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Dieci anni fa moriva Peppe Drago, Modica perdeva l’uomo che era arrivato fino a Palazzo d’Orléans
21 Set 2026 01:07
Il 21 settembre 2016 Modica perdeva Peppe Drago. Sono trascorsi dieci anni, un tempo abbastanza lungo perché la cronaca diventi memoria e perché, al di là delle appartenenze politiche, si possa guardare alla sua storia con la distanza necessaria. Drago appartiene a una stagione nella quale dalla provincia di Ragusa si poteva partire per arrivare ai vertici della Regione e del Governo nazionale senza recidere il rapporto con il proprio territorio.
Morì all’ospedale Maggiore di Modica il 21 settembre 2016, dopo una lunga malattia, appena otto giorni prima di compiere 61 anni. Era nato a Scicli il 29 settembre 1955, medico di professione, ma Modica sarebbe diventata la città della sua vita politica e pubblica. Fu sindaco, consigliere provinciale, deputato regionale, assessore, presidente della Regione Siciliana, parlamentare nazionale e sottosegretario di Stato. Una progressione politica che oggi, riletta tutta insieme, restituisce la dimensione raggiunta da un uomo partito dall’estremo Sud della Sicilia e arrivato nei luoghi nei quali si decidevano le politiche regionali e nazionali. Il suo rapporto con il territorio emerge forse più chiaramente dai numeri che dalle definizioni: alle regionali del 1996 ottenne 17.598 preferenze nel collegio di Ragusa, pari a oltre il 72 per cento dei voti della sua lista. L’archivio dell’Assemblea regionale ricorda inoltre la sua lunga esperienza all’ARS, prima nel PSI e poi nel Centro Cristiano Democratico, con gli incarichi di assessore regionale al Lavoro e, successivamente, alla Presidenza della Regione, regalando a Modica non solo una grande soddisfazione ma anche tanta emozione.
Nel gennaio del 1998 arrivò a Palazzo d’Orléans come presidente della Regione Siciliana, incarico mantenuto sino al novembre dello stesso anno, in una delle fasi politicamente più movimentate della storia recente dell’Isola. Nel 2001 il passaggio a Montecitorio: deputato della XIV legislatura nel collegio di Modica, avrebbe poi ricoperto l’incarico di sottosegretario alla Difesa dal dicembre 2004 all’aprile 2005 e agli Affari Esteri dall’aprile 2005 al maggio 2006. La sua fu una carriera lunga e attraversata anche da vicende giudiziarie: nel 2010 lasciò la Camera prima del voto sulla decadenza, dopo la condanna definitiva relativa all’utilizzo dei fondi riservati della Presidenza della Regione e la conseguente interdizione temporanea dai pubblici uffici. È un passaggio della sua storia pubblica che appartiene ai fatti e che completa, senza cancellarla né idealizzarla, una parabola politica complessa.
Ma dieci anni dopo la sua morte, il ricordo di Peppe Drago in provincia di Ragusa sembra andare oltre l’elenco degli incarichi. Rimane soprattutto la memoria di un modo di fare politica profondamente legato alla relazione personale: il contatto, il telefono, la presenza nei paesi, la capacità di conoscere persone, famiglie, amministratori e problemi del territorio. Era la politica di un’altra stagione, certamente diversa da quella attuale, nella quale il consenso si costruiva anche attraverso una rete fittissima di rapporti diretti e il rappresentante istituzionale continuava a essere riconoscibile nella propria comunità anche dopo essere arrivato a Palermo o a Roma.
Forse è proprio questo il dato che il tempo ha reso più evidente. Peppe Drago non fu soltanto un politico modicano che fece carriera. Fu uno degli ultimi esponenti di una generazione capace di portare la provincia di Ragusa dentro le stanze più importanti della politica siciliana e nazionale senza far apparire quella provenienza come un limite. Dieci anni dopo, in una stagione nella quale il rapporto fra cittadini e politica è diventato più distante e spesso più impersonale, quella storia assume inevitabilmente un significato diverso.
Il tempo non assolve e non condanna: seleziona. Toglie il rumore delle campagne elettorali, attenua le rivalità e lascia ciò che una persona è riuscita a imprimere nella memoria collettiva. Nel caso di Peppe Drago restano una carriera istituzionale difficilmente replicata da altri esponenti politici del territorio ibleo, una capacità elettorale documentata dai numeri e, soprattutto, un nome che a dieci anni esatti da quel 21 settembre 2016 continua a essere immediatamente riconoscibile a Modica e in tutta la provincia.
E forse, per chi ha attraversato la politica, questa è una delle forme più concrete della memoria: continuare a essere ricordato quando le cariche non contano più e restano soltanto il nome, le persone incontrate e le tracce lasciate lungo la strada.
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