Nello “Ione”, una tragedia probabilmente rappresentata nella penultima decade del V sec. a.C., Euripide porta sulla scena, e risolve positivamente, l’eterno dramma dell’uomo alla ricerca di quei vincoli di sangue che né il tempo né le distanze possono rimuovere o spezzare . “Ione” , come “Elena” , appartengono ai cosidetti “drammi del caso”, in cui i destini umani sono affidati non a un provvidenziale intervento divino, ma a un ceco moto d’eventi che ostacolando, mutando e deviando i progetti e le azioni degli uomini fa scaturire dai loro cuori e dalle loro menti una complessa, contraddittoria e molteplice umanità. Quindi la vicenda: un bambino abbandonato in una grotta, una madre tormentata dai rimorsi, un riconoscimento con lieto fine dopo molte peripezie che comprendono un finto riconoscimento, una trama omicida e un tentativo di linciaggio. Lo Ione è il più antico esempio di dramma a intreccio del teatro europeo. Più che una tragedia è una tragicommedia, tutta giocata sugli equivoci dell’identità e percorsa da un’ironia sottile che fa dei suoi personaggi degli eroi minuscoli, incapsulati nel loro inconsapevole gioco delle parti, ma alla fine riscattati dai capricci del destino. Ma nonostante il lieto fine, ciò che emana da questa tragedia dell’estrema maturità di Euripide è un angoscioso senso di debolezza e di precarietà della condizione umana, sottratta sia a un disegno provvidenziale divino sia al dominio della ragione. Un finale propiziato dal caso, che coinvolge tutti i personaggi: Ione, il Coro delle serve di Creusa, Creusa, Xuto, il Vecchio, il Servo di Creusa, la Pizia e gli dei chiamati Ermes e Atena e l’evocato Apollo. Ogni fatto dimostra, tragicamente, come l’uomo sia “pupazzo” in balia di un destino a cui gli stessi dei possono solo assistere.
Nello adattamento del regista Luis Miguel Cintra le riflessioni conducono lo spettacolo e due idee che sono il fulcro dell’intrigo: la bontà della ragione e le bugie che sono principi del male. Alla base di tutto c’è la consapevolezza che mettere in scena i testi antichi ci aiuta a capire il presente sia dal punto di vista politico che umano.
L’adattamento di Cintra che vede anche altri autori citati fra cui Pier Paolo Pasolini. e la modernizzazione dei testi antichi difficilmente riescono a convincere pienamente,ma sono sempre tentativi di rivisitazione e interpretazioni, di cui si apprezza lo sforzo .
Bravi gli interpreti, Guitherme Gomes, Joao Gross,Josè Mendes, Luis Lima Barreto,Luis Miguel Cintra e Luisa Cruz. La scenografia e i costumisono di Cristina Reis.
E’ una coproduzione della Compagnia Cornucopia con il Teatro Municipale San Luiz ,in occasione dei quaranta anni di attività.
Le note del fado introducono la tragedia e il narratore, che leggendo ci conduce nella storia . Questa viene interpretata in un altro spazio quasi come una sorta di feed back.
Lo spettacolo è stato rappresentato al Teatro Municipale Joaquim Benite di Almada.
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