Ispica, Halloween tra bambini vestiti da santi e il nodo del disagio giovanile

Ispica, Halloween tra bambini vestiti da santi e il nodo del disagio giovanile

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Halloween a Ispica, le due facce della notte: bambini vestiti da santi e il tema del disagio tra i minorenni.

Due immagini molto diverse hanno segnato la notte di Halloween a Ispica. Da una parte i bambini del catechismo che hanno attraversato la città vestiti da santi, bussando alle porte delle case e ricevendo dolcetti, sorrisi e accoglienza. Dall’altra alcuni episodi che hanno riacceso il dibattito sul disagio giovanile, sui comportamenti a rischio e sulla necessità di una maggiore attenzione verso i minorenni.

Sono due piani differenti, che non vanno sovrapposti, ma che nella stessa giornata hanno riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra giovani, famiglie, scuola e comunità.

L’iniziativa dei più piccoli ha proposto una lettura alternativa della vigilia di Ognissanti. Invece dei tradizionali costumi di Halloween, i bambini del catechismo si sono vestiti da santi e hanno attraversato la città fermandosi nelle abitazioni.

Ad accoglierli dolci e caramelle, ma anche curiosità, sorrisi e gratitudine. Un modo semplice per legare il gioco alla ricorrenza di Tutti i Santi e riportare l’attenzione sul significato religioso della giornata.

Accanto a questa immagine serena, nelle ore successive è emersa però anche una riflessione più complessa sul mondo dei giovanissimi.

Sui social sono circolate ricostruzioni che fanno riferimento anche al consumo di alcol da parte di minorenni, ma al momento non risultano riscontri ufficiali per ricostruire con precisione quanto accaduto né per attribuire a singoli episodi cause o responsabilità precise.

Proprio per questo, il sindaco Pierenzo Muraglie ha invitato alla prudenza e a evitare congetture pubbliche sui minori coinvolti.

Il primo cittadino ha scelto di spostare il ragionamento dal singolo episodio a un problema più ampio.

Secondo Muraglie, quanto accaduto deve spingere la città a interrogarsi sulla crescente fragilità dei più giovani e sulla necessità di intercettare prima i segnali di disagio.

Il tema, secondo il sindaco, non può essere considerato soltanto una questione familiare o scolastica, ma riguarda l’intera comunità.

Da qui una serie di proposte: un confronto permanente tra scuole, servizi sociali, Asp, consultorio, forze dell’ordine, parrocchie e associazioni sportive; attività di prevenzione già dalle ultime classi della scuola primaria e nelle medie; sportelli di ascolto facilmente accessibili ai ragazzi e momenti di confronto rivolti anche ai genitori.

Tra i punti indicati compare anche quello dei controlli sulla vendita di alcolici ai minorenni, da rafforzare attraverso il dialogo con gli esercenti.

Un passaggio che richiama l’attenzione su un fenomeno più ampio e che non va però automaticamente collegato a singoli episodi finché non ci sono elementi ufficiali sufficienti.

Muraglie richiama inoltre la necessità di creare più luoghi e occasioni di aggregazione: biblioteca, musica, teatro, sport e caffè letterario.

L’idea è quella di costruire spazi nei quali i ragazzi possano trovare occasioni di incontro, ascolto e partecipazione prima che eventuali situazioni di disagio diventino emergenza.

La riflessione del sindaco si chiude con un richiamo alla responsabilità collettiva: una comunità, sostiene, deve essere capace di ascoltare i propri ragazzi anche nei giorni normali, non soltanto quando accade qualcosa che desta allarme.

E forse proprio le due immagini di Halloween raccontano la complessità della questione.

Da una parte bambini accompagnati dagli adulti attraverso le strade della città, tra gioco, catechismo e porte che si aprono. Dall’altra la necessità di interrogarsi su cosa accade pochi anni dopo, durante l’adolescenza, e su quanto famiglie, scuola, istituzioni e comunità riescano davvero a intercettare i segnali di difficoltà dei più giovani.

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