Le nanoplastiche sono state rilevate nel sangue umano e perfino nella placenta. Un tema sempre più centrale nel dibattito scientifico internazionale e che è arrivato anche al Parlamento Europeo, dove il professor Antonio Ragusa ha acceso i riflettori sui possibili rischi per la salute pubblica. Secondo gli studi presentati nel corso dell’incontro, le particelle di […]
LE RESPONSABILITA’ DELLA POLITICA ED ILO PIANTO DEL COCCODRILLO
17 Set 2010 20:53
Oggi fare agricoltura è un vero e proprio gioco d’azzardo per tutti gli operatori del settore che devono districarsi tra migliaia di norme, regolamenti comunitari, leggi e leggine nazionali e regionali che dovrebbero garantire trasparenza nei prezzi all’ingrosso e al dettaglio delle cose necessarie a fare un impianto serricolo, dal film plastico, agli anticrittogamici , dalla ricerca dell’acqua per uso irriguo al riscaldamento, dall’acquisto delle sementi a quello delle piantine in vaso, o, ancora, il rispetto dei contratti di lavoro o di compartecipazione, e, poi, la sicurezza alimentare, il funzionamento del mercato ortofrutticolo, la formazione del prezzo del prodotto agricolo, il ruolo dei commissionari, dei commercianti, dei confezionatori, degli autotrasportatori e via dicendo, eppure, tutti lamentano la mancanza di un sistema di controlli.
Sono anni che denunciamo la presenza di una suburra parassitaria che trasversalmente tiene insieme le grandi aziende che hanno de localizzato le produzioni e la grande distribuzione organizzata con faccendieri di ogni tipo che mediano e interferiscono con le regole della commercializzazione. Finalmente qualcosa si muove, sono stati accesi i riflettori da parte della Guardia di Finanza, alla quale va il nostro plauso, su distorsioni come la doppia attività e il dumping. C’era bisogno della Guardia di Finanza. Eppure gli enti e i burocrati che si occupano di agricoltura in Italia sono centinaia di migliaia, un esercito di un milione e duecentomila impiegati pubblici disseminati fra Stato, Regioni, Asl, ed enti di tutti i tipi che si occupano di agricoltura a fronte di un milione e cinquecentomila addetti, mettendo nel conto sia i coltivatori diretti sia gli imprenditori del settore.
Insomma, con tutto questo apparato ci si dovrebbe aspettare una grande efficienza da parte dell’agro burocrazia, e invece è vero esattamente il contrario. Tutto ciò ha comportato un allontanamento del cittadino dalle istituzioni e, spesso, una illegalità diffusa che è quella che si vede a vista d’occhio nel nostro territorio, come abbiamo più volte denunciato.
Le responsabilità vanno ricercate nelle politiche dei governi nazionali e regionali, che spesso hanno puntato su carrozzoni clientelari piuttosto che su una delegificazione e su strumenti snelli per i sistemi di controllo ad ogni livello e sulla possibilità di creare strategie innovative e mentalità nuove e coerenti con uno sviluppo complessivo dell’agricoltura. La regola, in questi decenni, che inchioda i politici alle loro responsabilità è stata quella del “Vivi e lascia vivere”, ciò ha consentito truffe legalizzate, come quelle delle quote late del nord sponsorizzate dalla lega ladrona di lotta e di governo, e truffe vere e proprie.
Molti si accorgono di come vanno le cose solo di fronte a eventi eclatanti e traumatici e cominciano a fare sgorgare le lacrime di coccodrillo.
Allora la prima cosa da fare sarebbe quella di mettere mano ad una riforma complessiva di tutto il sistema e soprattutto rendere produttivi mettendoli nelle condizioni di lavorare e di dare il meglio di sé tutti quegli impiegati pubblici che si occupano di agricoltura e poi occorre che il potere politico riconquisti il suo primato governando i processi e non facendosi tirare per la giacca dai poteri economici e corporativi che nella confusione mirano solo a garantirsi il massimo profitto.
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