“Dio abita il dolore”: Ragusa celebra la Giornata Mondiale del Malato

Nel cuore di Ragusa, presso la Cattedrale di San Giovanni Battista, si è celebrato il solenne pontificale in occasione della XXXIV Giornata Mondiale del Malato. A presiedere la Santa Messa, S.E.R. Mons. Giuseppe La Placa, Vescovo di Ragusa, che con parole di profonda spiritualità ha ricordato come “Dio abita il dolore e la malattia”.
Un invito forte a riscoprire l’amore che consola, la fede che trasforma, e la Chiesa che accoglie i suoi figli più fragili come il Buon Samaritano del Vangelo.

Un momento di comunione e cura nella sofferenza

Durante la celebrazione, concelebrata dal cappellano dell’ospedale di Ragusa Don Giorgio Occhipinti e dal sacerdote di Vittoria Don Giuseppe Riggio, la comunità ha vissuto un’esperienza intensa di unità e vicinanza.
Il canto del Coro “Mariele Veltre” di Ragusa ha accompagnato i momenti più toccanti della liturgia, creando un’atmosfera di raccoglimento e di speranza condivisa.

L’omelia del Vescovo La Placa: “Dio nella fragilità dell’uomo”

Nella sua omelia, Mons. La Placa ha espresso parole di grande forza spirituale: “Dio abita il dolore e la malattia. A chi è provato dalla sofferenza, Dio offre una presenza amorevole che non cancella il dolore ma lo trasforma in luogo di comunione e speranza”.
Ha richiamato l’immagine del Buon Samaritano, figura evangelica che rappresenta la vicinanza e la tenerezza divina: “Come il samaritano si ferma, guarda, si avvicina e si prende cura, così la Chiesa è chiamata a farsi locanda dell’anima e rifugio dell’uomo ferito.”

La Chiesa, locanda del samaritano

Il Vescovo ha invitato a vedere nella comunità ecclesiale quella locanda evangelica dove le ferite vengono curate, dove la speranza rinasce e la solidarietà diventa manifestazione concreta dell’amore di Dio.
La Giornata Mondiale del Malato, istituita da San Giovanni Paolo II, è — come ha ricordato Mons. La Placa — un’occasione per “riscoprire il volto compassionevole di Cristo presente in ogni infermo e in ogni gesto di cura”.

Foto: Salvo Bracchitta

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