Le basi Usa in Europa nel mirino dell’Iran: quali installazioni sono più esposte

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Dalla Bulgaria alla Grecia, dalla Romania alla Turchia fino alle installazioni americane in Italia. La rete delle basi statunitensi in Europa torna al centro dell’attenzione mentre cresce il timore di un possibile allargamento del confronto con l’Iran. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Teheran starebbe valutando possibili attacchi contro obiettivi militari statunitensi sul continente nel caso in cui Donald Trump decidesse di intensificare la guerra e colpire infrastrutture iraniane.
Il rischio, però, non sarebbe uniforme. La distanza dall’Iran, le capacità dei vettori disponibili e il tipo di installazione rendono alcune basi molto più esposte di altre. E proprio la geografia diventa un fattore decisivo per capire quali obiettivi potrebbero rientrare concretamente nel raggio d’azione iraniano.

I missili iraniani e il limite dei 2.000 chilometri

Secondo le analisi del Council on Foreign Relations, l’Iran dispone del più grande arsenale di missili balistici del Medio Oriente. I vettori a maggiore gittata sarebbero in grado di raggiungere circa 2.000 chilometri, con possibilità superiori che restano però più difficili da valutare sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili.
Questa soglia rende particolarmente rilevanti le installazioni americane e alleate collocate nel sud-est europeo e nel Mediterraneo orientale. Per le basi italiane, invece, le distanze aumentano sensibilmente e diventano determinanti le capacità dei missili iraniani a maggiore gittata.

Bulgaria, uno degli avamposti più esposti

Tra le installazioni che si trovano in una posizione geografica particolarmente delicata c’è la base aerea di Bezmer, in Bulgaria. Lo scalo è stato utilizzato anche a sostegno delle operazioni dei velivoli cisterna statunitensi e rientra nella rete logistica attraverso cui Washington mantiene la propria capacità operativa sul fianco sud-orientale dell’Europa.
La posizione della Bulgaria la colloca molto più vicino all’Iran rispetto alle principali installazioni statunitensi presenti nella penisola italiana. In caso di escalation, proprio questa differenza geografica potrebbe diventare un elemento cruciale nella valutazione del rischio.

Akrotiri, il nodo strategico di Cipro

Nel Mediterraneo orientale un ruolo centrale è svolto dalla base britannica di RAF Akrotiri, a Cipro. L’installazione è un importante punto d’appoggio per attività di intelligence, ricognizione e operazioni dirette verso il Medio Oriente.
La base era già finita al centro delle tensioni durante il conflitto. Donald Trump aveva espresso il proprio disappunto per il mancato via libera dell’allora premier britannico Keir Starmer all’utilizzo della struttura da parte degli Stati Uniti. Quando Londra aveva successivamente autorizzato un accesso limitato alle proprie basi regionali per specifiche finalità difensive, Trump aveva definito la decisione arrivata “troppo tardi”.
Successivamente Akrotiri era stata colpita da un attacco con droni attribuito a milizie filoiraniane, aumentando l’attenzione sulla vulnerabilità delle infrastrutture occidentali nel Mediterraneo orientale.

Souda Bay e Incirlik, altri due punti chiave

Un’altra installazione strategica è Souda Bay, a Creta, importante punto d’appoggio per la Sesta Flotta degli Stati Uniti. La base consente alle forze americane di sostenere operazioni navali e aeree nel Mediterraneo e rappresenta uno dei nodi logistici più importanti della presenza militare statunitense nella regione.
Più a est si trova Incirlik, in Turchia, una delle principali installazioni della Us Air Force nell’area. La sua posizione la rende particolarmente importante per le operazioni verso il Medio Oriente e per la proiezione della capacità militare americana nell’area.

Deveselu, lo scudo antimissile in Romania

In Romania si trova invece Aegis Ashore, a Deveselu, componente terrestre del sistema di difesa antimissile della Nato. La struttura utilizza intercettori SM-3 progettati per contrastare missili balistici provenienti anche dal Medio Oriente.
La presenza di un sistema di difesa antimissile aggiunge un elemento particolarmente sensibile al quadro strategico. Deveselu non è infatti soltanto un punto della rete militare occidentale, ma costituisce una componente della più ampia architettura di difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica.

E in Italia? Sigonella, Aviano e Vicenza più lontane

Il quadro cambia sensibilmente quando si guarda alle principali installazioni americane in Italia. La base aeronavale di Sigonella, in Sicilia, si trova indicativamente a una distanza compresa tra 2.400 e 3.000 chilometri dall’Iran nordoccidentale, a seconda del punto di riferimento utilizzato.
Sigonella rappresenta un hub fondamentale per le attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione degli Stati Uniti nel Mediterraneo. La sua importanza strategica è quindi elevata, ma la distanza costituisce un elemento di protezione rispetto alle installazioni più vicine all’Iran.
Tra gli altri principali punti della presenza militare americana in Italia ci sono Aviano, in Friuli-Venezia Giulia, importante hub dell’Us Air Force, e le strutture dell’esercito statunitense nell’area di Vicenza.
Per raggiungere direttamente questi obiettivi, Teheran dovrebbe quindi superare la soglia dei circa 2.000 chilometri attribuita ai principali missili balistici a medio raggio iraniani.

Khorramshahr, la variabile più incerta

La possibilità di raggiungere distanze maggiori viene associata soprattutto al Khorramshahr. Secondo alcune valutazioni, una configurazione con testata alleggerita potrebbe consentire al missile di estendere la propria gittata fino a circa 2.500-3.000 chilometri.
Si tratta però di uno scenario caratterizzato da notevoli margini di incertezza. Le informazioni pubblicamente disponibili non consentono infatti di stabilire con precisione quanti vettori iraniani siano effettivamente in grado di operare a queste distanze, né quale sarebbe la loro reale disponibilità operativa.
La differenza è importante: la capacità teorica di un sistema d’arma non coincide necessariamente con la capacità concreta di impiegarlo contro un determinato obiettivo.

La mappa della vulnerabilità europea

La rete delle basi americane in Europa appare quindi tutt’altro che omogenea. Nel sud-est europeo e nel Mediterraneo orientale la minore distanza dall’Iran rende alcune installazioni potenzialmente più esposte alla minaccia dei missili a medio raggio. Spostandosi verso l’Italia, invece, la distanza cresce e aumenta l’incertezza sulle capacità necessarie per un attacco diretto.
La presenza americana nel continente è costruita attorno a una rete di hub aerei, navali, logistici e di intelligence che permette a Washington di sostenere le proprie operazioni nel Mediterraneo e in Medio Oriente. In caso di ulteriore escalation, la posizione geografica di ciascuna installazione potrebbe dunque diventare un fattore decisivo.
Per l’Italia, e in particolare per la Sicilia, il tema riguarda soprattutto il ruolo strategico di Sigonella e la sua collocazione all’interno della rete americana nel Mediterraneo. La distanza dall’Iran rende meno immediata l’ipotesi di un attacco con i vettori a medio raggio più noti, ma non elimina del tutto lo scenario qualora Teheran disponesse di sistemi capaci di raggiungere distanze superiori.

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