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A Modica la scelta di due giovani assessori accende la speranza di una politica nuova
30 Lug 2026 09:35
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Ci sono scelte che, nel loro apparente silenzio, diventano dirompenti e finiscono, nella loro semplicità, per fare più rumore di qualsiasi dichiarazione Accade così quando la politica, troppo spesso percepita come il luogo dell’ambizione personale, torna improvvisamente ad essere il luogo della coscienza.
È quello che, al di là delle inevitabili letture di parte che si registreranno, è accaduto ieri a Modica con una semplice lettera di dimissioni da assessori di Antonio Drago e Tino Antoci, dopo che per settimane, e a seguito dell’annuncio dell’azzeramento della Giunta comunale da parte del Sindaco Maria Monisteri, nulla accadeva. Per decenni abbiamo assistito a Modica ad una politica che, troppo spesso, ha trasformato il consenso in una moneta di scambio e il potere in un fine anziché in uno strumento. Dove la fedeltà al leader valeva più della fedeltà ai cittadini. Dove crescere significava, quasi inevitabilmente, accettare compromessi, allinearsi, rinunciare a una parte della propria libertà di pensiero. Una politica che premiava l’obbedienza più del merito. Un modo di fare vecchio, datato che ormai ha stancato tutti.
Con il gesto di Antoci e Drago la città si sta accorgendo che qualcosa, forse, sta cambiando. Piaccia o meno il loro percorso politico, rappresenta una generazione diversa. Due tra gli amministratori più votati della città che in questi anni hanno sacrificato tempo, lavoro, affetti familiari e serenità personale per seguire quotidianamente dossier, cantieri, problemi amministrativi, incontri istituzionali. Lo hanno fatto con la convinzione, probabilmente ingenua secondo qualcuno, che fosse ancora possibile incidere realmente sul futuro della propria comunità. Tutto ciò ha spaventato e fortemente preoccupato chi non vive “per la politica” ma “di politica” perchè la prima nasce da una vocazione civile; la seconda è invece una professione finalizzata esclusivamente alla conservazione del potere.
Quando il percorso del loro modo di intendere la politica ha iniziato ad allontanarsi dai valori che avevano motivato il loro impegno, hanno compiuto la scelta più difficile. Non quella di restare a qualsiasi costo e di piegarsi per convenienza. Ma quella di farsi da parte. È una decisione che nella politica contemporanea appare quasi rivoluzionaria. Perché oggi siamo abituati a vedere persone aggrapparsi agli incarichi fino all’ultimo giorno utile. Assistiamo quotidianamente a battaglie combattute esclusivamente per conquistare una posizione, spesso senza che nessuno si chieda quale progetto ci sia dietro quella candidatura. Perdere un ruolo viene vissuto come una sconfitta personale. Rinunciarvi volontariamente appare quasi incomprensibile.
I tentativi di convincerli a cambiare idea sono stati numerosi. Le pressioni, le polemiche, gli attacchi personali, spesso scomposti, poco eleganti e ben lontani dallo stile che dovrebbe appartenere alle istituzioni, hanno accompagnato in consiglio l’inizio di questa vicenda. Chi aspirava a occupare quello spazio politico ha scelto talvolta il linguaggio dello scontro, dimenticando che la politica dovrebbe prima di tutto essere rispetto. La risposta, invece, è arrivata con una semplicità disarmante.
“Noi andiamo via. Buon lavoro.” Tre parole che valgono molto più di tante conferenze stampa. Non contengono rabbia. Non contengono vendetta. Non contengono accuse ma tanta, tantissima dignità.
Ed è forse proprio questa la lezione più importante che Modica riceve oggi, impartita non dall’alto di una cattedra, ma attraverso l’esempio. Perché educare alla politica significa soprattutto dimostrare che esiste un limite oltre il quale il potere non vale più il prezzo che richiede. Le numerose attestazioni di stima che ai due, ormai ex assessori, stanno arrivando in queste ore raccontano un sentimento diffuso che va oltre gli schieramenti. Lo dimostrano anche le parole di un ultimo comunicato stampa del sindaco Maria Monisteri, che con onestà intellettuale ha riconosciuto pubblicamente il valore umano e politico del gesto compiuto dai due assessori e ha dato atto del loro valore. In un tempo in cui riconoscere i meriti dell’altro è diventato quasi un atto di coraggio, anche questo rappresenta un segnale significativo.
Naturalmente nessuno può pensare che da oggi tutto diventi improvvisamente migliore. Sarebbe ingenuo. Le tensioni non finiranno. Le polemiche continueranno. Forse il sindaco, la città e la stessa Forza Italia dovranno ancora attraversare momenti difficili. I vecchi metodi della politica non scompaiono dall’oggi al domani. Le culture politiche cambiano lentamente, perché sono fatte di abitudini, di interessi consolidati, di mentalità sedimentate negli anni. Ma ogni cambiamento storico inizia sempre con un gesto simbolico. La speranza, insegna la sociologia, non nasce quando i problemi scompaiono. Nasce quando qualcuno dimostra che esiste un modo diverso di affrontarli. Ecco perché questa vicenda va oltre le dimissioni di due assessori.
Parla di una nuova generazione che non considera la politica una carriera, ma un servizio, di giovani che non accettano di sacrificare la propria libertà sull’altare della convenienza, della possibilità concreta che anche a Modica possa affermarsi una classe dirigente capace di mettere il bene comune davanti all’interesse personale. Forse è ancora presto per parlare di una svolta. Ma è certamente il momento di tornare a credere che una politica diversa sia possibile. Ne abbiamo tutti terribilmente bisogno.
Foto generata con AI
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