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Daini nel Ragusano. Oipa e Leida Iblea: «Prima i dati, poi le decisioni»
18 Ago 2026 13:09
«Prima i dati. Poi le decisioni». È questa la posizione ribadita da Oipa Ragusa e Leida Iblea sul tema della gestione della popolazione di daini nel territorio ragusano. Le due associazioni chiedono alla Regione Siciliana e agli uffici competenti di mettere a disposizione documenti, studi e dati scientifici prima dell’avvio di qualsiasi intervento di contenimento.
Una richiesta che punta a spostare il confronto sul terreno della trasparenza e della documentazione scientifica, evitando che una questione delicata come quella della gestione della fauna selvatica venga affrontata esclusivamente attraverso contrapposizioni ideologiche.
«Se esiste un problema reale, venga dimostrato»
La posizione delle associazioni parte da una premessa precisa: se la popolazione dei daini è effettivamente aumentata in maniera significativa, occorre dimostrarlo attraverso censimenti scientifici e verificabili.
Lo stesso principio, sostengono Oipa e Leida Iblea, dovrebbe valere per gli eventuali danni provocati dagli animali. Se vengono segnalate criticità rilevanti, queste dovrebbero essere quantificate e documentate attraverso dati concreti.
«Se esiste un’emergenza, vengano spiegate le ragioni concrete che la determinano», sostengono le associazioni, chiedendo quindi che ogni eventuale decisione di contenimento sia accompagnata da una motivazione tecnica chiara.
La richiesta alla Regione: «Rendete pubblici censimenti e relazioni»
Nel documento diffuso dalle due realtà animaliste viene formulata una serie articolata di richieste rivolte alla Regione Siciliana e agli uffici competenti.
Al centro c’è innanzitutto il censimento più recente della popolazione di daini nel territorio interessato, insieme alla metodologia utilizzata per determinarne la consistenza e alla relazione tecnica sulla quale è stata elaborata la stima.
Le associazioni chiedono inoltre di conoscere l’eventuale serie storica che dimostri un incremento della popolazione e tutta la documentazione relativa ai danni attribuiti ai daini.
Una richiesta di dati che, secondo Oipa e Leida Iblea, dovrebbe consentire di comprendere con maggiore precisione dimensioni e caratteristiche del fenomeno.
Quanti daini si vogliono abbattere? «Indicare il criterio»
Uno dei punti più delicati riguarda l’eventuale attività di contenimento.
Le associazioni chiedono che venga indicato il numero degli animali che si prevede di abbattere e, soprattutto, il criterio attraverso il quale è stato determinato quel numero.
La domanda è strettamente legata alla disponibilità di dati sulla consistenza della popolazione: senza sapere quanti animali siano effettivamente presenti, sostengono le due associazioni, diventa difficile valutare la proporzionalità e l’efficacia di un eventuale intervento.
Oipa Ragusa e Leida Iblea chiedono inoltre la documentazione che giustificherebbe l’applicazione al daino delle procedure richiamate dal PRIU 2022-2026.
Non solo abbattimenti: chi gestirà le carcasse?
La posizione delle associazioni non si limita alla fase precedente all’eventuale contenimento. Nel documento viene chiesto alla Regione di chiarire anche cosa accadrebbe dopo l’abbattimento degli animali.
In particolare, vengono richieste informazioni sul piano relativo a raccolta, trasporto, conservazione e destinazione delle carcasse, oltre ai protocolli sanitari applicabili e alle strutture individuate per la gestione degli animali abbattuti.
Un aspetto che, secondo Oipa e Leida Iblea, non può essere lasciato in secondo piano quando si programma un intervento sulla fauna selvatica.
«Non chiediamo meno controlli, ma più dati»
Il messaggio delle associazioni prova quindi a distinguere la tutela della fauna dalla negazione dell’esistenza di eventuali problemi.
«Non chiediamo alla Regione di dimostrare che i daini non siano un problema», sottolineano. La richiesta è, invece, che sia l’amministrazione a dimostrare attraverso dati verificabili ciò che sostiene sulla consistenza della popolazione, sui danni e sulla necessità di intervenire.
«Non chiediamo meno controlli. Chiediamo più dati. Non chiediamo di ignorare i problemi. Chiediamo che siano dimostrati».
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