ARRESTI A POZZALLO. PREZIOSO L’INTERVENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE. MA OCCORRE TENERE ALTA LA GUARDIA.

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La città si interroga. Con crescente preoccupazione. Pari al galoppare del sempre più funereo fenomeno del secolo: la droga. Inarrestabile. Dilagante. Lodevole l’azione repressiva delle forze dell’ordine. Ma le responsabilità stanno a monte. Probabilmente qualche modello educativo non funziona. Per colpevole distrazione politica e sociale. Tant’è che, strada facendo, abbiamo bruciato alcuni valori fondamentali e insostituibili. Che attengono alla sacralità della vita. Martedì sera a Pozzallo, nei locali dello Spazio Cultura “Meno Assenza”, si è svolto un importante convegno dal titolo “Per una educazione socio-affettiva”. Erano presenti 18 persone. Compreso il vostro cronista. Eppure le negatività  vanno combattute con le armi della partecipazione, della consapevolezza, della competenza. Strumenti preziosi e indispensabili per affrontare e risolvere i problemi dell’umanità. Con la libera e convinta partecipazione di tutti. Delle famiglie, delle comunità, della scuola. “L’operazione delle forze dell’ordine – dichiara il preside in pensione prof. Attilio Sigona – riceverà certamente il plauso dei cittadini, allarmati dalle ultime vicende delittuose di persone in cerca di denaro. La piaga della droga a Pozzallo, sempre grave, trova focolai nei giovani. I controlli a scuola, purtroppo, vengono diradati e non effettuati, nel timore che si bolli quel determinato istituto come frequentato da giovani drogati, con conseguente penalizzazione nelle iscrizioni; ma è un modo di comportarsi come gli struzzi nascondendo la testa nella sabbia. Famiglia e scuola sono fondamentali nella formazione; purtroppo, oggi soprattutto, le famiglie delegano alla scuola e questa non sempre è in grado di assolvere ai compiti assegnati. Né formazione e cultura antidroga possono essere demandate alle forze dell’ordine che hanno altri compiti istituzionali e fanno già i salti mortali a perseguire anche questa tipologia di reati”.

“I nomi di alcuni spacciatori finiti in manette – dice il titolare di un esercizio commerciale di piazza delle Rimembranze –  che ci ha chiesto di rimanere anonimo, non sono nuovi; tutti sapevano del loro “lavoro”; mi rendo conto che non sempre è possibile presidiare il territorio con un numero nutrito di rappresentanti delle forze dell’ordine, tuttavia, nei fine settimana e, con l’approssimarsi dell’estate, tutti i giorni, il centro storico andrebbe controllato assiduamente, possibilmente con la presenza di agenti in borghese”.

“Non esiste una buona prevenzione – dichiara il coordinatore regionale delle Comunità Incontro, dott. Guglielmo Puzzo – se non c’è una rigida repressione. Una frase questa che ebbi modo di ascoltare oltre 25 anni fa da don Pierino Gelmini, durante una sua visita a Pozzallo. Le forze dell’ordine hanno il dovere di stroncare, contrastare, arginare il triste fenomeno della droga. Ma non basta. Occorre che i genitori rimettano in discussione la capacità di amare responsabilmente i propri figli, occupandosene, ascoltandoli e permettendo loro di crescere in un ambiente familiare sereno. La scuola e gli insegnanti devono essere maestri di vita. E’ necessario che tutte le agenzie educative ( famiglia, scuola, parrocchia, istituzioni) svolgano fino in fondo il compito educativo, assumendosi ciascuno la propria responsabilità, per un percorso comune da percorrere assieme e che abbia lo stesso obiettivo: far crescere bene i  ragazzi, il futuro della società”.

“Durante la celebrazione del Giubileo 2000 della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini – dice don Giovanni Botterelli, parroco della chiesa di Santa Maria di Portosalvo – Giovanni Paolo II disse che la droga non si combatte con la droga”. Oggi il problema non è solo questo, ma ciò che sta dietro, perché manca il senso della vita con famiglie spaccate, valori perduti o smarriti, troppo benessere. Se riuscissimo nella nostra attuale società a recuperare i valori della vita, della famiglia, del vivere essenziale, allora qualcosa cambierebbe. Da soli nessuno può farcela, tutti devono scendere in campo: Istituzioni, scuola, famiglia. La chiesa ha cercato e cerca di fare la sua parte per questi suoi figli che cadono in questo tunnel con le numerose iniziative e comunità di recupero.

 

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