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L’IRANIANO MORE THAN TWO HOURS DI ALI ASGARI
27 Ago 2013 18:51
Numerosi spettatori hanno affollato queste calde serate di agosto il Parco Archeologico Terracqueo di Camarina per il festival fondato e direttore dal giornalista e scrittore Andrea Di Falco.
L’iniziativa arrivata al suo quindicesimo appuntamento è iniziato da giovedì 22 continuato per tutto il fine settimana e continuato anche per lunedì 26 Agosto. L’iraniano More than two hours di Ali Asgari è il Miglior Cortometraggio del XV VideoLab Film Festival. Si tratta del primo film non italiano premiato al Concorso Internazionale dei Corti del Cinema d’Arte Mediterraneo di Kamarina. È questo il verdetto della giuria, presieduta da Roberta Torre, regista; e composta da Sebastiano Gesù, storico del cinema; Giuseppe Gambina, esercente cinematografico; Lucia Sardo, attrice; Antonella Giardina, storica del cinema. Le motivazioni: “Per la scelta di un tema che mette in evidenza le profonde e dilaniate contraddizioni della società iraniana, con una costruzione cinematografica tesa ed essenziale”.
La vittoria di More than two hours di Ali Asgari conferma la vocazione internazionale del festival. È un corto bellissimo che narra un’odissea notturna. La ricerca ossessiva della solidarietà in una città lunare”.
La Miglior Regia è andata allo spagnolo Mi ojo derecho di Josecho de Linares, per “la freschezza e la linearità di linguaggio che delinea il ritratto umano di una donna importante per l’autore, in un viaggio attraverso il ricordo dell’infanzia”.
La Miglior Sceneggiatura è stata giudicata quella de Il Passeggero del regista aretino Benni Piazza (Italia 2013, 18′), “per la sintesi drammaturgica e per il ritmo che narra puntuale una storia di respiro hitchcockiano”.
Miglior Attore, Roberto Herlitzka, interprete di Genesi firmato dalla cineasta pugliese Donatella Altieri (Italia, 2012, 18′), “per l’interpretazione tersa e delicata sospesa tra sogno e realtà, che ne conferma le straordinarie capacità”.
Miglior Attrice, Miriam Zohar, interprete di Eye Drops, corto israelo-palestinese di Mohammad Bakri, “per un’interpretazione che racconta lo sguardo del dramma mai sopito dell’Olocausto e delinea i frammenti e le ferite di un popolo attraverso la sua memoria”.
Il premio al Miglior Documentario è stato assegnato a 5 Kmq della catanese Sonia Giardina e del linosano Salvatore Tuccio, “per la capacità di evidenziare i problemi di una piccola realtà isolana con un linguaggio semplice ed immediato”.
Glii ultimi quattro film brevi della retrospettiva dedicata a Roberta Torre: Angelesse (1994, 35′); Spioni (1994, 15′); La Fabbrica (2010, 7′); Il Cielo Sotto Palermo (1995, 6′). “Prima di girare i miei primi lungometraggi – ha affermato la regista – ho fatto un’autentica indagine antropologica”. Secondo la Torre, “Angelesse è un corto molto datato. Oggi non ci sono queste realtà. Le donne del documentario vivono in quartieri di periferia. Molte di loro non uscivano mai di casa. Io ero arrivata da poco a Palermo e condividevo il loro sentire. Gli attori del corto Spioni, girato nel 1994, invece, oggi sono padri di famiglia. Ho saputo che hanno proseguito in una vita da mafiosi. I loro figli, invece, sono riusciti a svincolarsi dai legami con la mafia”. Tra i registi italiani, apprezza Garrone e Sorrentino. “Ma credo che oggi manchi una visione, un respiro, uno sguardo. Siamo succubi del neorealismo. Esteticamente, il cinema italiano non se ne è mai staccato”.La Torre ha ricordato, con affetto, il film Angela. “Ho ritratto una Palermo crepuscolare. Ho conosciuto Donatella Finocchiaro, protagonista di quella pellicola, nel corso dei provini. L’ho scelta contro la volontà dei produttori. Per lei fu l’esordio al cinema. Mi piace scoprire gli attori. È un insegnamento che ho appreso dal metodo di lavoro di Ermanno Olmi. Lui è sempre stato affascinato dalle facce della strada”. La cineasta ha parlato anche della sua attività teatrale. “Ho vissuto sempre il teatro come altra vita. È la mia salvezza quando è necessario fare una pausa. Così, sono nati due progetti a cui tengo molto. Gli Uccelli di Aristofane, rappresentato al Teatro Greco di Siracusa. E Insanamente Riccardo Terzo. Una rivisitazione del Riccardo III di William Shakespeare, che ho mostrato ai Cantieri Culturali alla Zisa e al Teatro Garibaldi di Palermo. La scena è stata calcata da venti pazienti psichiatrici e cinque attori”.
Questi appuntamenti hanno allineato queste calde serate di agosto rendendo sempre protagonista la cultura e non mandandola mai in vacanza.
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