La Riserva Pino d’Aleppo trasformata in una zona franca per lo “svuota cantine”. FOTO

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La Riserva naturale orientata del Pino d’Aleppo torna al centro di una nuova e grave denuncia ambientale. In contrada Brancato, all’interno di un’area protetta che dovrebbe rappresentare un baluardo di biodiversità e tutela del paesaggio, la natura continua a essere sistematicamente violata dall’abbandono illecito di rifiuti. A rilanciare l’allarme è l’associazione Terre Pulite, che parla apertamente di una ferita ambientale mai rimarginata.

Tra i materiali abbandonati emergono elementi che colpiscono non solo per l’impatto ambientale ma anche per il loro valore umano e simbolico. In mezzo ai rifiuti giace una quantità enorme di corrispondenza privata, insieme a scarti di vario tipo.

«Abbiamo più volte evidenziato il disastro ambientale presente con le discariche all’interno di un’area protetta come la Riserva del Pino d’Aleppo – ribadisce Zingaro –. Ci chiediamo come mai la Forestale, che ha competenza sul territorio, non intensifichi i controlli. Continuiamo a denunciare il fenomeno dello “svuota cantine” che deturpa il territorio e lo priva della sua dignità».

La denuncia di Terre Pulite rilancia dunque interrogativi pesanti: chi deve vigilare su un’area protetta? Perché fenomeni così evidenti continuano a ripetersi? E soprattutto, quanto ancora può reggere un ecosistema fragile prima di subire danni irreversibili? Domande che attendono risposte concrete, mentre la Riserva del Pino d’Aleppo continua a pagare il prezzo dell’incuria e dell’illegalità.

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