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L’ARTE DELLA CONCRETEZZA
13 Nov 2016 14:27
Molto spesso nel mondo del calcio, si è soliti dividere squadre, giocatori, allenatori e società in categorie ben definite. Tra queste, una delle principali è rappresentata dalla dicotomia tra il pragmatismo e l’essere naif, termine, quest’ultimo, che esprime un atavica mancanza di concretezza. Una squadra pragmatica per antonomasia è la Juventus, concetto immediatamente comprensibile tramite la semplice lettura del motto del club bianconero (“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” frase dell’indimenticabile ed indimenticato Giampiero Boniperti, ex giocatore e presidente del team), che pur avendo una bacheca pienissima, riesce a mantenere la fame necessaria per conseguire altre e nuove vittorie; mentre Napoli e Roma sono i massimi rappresentanti della faccia opposta della medaglia, ossia squadre assolutamente in grado, a livello potenziale, di giocarsi il titolo sino all’ultimo istante con la beneamata, salvo poi toppare nel momento fatidico, lasciando, in questo modo, che il tricolore prenda la strada della Torino bianconera.
Possibilità di poter vincere pur giocando male: quest’ultima è la principale e fondamentale differenza che separa i due estremi della dicotomia. Infatti, nella sua storia la Juventus pur avendo sempre avuto giocatori di altissimo livello tecnico, tra questi spiccano Sivori, Platini, Zidane, Del Piero ecc, non è quasi mai riuscita a farsi ricordare per l’alta qualità del proprio gioco (piuttosto per i titoli). Quest’ultima caratteristica, invece, è assolutamente associabile a varie stagioni non scudettate sia della Roma che del Napoli. Nel primo caso, come non ricordare il divertentissimo e bellissimo 4-2-3-1 col falso nueve della prima Roma di Spalletti, oppure di alcune prestazioni quasi divine, guarda caso utilizzando lo stesso modulo tattico del tecnico di Certaldo, offerte dal Napoli di Benitez. Tuttavia, per entrambi i casi, solo i veri amanti ed appassionati di futbol si ricorderanno di queste due bellissime parentesi calcistiche, mentre per i fan meno attenti, ci sarà sempre modo di ricordarsi delle vittorie bianconere, dato che avranno esclusivamente bisogno di sfogliare l’albo d’oro della Serie A per poter trovare il nome Juventus “impresso nella roccia”.
Recentissimo Esempio Concreto: lo scorso 29 Ottobre è andata in scena allo Juventus Stadium la contesa tra la squadra di Allegri e quella di mister Sarri. Nello specifico, pur avendo Hamsik e compagni giocato una partita di altissimo livello, condita da fasi di assoluto dominio tecnico e territoriale, alla fine sono usciti sconfitti dal campo. Ciò per via di due incredibili errori individuali del terzino sinistro algerino Ghoulam, il quale ha nel primo caso svirgolato clamorosamente il pallone, mettendo così Bonucci nella condizione di trovarsi solo davanti a Reina e di trafiggerlo con un sinistro al volo di rara potenza e precisione, mentre nel secondo ha rinviato centralmente la sfera, consentendo in questo modo all’odiato Gonzalo Higuain di siglare il più classico dei gol dell’ex. Questa sconfitta, non toglie nulla all’ottima prestazione della squadra partenopea ma rischia, come spesso accade, di pesare come un macigno in chiave titolo alla fine del torneo.
Solidità quale sinonimo di Concretezza: nella storia del massimo campionato italiano, è statisticamente dimostrato che nella maggior parte dei casi sia la compagine che subisce meno reti a portare a casa il tricolore alla fine della stagione. Ecco, questa è la seconda caratteristica tipica della Vecchia Signora. Senza sciorinare il record di miglior difesa dell’ultimo mezzo decennio di Serie A, i numeri di quest’anno non fanno altro che confermare i precedenti: otto reti subite nelle prime undici partite di campionato e zero nelle prime tre di Champions League. Inoltre, nell’annata in corso al fortino composto da Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, è stato aggiunto un signor difensore quale Benatia ed in tutto ciò, va considerata la costante crescita di Daniele Rugani, miglior prospettiva nostrana nel ruolo insieme a Romagnoli. Dunque, pur avendo un gioco tutt’altro che entusiasmante, il binomio vincente sul quale si è sempre retta la Juventus consiste nell’essere praticamente impermeabile in fase difensiva e nella credenza che, prima o poi ed in un modo o nell’altro, i grandi giocatori offensivi riusciranno con una giocata individuale a siglare la rete necessaria al conseguimento dei tre punti. Della serie: “lascio ben volentieri lo spettacolo a Roma e Napoli, a me interessa esclusivamente vincere e nella stragrande maggioranza dei casi riesco nell’intento”. Potrà piacere o meno, ma emerge chiaramente come la filosofia juventina sia fortemente basata sul resultadismo, dicesi sul considerare il risultato (il fine) come più importante della qualità del gioco espressa (il mezzo). Considerando la storia bianconera, “pare” che questa strategia abbia pagato e stia ancora pagando dei bei dividendi a tutto il mondo juventino.
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