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“Mare mostrum”. L’impietoso rapporto di Legambiente. La Sicilia al quinto posto
27 Giu 2023 12:53
Reati ambientali in Italia relativi all’inquinamento del mare. La Campania è al primo posto, con il 26 per cento del totale: un primato che si conferma anno dopo anno. Da sola, la Campania totalizza più di un quarto dei reati dell’intera nazione.
Sono questi i dati emersi dal rapporto annuale di Legambiente per ciò che riguarda l’inquinamento del mare nel nostro paese. Il rapporto, denominato emblematicamente MARE MONSTRUM, delinea in maniera preoccupante i dati dell’inquinamento.
La Sicilia al quinto posto
La Sicilia si piazza al quinto posto, dopo Puglia, Lazio e Calabria.
L’isola ha fatto registrare nel 2022 336 reati ambientali connessi all’inquinamento del mare La Campania si conferma in testa della classifica in tutti i diversi parametri presi in esame per i fenomeni di inquinamento (dalla gestione dei rifiuti, agli scarichi in mare fino alla “mala depurazione”).
I controlli del mare in Sicilia
Nell’isola, nel corso del 2022, sono stati effettuati 14.630 controlli. I 336 reati accertati costituiscono il 7,1 per cento del totale nazionale. Sono 439 le persone denunciate a piede libero o arrestate, sono 145 i sequestri effettuati. Sono state comminate 583 multe o sanzioni amministrative per altrettanti illeciti accertati.
I numeri dei controlli operati dalle Capitanerie e dalle forze dell’ordine fotografano la situazione attuale e dicono quale sia stata l’attività di contrasto e di repressione nel nostro paese che, come si sa, è nel Mediterraneo quello con le coste più estese.
Ben 8300 chilometri di coste, nella penisola e nelle isole, sono un’enormità.
L’Unione Europea tira le orecchie
E l’Unione Europea ha avviato, già da anni, ben quattro procedure di infrazione nei confronti del nostro paese soprattutto per ciò che riguarda i collettori fognari, fognatura e depurazione. Per far fronte a una situazione emergenziale, nel 2017 è stato nominato un Commissario Straordinario Unico per il coordinamento e la realizzazione degli interventi necessari per rimediare alle inadempienze e realizzare le opere necessarie. Finora però la nomina commissariale non ha sortito l’effetto sperato.
Le cinque proposte di Legambiente
Il rapporto si chiude con le proposte di Legambiente. Sono cinque e si muovono su altrettanti filoni.
Secondo Legambiente, è urgente “attuare concretamente cinque azioni con cui accelerare, anche attraverso il corretto utilizzo dei fondi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il processo verso la piena ed effettiva depurazione delle acque reflue”.
L’associazione ambientalista vuole “rilanciare, a livello nazionale e su scala locale la costruzione e l’adeguamento e/o messa in regola dei sistemi fognari e di depurazione, migliorando in generale l’intero sistema di gestione, integrando il ciclo idrico (collettamento fognario e depurazione) con quello dei rifiuti (gestione fanghi di depurazione)”.
Inoltre, è necessario “efficientare la depurazione delle acque reflue, valorizzandole come risorsa e permettendone il completo riutilizzo in settori strategici come l’agricoltura superando gli ostacoli normativi nazionali con l’attuazione del regolamento dell’Unione Europea 741/2020”.
Per ultimo, bisogna “migliorare e rendere più efficienti i controlli delle Agenzie regionali di protezione ambientale messe in rete nel Sistema Nazionale di protezione ambientale coordinato da Ispra (SNPA); un sistema che è già stato concepito con la riforma della legge 132 del 2016 ma che attende ancora i decreti attuativi per rendere quanto prima operativa la riforma, perché anche la salute del nostro mare non può più attendere” e “regolamentare in maniera stringente lo scarico in mare dei rifiuti liquidi (acque nere ed acque grigie, acque di sentina, ecc.), istituendo, per esempio, delle zone speciali di divieto di qualsiasi tipo di scarico, anche oltre le 12 miglia dalla costa e promuovere politiche attive per la prevenzione nella produzione di rifiuti e per la migliore tutela del mare e della costa”.
Le proposte sono le stesse. Da anni. E fotografano in maniera impietosa la difficile situazione del nostro paese, ma anche la difficoltà concreta di intervenire e di operare laddove decenni di prassi amministrative sbagliate e di assenza di controlli ha prodotto danni ambientali enormi. Cui ora è necessario porre rimedio. Con urgenza.
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