La pensione non basta: anche nel Ragusano una struttura per anziani costa più dell’assegno

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Negli anni Settanta del secolo scorso, Domenico Modugno cantava “il vecchietto dove lo metto, dove lo metto non si sa…”. Adesso, per molte famiglie della provincia il problema non è soltanto trovare una struttura in grado di assistere un genitore anziano, ma riuscire a pagarla. I numeri raccontano infatti una realtà sempre più difficile: in molti casi una pensione di vecchiaia non è sufficiente a coprire il costo mensile di una casa di riposo e, ancor meno, quello di una struttura privata destinata ai non autosufficienti.

Il fenomeno è destinato ad assumere un peso crescente anche dal punto di vista demografico. Secondo gli indicatori del Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat, la provincia di Ragusa registra una delle aspettative di vita più elevate della Sicilia: 82,7 anni alla nascita, superiore alla media regionale (81,9 anni), anche se ancora inferiore al dato nazionale di 83,4 anni. Vivere più a lungo è una buona notizia, ma comporta anche un aumento del numero di persone molto anziane e, di conseguenza, della domanda di assistenza residenziale. È in questo contesto che il confronto tra pensioni e rette assume un valore non solo economico, ma anche sociale.

Secondo l’ultima elaborazione del Sole 24 Ore su dati Istat-Bes, la provincia di Ragusa occupa il 102° posto su 107 province italiane per importo medio delle pensioni di vecchiaia: 17.830,60 euro lordi l’anno, pari a circa 1.486 euro lordi al mese, una cifra che al netto di imposte e trattenute si riduce ulteriormente.

Prima di confrontare questi importi con le rette è però necessario chiarire una distinzione spesso trascurata. Casa di riposo e Rsa non sono la stessa cosa.
Le case di riposo ospitano prevalentemente anziani autosufficienti o con una limitata perdita di autonomia. Offrono servizi alberghieri e assistenziali, ma non un’assistenza sanitaria continuativa. In queste strutture la retta è normalmente interamente a carico dell’ospite o della famiglia. Nel Ragusano, in base alle informazioni raccolte presso operatori del settore e ai listini disponibili, la spesa può oscillare indicativamente tra 1.300 e 1.800 euro al mese, con importi superiori per camere singole, maggiori livelli di assistenza o servizi aggiuntivi.
Le Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) sono invece destinate ad anziani non autosufficienti che necessitano anche di cure sanitarie continuative. Nelle strutture convenzionate la retta è suddivisa tra una quota sanitaria, sostenuta dal Servizio sanitario regionale, e una quota alberghiera, che resta a carico dell’utente secondo la normativa vigente e può essere oggetto di compartecipazione pubblica nei casi previsti. Nelle strutture private non convenzionate, invece, il costo ricade integralmente sulla famiglia. Ed è proprio qui che emerge il peso economico dell’assistenza. Se una pensione media nel Ragusano si colloca intorno ai 1.500 euro (lordi) mensili, una casa di riposo può assorbirla interamente. Se invece si rende necessario il ricovero in una struttura privata con rette che possono superare i 2.000-2.500 euro al mese, la differenza deve essere sostenuta dai familiari, salvo eventuali contributi pubblici.
Esistono comunque strumenti di sostegno. Il Comune di Ragusa, ad esempio, prevede forme di compartecipazione alla spesa per gli utenti in possesso dei requisiti economici: la quota richiesta è calcolata in funzione del reddito personale, con percentuali differenziate per anziani autosufficienti e non autosufficienti.

L’invecchiamento della popolazione rende questo tema sempre più centrale. Per molte famiglie anche ragusane il problema non è soltanto garantire un’assistenza adeguata ai propri cari, ma riuscire a conciliare il diritto alle cure con costi che, sempre più spesso, superano l’importo dell’assegno pensionistico. È una sfida destinata a pesare non solo sui bilanci familiari, ma anche sul sistema di welfare del territorio. Se da un lato la longevità rappresenta uno dei principali successi della medicina e della qualità della vita, dall’altro pone una domanda sempre più urgente: il sistema pensionistico e quello dell’assistenza sono in grado di sostenere economicamente un numero crescente di anziani non autosufficienti?

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