Da Lukoil a Ludoil: ecco come è cambiato il controllo di ISAB, la raffineria di Priolo con la nuova acquisizione

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Da Lukoil a G.O.I. Energy e, dopo poco più di tre anni, da G.O.I. Energy a Ludoil. È la nuova tappa nella storia recente di ISAB, il grande polo della raffinazione di Priolo, Melilli e Siracusa, che da oggi passa sotto il controllo del gruppo della famiglia Ammaturo. Ludoil Capital, società interamente partecipata da Ludoil Energy, ha infatti perfezionato l’acquisizione del 51% del capitale di ISAB da G.O.I. Energy, dopo la conclusione positiva del procedimento di Golden Power.

Il passaggio segna il ritorno della raffineria sotto una guida italiana. Ma per capire come si è arrivati all’operazione annunciata oggi bisogna tornare indietro di tre anni, quando il nome di Lukoil era ancora indissolubilmente legato agli impianti del polo siracusano.

Il primo passaggio decisivo arriva nel gennaio 2023. Lukoil, attraverso la controllata LITASCO, annuncia l’accordo per la vendita di ISAB a G.O.I. Energy, società del ramo energia del fondo Argus New Energy. L’operazione viene completata il 4 maggio 2023, dopo l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie da parte delle autorità italiane. G.O.I. Energy diventa così proprietaria dell’intero capitale di ISAB.

È una fase delicata per la raffineria e per l’intero polo industriale siracusano. Il cambio di proprietà arriva infatti in un quadro segnato dalle conseguenze della guerra in Ucraina e dalle restrizioni sul petrolio russo, con la necessità di garantire continuità agli approvvigionamenti e alla produzione. G.O.I. Energy aveva nel frattempo costruito una partnership con Trafigura per assicurare le forniture di greggio, lo sbocco dei prodotti e il capitale circolante necessario alla gestione del complesso.

Per poco più di tre anni ISAB resta quindi sotto il controllo di G.O.I. Energy. Poi, nella primavera del 2026, arriva il nuovo accordo. Il 13 maggio Ludoil annuncia l’intesa per rilevare la partecipazione detenuta da G.O.I. Energy. L’operazione viene strutturata in due fasi e la prima riguarda il 51% del capitale, cioè la quota che consente a Ludoil di assumere il controllo della società. L’accordo è subordinato, tra l’altro, alle autorizzazioni previste per un asset di rilevanza strategica nazionale.

Dopo l’annuncio dell’accordo, l’operazione attraversa quindi l’iter autorizzativo. Il procedimento Golden Power, l’autorizzazione Antitrust e l’esame previsto dal regolamento europeo sulle sovvenzioni estere si concludono senza prescrizioni, consentendo di arrivare al closing di oggi. Tra l’annuncio dell’accordo, il 13 maggio, e il perfezionamento dell’acquisizione sono trascorsi poco più di quattro mesi.

Con il closing, Ludoil assume la guida industriale e la gestione della raffineria. Il valore dell’asset indicato in termini di enterprise value è di un miliardo di euro. L’operazione è stata sostenuta finanziariamente, con garanzia SACE, da BPER e UniCredit, in qualità di Global Coordinator, Mandated Lead Arranger e Bookrunner, e da MPS quale Mandated Lead Arranger. BPER Corporate & Investment Banking ha inoltre svolto il ruolo di Banca Agente.

Ma il cambio di proprietà non si ferma alla composizione dell’azionariato. Ludoil presenta infatti un piano industriale da circa 1,3 miliardi di euro di investimenti nei prossimi cinque anni, con l’obiettivo di intervenire sia sulla capacità produttiva della raffineria sia sulla trasformazione del polo verso i biocarburanti.

Una prima linea di intervento riguarda il recupero e l’ammodernamento di alcune unità di processo oggi dismesse. Il piano prevede il riavvio della distillazione primaria e della desolforazione nel sito Nord, del solvent deasphalting e del thermal cracking nel sito Sud. L’obiettivo indicato dal gruppo è aumentare la capacità di lavorazione e orientare la produzione verso distillati con minore contenuto di zolfo e di carbonio.

La seconda direttrice riguarda invece la trasformazione del polo in una piattaforma per la produzione di biocarburanti. Il percorso è già iniziato nel luglio 2026 con il co-processing all’FCC del sito Nord. La prospettiva è quella di sviluppare una filiera integrata capace di utilizzare oli vegetali non alimentari per produrre biobenzine, HVO e SAF, il carburante sostenibile destinato all’aviazione. In una prima fase saranno utilizzati gli impianti esistenti, mentre successivamente sono previste unità dedicate.

Sul fronte occupazionale, il gruppo conferma l’intero organico attuale. Durante il quinquennio degli investimenti, secondo il piano presentato, le commesse dovrebbero coinvolgere circa mille persone aggiuntive tra ingegneria, logistica e costruzioni. A regime sono previsti inoltre circa cento nuovi tecnici e operatori specializzati, con un ruolo indicato come strategico per la collaborazione tra ISAB e il sistema siciliano della formazione tecnica superiore.

Il passaggio di ISAB completa inoltre la filiera di Ludoil, che con l’acquisizione punta a diventare la più grande Multi-Energy Company privata italiana. Il gruppo prevede ricavi consolidati di circa 13 miliardi di euro l’anno e mette insieme attività che vanno dalla raffinazione allo stoccaggio, dalla distribuzione dei carburanti alla produzione di energia da fonti rinnovabili e biometano.

Al centro resta ISAB, con la ricezione e trasformazione di greggio e materie prime organiche. Attorno alla raffineria si sviluppa una filiera che comprende i depositi costieri presenti in diverse aree del Paese e una rete nazionale di stazioni di rifornimento.

Con il nuovo assetto cambia anche la governance di ISAB. La prima assemblea dei soci ha nominato un consiglio di amministrazione composto da tre membri: Marco Russo Spena come presidente e Paolo Fedeli come amministratore delegato, indicati dal socio di maggioranza, e Fabio Cadeddu come consigliere in rappresentanza del socio di minoranza.

La storia recente della raffineria si trova così davanti a un nuovo capitolo. Nel maggio 2023 l’uscita di Lukoil e il passaggio a G.O.I. Energy; nel settembre 2026 l’ingresso di Ludoil e il ritorno del controllo a un gruppo italiano. In mezzo, tre anni segnati dalle tensioni sul mercato dell’energia e dalla necessità di garantire continuità a uno degli impianti industriali più importanti del Paese. Ora la scommessa è quella del rilancio: 1,3 miliardi di investimenti annunciati e la trasformazione progressiva di ISAB da grande raffineria tradizionale a polo integrato anche per i biocarburanti.

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