto dalla cooperativa che ne cura la gestione, il progetto abita l’Antica Farmacia, lo spazio della libreria Mondadori, la Galleria L’Androne — il primo luogo d’arte della provincia di Ragusa, rimesso in circolo grazie all’entusiasmo della signora Teresa — e lo spazio del fotografo Gianni Mania. Alla rete hanno contribuito la Galleria Francesco Pantaleone, presente in mostra con Ignazio Mortellaro, e un’installazione collocata all’Antica Farmacia.
La scelta di disseminare le opere in luoghi diversi non è soltanto organizzativa. È parte stessa della mostra. Nel progetto curatoriale, infatti, Scicli viene pensata come una cartografia da attraversare lentamente, un organismo nel quale arte contemporanea e patrimonio storico entrano in relazione continua. Chiese, palazzi, corti, vicoli e architetture non fanno semplicemente da contenitore: modificano la percezione delle opere e, allo stesso tempo, le opere restituiscono uno sguardo diverso sulla città.
È un’operazione privata con un’ambizione pubblica, e i promotori non lo nascondono: l’arte, dicono, deve avere un valore sociale e civile forte, deve incidere. Lo stesso spirito guida il capitolo successivo, il Teatro Vivo atteso per marzo: galleria d’arte contemporanea, libreria di design, art café e giardino.
In questo senso Mondi Multipli non si limita all’esposizione. Il progetto è pensato come un contenitore capace di accogliere anche talk, incontri, performance, concerti, proiezioni e laboratori, mettendo in relazione arte visiva, musica, pensiero filosofico, ricerca scientifica e pratiche performative. Il filo conduttore sono le grandi questioni del presente: ecologia, memoria, diritti, paesaggio, trasformazioni sociali, rapporto tra umano e non umano, nuove forme dell’abitare.
Gli artisti coinvolti nel progetto sono Barbara Cammarata, Andrea Cerruto, Tamara Marino e Simon Troger, Ignazio Mortellaro, Rossana Taormina, Sasha Vinci e William Marc Zanghi. Ricerche diverse, linguaggi differenti, ma accomunati dall’idea che l’arte possa ancora interrogare il proprio tempo senza ridursi a semplice esercizio estetico.
Scicli interlocutore, non cornice
Al progetto è stato chiesto di collaborare anche Angelica Fontana, giornalista, scrittrice e collezionista, arrivata a Scicli da Londra e rimasta per scelta. Il suo è lo sguardo di chi viene da fuori, e ha scelto un paragone impegnativo: il dialogo socratico, due entità diverse che si ascoltano davvero. «Scicli non rimane una cornice, diventa un interlocutore», ha detto — la città che il mondo ha imparato a contemplare con Montalbano e con i pittori del Gruppo di Scicli viene oggi interrogata dall’arte contemporanea, e stavolta deve rispondere.
La Fontana ha richiamato Gibellina, dove dopo il terremoto un sindaco chiamò gli artisti prima ancora di ricostruire: lì servì una tragedia, qui no. E ha ricordato che anche la bellezza sciclitana nasce da una ricostruzione, quella dopo il 1693, quando si scelse di rifare le case non solo funzionali ma belle.
Ed è probabilmente qui che il progetto trova il suo significato più interessante: non mettere in competizione il barocco e il contemporaneo, ma farli parlare. Nel manifesto curatoriale si insiste proprio su questo punto: la teatralità del barocco di Scicli e la tensione dell’arte contemporanea appartengono, in fondo, alla stessa esigenza di dare forma a ciò che normalmente resta invisibile, di trasformare lo spazio in esperienza e la bellezza in consapevolezza.
Mondi Multipli vuole dunque essere meno una mostra e più un esperimento urbano. Un modo per verificare se una città già fortemente identificata con il proprio patrimonio possa diventare anche luogo di produzione culturale contemporanea. E l’ambizione dichiarata va oltre questa prima edizione: fare di Scicli un laboratorio permanente, nel quale il territorio non sia il semplice scenario dell’arte ma il suo interlocutore, capace di accogliere ogni anno nuove visioni, nuovi artisti e nuovi modi di leggere il presente.
Forse è proprio per questo che quella Project Room aperta sabato sera vale più di un simbolo. Perché racconta, in piccolo, il senso dell’intera operazione: non occupare uno spazio per qualche settimana, ma lasciare una traccia. E provare a fare dell’arte contemporanea, a Scicli, non un evento straordinario ma una presenza abituale.
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