ALLA RICERCA DI UN MONDO CHE NON C’E’

Lunedì 9 settembre scortata da motovedette della guardia costiera di Pozzallo e Siracusa, è approdata presso il molo di Portopalo di Capo Passero un’imbarcazione di 18 metri con a bordo 178 migranti siriani (55 uomini, 41 donne e 82 bambini) reso noto dalla Questura di Siracusa. Prestata la necessaria assistenza umanitaria ed espletate le visite sanitarie di rito, i migranti sono stati trasferiti presso la struttura del mercato ittico, allestita temporaneamente per il primo soccorso, per le operazioni di identificazione.  178, la maggior parte dei quali sedicenti siriani, che si trovavano su un barcone intercettato a largo della costa siracusana. Si tratta in larga parte di nuclei familiari al completo con genitori, figli (alcuni anche molto piccoli) e qualche anziano.

Nelle prime ore di domenica le motovedette delle Fiamme Gialle hanno portato 259 clandestini a Lampedusa, ai quali si sommano i 690 già sbarcati tra Roccella Jonica, Porto Palo e ancora Lampedusa nella giornata di sabato. In totale, complici le condizioni meteo favorevoli, in poco più di 24 ore sono arrivati circa 950 immigrati.  I naufraghi si erano aggrappati alla gabbia per i tonni di un peschereccio tunisino: alla vista del convoglio gli immigrati, con la nave in avaria, si sono avvicinati e hanno tagliato il cavo di rimorchio della gabbia per poi aggrapparsi alle reti. Alcuni di loro però, stremati, non ce l’hanno fatta. 

Una bimba venuta alla luce pochi giorni fa durante la navigazione. Frah è nata il 30 agosto scorso. La mamma è una ragazza diciassettenne. Puerpera e neonata sono state trasferite all’ospedale “Trigona” di Noto senza grossi problemi di salute.  Frah pesa poco più di 2 chili e mezzo, si alimenta con regolarità, ed è  descritta dai medici che l’hanno visitata come una bimba sana e vivace. Altre donne sono in gravidanza, donne che hanno attraversato il mare con la paura di essere perseguitate, donne in grembo bimbi senza un futuro ma con la speranza di libertà. Le fughe, le aggressioni. I sogni infranti di un futuro nella propria terra. Molte vite sbarcate, fuggite dagli orrori della guerra. Tante le testimonianze di violenza, di ingiustizie subite.

Il Mediterraneo Orientale è affollato in mezzo a una Sicilia sempre più povera.

Tanti i sentimenti, troppe le sensazioni di paura durante il viaggio e la sofferenza per la fame e la sete, la convivenza forzata in spazi troppo stretti e inadatti, i soldi spesi e le fatiche fatte per quella speranza di avere un futuro, oltre la lontananza dalle persone care. Anime innocenti che fuggono da una persecuzione, alla ricerca di un mondo che non c’è. 

Il capo dello Stato, “conferma il fatto che l’Italia si presenta oggi come uno dei paesi europei più decisamente investiti dai flussi migratori e auspica che si creino le “condizioni di successo del nostro comune impegno di denuncia e di rifiuto di ogni rigurgito e nuova manifestazione di razzismo”

L’avvertimento della diversità produce uno stato d’animo ambivalente, cioè una tensione tra attrazione e rifiuto: questa tensione è alla radice di ogni conflitto culturale ma non si spiega esclusivamente nella sola dimensione della cultura, cioè nel mondo mentale espresso e esprimibile; forse affonda le radici più in profondità, cioè nella dimensione fantasmatica, individuale e collettiva delle culture che entrano in contatto.

Capire l’identità culturale dell’immigrato significa dunque capire con quale livello culturale la società di accoglimento cerca di omologarlo al proprio interno e la risposta sembra evidente: il livello culturale più basso, quasi marginale o marginale, cioè quello culturalmente più depotenziato, ai fini del potere contrattuale nella società mentre l’unica prospettiva corrente deve essere la rimessa al centro di ogni attività ponendo come priorità la sofferta esperienza culturale che queste persone attraversano.

Cinzia La Greca

 

 

 

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