A Ragusa Ibla riaffiorano le case di oltre duemila anni fa: gli scavi dei Giardini Iblei aprono al pubblico il sabato

A Ragusa Ibla riaffiorano le case di oltre duemila anni fa: gli scavi dei Giardini Iblei aprono al pubblico il sabato

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Dopo oltre quarant’anni riprendono le ricerche archeologiche nell’area accanto alla Villa comunale. Individuati i primi perimetri delle abitazioni ellenistiche. Da sabato 7 novembre cittadini e turisti potranno osservare gli archeologi al lavoro.

Le prime case stanno già tornando alla luce e da domani chiunque potrà entrare nel cantiere per vedere gli archeologi al lavoro. A Ragusa Ibla gli scavi dei Giardini Iblei restituiscono i primi risultati della nuova campagna di ricerca: sono stati individuati i perimetri di alcune abitazioni dell’età ellenistica, risalenti a oltre duemila anni fa. Sabato 7 novembre, alle 11, l’area archeologica aprirà al pubblico con il primo appuntamento di “Scavo Aperto”, un’iniziativa che permetterà a cittadini e turisti di seguire da vicino le indagini e conoscere direttamente dagli studiosi ciò che sta emergendo.

L’appuntamento si ripeterà ogni sabato mattina, alle 11, durante la campagna di scavo.

Il sito si trova a pochi passi dalla Villa comunale, in un’area interessata dalle prime indagini archeologiche tra il 1982 e il 1985, in occasione dei lavori per la costruzione di una palestra. Da allora le ricerche erano rimaste sostanzialmente ferme e il sito si presentava come un grande fossato nel cuore di Ragusa Ibla. Soltanto nelle scorse settimane, dopo oltre quattro decenni, gli archeologi sono tornati al lavoro grazie a una collaborazione tra Comune di Ragusa, Soprintendenza per i Beni Culturali, Università San Raffaele Roma e Dipartimento regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale.

La nuova campagna, inserita nel progetto Hybla – Archeologia e Architettura Antica, proseguirà fino al 28 novembre. A coordinarla scientificamente è il professor Carmelo Malacrino, già direttore per otto anni del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene. Per la Soprintendenza il riferimento è Saverio Scerra, funzionario responsabile della Soprintendenza di Ragusa.

I primi risultati sono già significativi. Nell’area sono stati aperti quattro saggi di scavo, concentrati soprattutto nella fascia centrale. Le indagini stanno permettendo di ricostruire la successione delle diverse fasi di occupazione del sito, dall’età del Ferro fino all’età ellenistica, passando poi per le trasformazioni tardo-medievali e moderne e per gli interventi successivi al terremoto del 1693.

A suscitare particolare interesse sono le strutture dell’abitato ellenistico, che risulterebbero abbandonate alla fine del III secolo avanti Cristo.

«Stiamo applicando la metodologia archeologica per leggere i singoli episodi di vita di questo insediamento – spiega Malacrino – Abbiamo già iniziato a riconoscere il perimetro di alcune case dell’abitato ellenistico. Chi verrà sabato potrà vedere direttamente ciò che sta tornando alla luce».

Il lavoro è ancora nelle sue fasi iniziali. Dopo la rimozione degli strati superficiali accumulati dal 1985 a oggi, tra vegetazione, terreno e materiali estranei, i ricercatori stanno procedendo con l’analisi stratigrafica, documentando ogni muratura e ogni fase dell’insediamento. All’interno del cantiere è stata predisposta anche un’area per la pulizia, la catalogazione e i primi disegni dei reperti ceramici recuperati.

Ma lo scavo non rappresenta soltanto un’occasione di ricerca. È anche un’esperienza formativa che coinvolge studenti, specializzandi e dottorandi provenienti dalle università di Messina, Palermo, Catania, Reggio Calabria, Trento e Milano, oltre a una studentessa dell’Università di York. Una vera e propria residenza archeologica, organizzata in appena tre settimane, con permanenze comprese tra 15 e 28 giorni.

«Gli studenti hanno la possibilità di fare vera esperienza di scavo e, allo stesso tempo, di conoscere Ragusa e il suo territorio – aggiunge Malacrino – Quando torneranno nelle loro università diventeranno anche, in qualche modo, ambasciatori della città e del patrimonio che hanno conosciuto qui».

La scelta di aprire il cantiere al pubblico nasce anche dalla curiosità che le attività hanno già suscitato. Nei primi giorni numerosi cittadini, bambini e turisti si sono fermati a osservare gli archeologi al lavoro, chiedendo informazioni su ciò che stava emergendo dal terreno.

Con “Scavo Aperto” quella curiosità potrà trasformarsi in un’occasione di conoscenza diretta, attraverso il racconto degli studiosi e l’osservazione delle scoperte mentre vengono effettuate.

«Tornare a scavare in quest’area dopo tanti anni significa riaprire una finestra sulla storia più antica della nostra città – sottolinea l’assessore ai Centri Storici Giovanni Gurrieri – Vogliamo che questo patrimonio non rimanga conosciuto soltanto dagli studiosi, ma diventi parte della vita culturale di Ragusa Ibla».

La ripresa delle indagini si inserisce anche in una prospettiva più ampia di valorizzazione urbana. L’Amministrazione comunale punta infatti alla riqualificazione dell’area compresa tra gli scavi, la chiesa di San Vincenzo Ferreri e piazza Hodierna, con l’obiettivo di realizzare un nuovo spazio culturale e teatrale all’aperto.

Il primo appuntamento è dunque per sabato 7 novembre alle 11. Per la prima volta dopo decenni, il grande fossato accanto ai Giardini Iblei non sarà soltanto uno spazio da osservare dall’esterno, ma un luogo in cui scoprire, insieme agli archeologi, le tracce della Ragusa di oltre duemila anni fa.

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