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INTERVISTA ALLO STORICO DELL’ARTE DOTT. ROBERTO PANCHERI
13 Nov 2013 20:35
Dott. Pancheri, Lei è uno stimato storico dell’arte. E allora voglio iniziare subito con una domanda un po’ provocatoria. In Trentino, la prerogativa dell’autonomia ha consentito in questi ultimi anni la creazione di due importanti strutture museali: il Mart di Rovereto riservato all’arte moderna e contemporanea ed il Muse, museo delle scienze progettato da Renzo Piano che sta riscuotendo un enorme consenso di pubblico. Non vede in questo un pericolo di sovradimensionamento per un territorio geograficamente limitato come il Trentino.
La nascita di due nuove sedi museali nell’arco di dieci anni ha destato perplessità in Trentino e qualche invidia fuori di esso: qualcuno ha parlato di megalomania, ma quando simili progetti vengono realizzati all’estero il plauso è unanime. Io non vedo un pericolo di sovradimensionamento, anche perché le città di Trento e Rovereto sono collocate su un asse autostradale e ferroviario di primaria importanza. Qui si è investito in infrastrutture per la cultura, altrove i soldi sono stati usati per costruire stadi o porticcioli turistici. Si vedrà tra qualche anno chi ha investito meglio.
Quali sono secondo lei, in un quadro di risorse finanziarie fortemente condizionato dalla recessione economica, gli interventi o gli investimenti che andrebbero comunque sostenuti nel campo dell’arte e della cultura in generale?
Nel campo della spesa pubblica è sempre necessario stabilire una scala delle priorità. Da questo punto di vista la recessione rappresenta certamente un problema, ma non dimentichiamo che gli stanziamenti per la cultura in Italia sono sempre stati il fanalino di coda della spesa pubblica, anche in epoche di espansione economica. In ogni regione la priorità assoluta dovrebbe essere la tutela del patrimonio: bisognerebbe dunque assicurare il turn-over del personale nelle Soprintendenze e adeguati finanziamenti alle campagne di catalogazione e restauro. In questo momento credo che sarebbe criminale far mancare i finanziamenti per i restauri nelle zone colpite dal terremoto. Di recente sono stato a Mirandola e ho visto una città ferita a morte, con le chiese scoperchiate e tutti i palazzi storici puntellati. A Mantova la Camera degli Sposi è ancora inaccessibile ed è ben noto in quale terribile stato si trovi L’Aquila. E dunque, meno grandi mostre e più tutela.
La conservazione dei beni storico-artistici di un territorio necessita di adeguati investimenti finanziari. In Provincia di Trento, si riesce a far fronte a questa necessità o ci sono ambiti in cui si rischia realmente di perdere importanti testimonianze della cultura e dell’arte?
Anche in Trentino non mancano casi di incuria nella conservazione dei monumenti. A pochi passi dal nuovo Muse di Renzo Piano ci sono due edifici cinquecenteschi, appartenenti al complesso di Palazzo delle Albere, che rischiano il crollo. Nel cuore di Trento un triste spettacolo è offerto dal Palazzo delle Poste, un grandioso edificio costruito negli anni Trenta dall’architetto Angiolo Mazzoni, che ora sembra abbandonato al suo destino. E proprio quest’anno il Comune di Trento ha deciso di mettere in vendita il vecchio municipio della città, un palazzo storico carico di memorie civiche, solo per fare cassa. In questi casi la responsabilità è tutta della politica, che non ritiene necessario intervenire per la salvaguardia dei monumenti, privilegiando operazioni che garantiscono un maggiore ritorno d’immagine.
Tornando al Mart di Rovereto, da qualche settimana è stata allestita una mostra su Antonello da Messina. Ci sono dei legami, dei riferimenti con il Trentino nella sua opera?
La mostra di Antonello è stata preceduta da forti polemiche. Tomaso Montanari ed altri storici dell’arte hanno giustamente rilevato che un museo d’arte contemporanea non è la sede adatta per un’iniziativa di questo genere. Per giustificare la movimentazione di opere d’arte così antiche e così fragili sarebbe stato necessario un progetto culturale forte, basato per esempio sull’esistenza di un profondo legame storico tra l’artista e la città che ospita la mostra: come tutti sanno questo legame non esiste e dunque, in teoria, la mostra attualmente in corso si poteva allestire in qualsiasi altro luogo. Questa prassi è abbastanza diffusa nel mondo dell’arte contemporanea, ma non è opportuna per l’arte antica, non solo per questioni di conservazione. Si è parlato di “sfida” e di “provocazione” intellettuale, che sono le parole più abusate della comunicazione contemporanea, ma il vero obiettivo dell’iniziativa è quello di rilanciare l’immagine del Mart e di attirare i flussi turistici. Ciò premesso, posso dire che ho visitato con piacere la mostra e che mi è sembrata di taglio molto specialistico, quindi in definitiva poco adatta ad attirare il grande pubblico.
Lasciamo per il momento il campo pittorico per parlare di quello letterario. Lei è anche uno scrittore, e lo scorso anno ha dato alle stampe il suo terzo romanzo storico intitolato “Nel Castello di Praga” che ho letto con grande interesse. Nel libro si racconta la storia di un pittore veneto del ‘600, Paolo Piazza che poi diventa fra Cosmo da Castelfranco, il quale riesce ad entrare alla corte di Rodolfo II d’Asburgo. Personaggio alquanto bizzarro ed eccentrico questo Rodolfo d’Asburgo. E’ così?
I fasti della corte rudolfina sono stati raccontati in molti libri famosi, tra i quali non posso non citare il più classico di tutti, “Praga magica” di Angelo Maria Ripellino. La curiosa vicenda del frate-pittore Cosmo da Castelfranco era però sfuggita ai grandinarratori e poiché me ne ero occupato dal punto di vista storico-artistico, in un saggio pubblicato una decina d’anni fa sulla rivista “Arte Veneta”, ho pensato che valesse la pena raccontarla anche con gli strumenti della narrativa. La personalità stravagante e tragica di Rodolfo II mi ha sempre affascinato e ha trovato dunque un posto nel romanzo, accanto al protagonista. E’ noto che l’imperatore si occupava assai più delle sue collezioni d’arte e della sua Wunderkammer che del governo dell’impero: egli è dunque una figura del tutto inattuale, come inattuale è l’interesse per l’arte.
Come è nata in Lei la passione per il romanzo storico, e quali sono le maggiori difficoltà che uno scrittore di questo genere letterario incontra?
Non ci sono particolari difficoltà nella stesura di un romanzo storico, c’è solo la necessità di trovare una buona storia da raccontare: e la storia dell’arte ne è piena. Purtroppo i fabbricanti di best-seller scelgono sempre gli stessi nomi: Leonardo, Caravaggio, Artemisia Gentileschi. Se studiassero un po’ di più scoprirebbero infinite altre vicende meritevoli di essere raccontate, ma non è questo il loro scopo.
Dott. Pancheri La ringrazio molto dell’intervista , ma prima di salutarLa voglio chiederLe, come faccio di solito, una frase, un motto, un’osservazione dedicate ai lettori di RagusaOggi.
Il mio motto, che ho rubato da uno stemma nobiliare, è “non per forza”.
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