Le nanoplastiche sono state rilevate nel sangue umano e perfino nella placenta. Un tema sempre più centrale nel dibattito scientifico internazionale e che è arrivato anche al Parlamento Europeo, dove il professor Antonio Ragusa ha acceso i riflettori sui possibili rischi per la salute pubblica. Secondo gli studi presentati nel corso dell’incontro, le particelle di […]
MALASANITA’ ED … AFFARI
01 Ott 2010 18:47
I fatti di malasanità accaduti in queste ultime settimane in tutta la Sicilia e nel resto d’Italia, ripropongono una riflessione che da tanti anni molti operatori della sanità, timidamente e soprattutto in posizione di netta minoranza, cercano di portare all’ordine del giorno dell’agenda della politica sanitaria.
Lasciando perdere per un momento, e non perché meno importante, il gravissimo ritardo infrastrutturale ed organizzativo delle ASP siciliane, è importante sottolineare e soffermarsi sui motivi che hanno scatenato il paradossale errore concretizzatosi al Policlinico di Messina dove due medici sono venuti alle mani per motivi apparentemente banali, ma che affondano le radici probabilmente in questioni private e di clienti.
Molti medici sono diventati affaristi, imprenditori della necessità, commercianti del benessere ed approfittando di una normativa italiana, unica in Europa, che permette la libera professione intra moenia o extra moenia; praticamente si legalizza la possibilità di fare libera concorrenza nel privato e nei propri studi professionali alle loro stesse attività svolte di mattina nel posto pubblico. Alcuni hanno perso la testa e si sono lasciati andare abdicando al giuramento di Ippocrate. Il SOLDO o come diceva una vecchio compagno “lo sterco di Epicuro” rappresenta per molti di questi vecchi e nuovi missionari un’attrazione molto difficile da resistere.
Molti medici, non tutti fortunatamente anzi esiste un movimento sotterraneo minoritario che da sempre vuole abolire l’attività libero professionale per i dipendenti pubblici, che sono stati formati alle loro competenze ed alle loro specializzazioni diagnostiche e terapeutiche con i soldi del pubblico e quindi dei cittadini, approfittano delle loro posizioni di privilegio presso l’ospedale ed alcune volte dei presidi territoriali collocandoli su una vetrina di immense potenzialità, determinano un prelievo che somma a livello nazionale in circa 3 miliardi di euro, (quelli fatturati) che tanti cittadini sono costretti a pagare perché l’urgenza di stare bene supera qualsiasi ragione. La salute prima di tutto.
Cioè, dalle tasche dei cittadini, oltre all’esborso di danaro pubblico dello stato e delle regioni per il sistema sanitario, fuoriesce un altro fiume di denaro nella speranza della guarigione e dell’eldorado della salute.
Possiamo ancora permetterci tutto questo? Possiamo ancora tollerare che alcuni medici fanno diventare le corsie ospedaliere vere e proprie cliniche private ribaltando sulla testa di tutti i costi diagnostici e terapeutici che l’interessato, se vuole curarsi privatamente, dovrebbe pagare?
Poi ci lamentiamo che mancano i soldi, che dalla sanità siciliana scappano verso il Nord Padano fino al 25% dei cittadini utenti dei nostri servizi soprattutto chirurgici, che non abbiamo fondi necessari e sufficienti per la ricerca e per gli investimenti.
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