Altro che stracci lavati in famiglia: a Modica il centrodestra scopre le sue crepe

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A Modica il centrodestra continua a parlare di unità, ma intanto Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno iniziato a raccontare due versioni decisamente diverse di ciò che è accaduto attorno alla nuova Giunta Monisteri. E, a questo punto, più che gli auguri di buon lavoro e gli appelli al dialogo, sono proprio le parole messe nero su bianco dai due partiti a raccontare una partita politica tutt’altro che chiusa.

Il primo capitolo risale al 3 agosto, quando Fratelli d’Italia, attraverso il coordinatore cittadino Marco Nanì, prese atto della nuova Giunta comunale e spiegò la scelta di rimanere fuori. Una nota dai toni istituzionali, nella quale FdI rivendicava di avere mantenuto «un dialogo costante» e sosteneva che «ogni confronto si è svolto nell’ottica di individuare soluzioni condivise».

Il passaggio politicamente più significativo, però, era un altro: «Mancando i presupposti per una sintesi che rispecchiasse pienamente i valori e la visione del nostro partito, abbiamo preferito non occupare postazioni ad ogni costo».

Fin qui, una posizione comprensibile e anche coerente con la rivendicazione di voler mettere i progetti davanti alle poltrone.

Poi è arrivato Ferragosto. E gli stracci, metaforicamente parlando, hanno cominciato a uscire fuori dalla lavatrice.

Forza Italia Modica, con il segretario cittadino Giorgio Aprile, ha infatti deciso di rispondere proprio a quella ricostruzione. E lo ha fatto mettendo in discussione uno dei passaggi centrali della nota di FdI: il confronto ci sarebbe stato davvero?

Aprile sostiene di avere personalmente cercato Marco Nanì, senza però riuscire ad arrivare a un confronto diretto e sostanziale. Da qui la domanda, volutamente provocatoria, contenuta nel comunicato azzurro: «Con chi avrebbe dialogato?»

Non è una semplice schermaglia da comunicato stampa. Perché se una forza politica dice che il confronto è stato costante e un’altra sostiene sostanzialmente che quel confronto non ci sia stato, significa che sul tavolo non c’è più soltanto la composizione della Giunta. C’è la ricostruzione di come il centrodestra modicano abbia gestito questa fase politica.

E la questione diventa ancora più interessante se si torna all’origine della nuova amministrazione.

La nuova Giunta Monisteri era stata presentata come una sorta di verifica di metà mandato, con l’obiettivo dichiarato di dare maggiore slancio all’azione amministrativa. Una scelta che, nella lettura di Forza Italia, non rappresenterebbe uno strappo ma un passaggio politico legittimo, finalizzato a rafforzare l’azione di governo in una fase particolarmente delicata per la città.

Ma allora perché Fratelli d’Italia è rimasta fuori?

Qui si apre il vero interrogativo politico.

Perché se l’obiettivo era costruire una Giunta capace di rappresentare l’intero centrodestra e di evitare gli errori di una coalizione che arriva agli appuntamenti elettorali divisa, l’esclusione di FdI rappresenta quantomeno un campanello d’allarme.

Il riferimento a Ispica viene quasi naturale. Il centrodestra, anche nel dibattito territoriale, sa bene quanto possa costare presentarsi diviso davanti agli elettori. E proprio la necessità di evitare di ripetere esperienze di divisione avrebbe dovuto spingere verso una maggiore compattezza.

A Modica, invece, la nuova Giunta nasce senza Fratelli d’Italia.

FdI, nella nota del 3 agosto, non ha chiuso la porta. Anzi, ha ribadito la disponibilità al confronto e la volontà di lavorare alla costruzione di «un nuovo e solido progetto politico» per l’unità del centrodestra in vista dei futuri appuntamenti elettorali.

Dopo Ferragosto, però, è arrivata una nuova nota di FdI dai toni ancora più netti: alla polemica politica, il partito dice di preferire il lavoro concreto sulla città, indicando sicurezza, centro storico, attività produttive e sviluppo come priorità. Una risposta che sembra voler spostare il terreno dello scontro dalle dinamiche di Giunta ai contenuti amministrativi.

Ma intanto la polemica è già entrata nella casa del centrodestra.

E non è finita qui.

Forza Italia, infatti, nel suo comunicato affronta anche le dichiarazioni della consigliera di opposizione Elena Frasca e parla di confronto costruttivo invitando il suo gruppo a presentare in Aula le soluzioni concrete che dichiarano di avere, superando una logica di opposizione puramente polemica.

E se si guarda oltre Modica, il quadro non sembra necessariamente più rassicurante. A Ragusa l’ingresso di Fratelli d’Italia nella maggioranza non appare, almeno oggi, una prospettiva scontata. Anche qui, dunque, il centrodestra territoriale sembra avere qualche difficoltà a trasformare l’idea di una coalizione unita in una pratica politica altrettanto unitaria.

Il centrodestra parla di unità, di progetto comune, di futuro e di capacità di governo. Ma quando arriva il momento di sedersi attorno a un tavolo per stabilire ruoli, responsabilità e priorità, emergono differenze, incomprensioni e soprattutto diverse versioni dei fatti.

Il Partito democratico, nelle scorse settimane, aveva letto la nuova Giunta Monisteri soprattutto come un’operazione funzionale a riequilibrare i rapporti interni a Forza Italia. Una lettura di parte, naturalmente, ma che oggi può essere riletta alla luce di una circostanza politica precisa: i protagonisti della precedente esperienza amministrativa non sono più tutti nella stessa posizione e Fratelli d’Italia, nonostante le aperture dichiarate, è rimasta fuori dal nuovo esecutivo.

E allora forse il problema non erano semplicemente Drago e Antoci, né gli equilibri personali della precedente Giunta.

Forse il problema era, ed è, più profondo: come si tiene insieme una coalizione quando cambiano gli equilibri di potere?

Perché una coalizione è facile da dichiarare quando tutti siedono allo stesso tavolo. Diventa molto più difficile da praticare quando qualcuno deve restare fuori.

Se davvero la nuova Giunta è nata per rafforzare l’azione amministrativa e preparare il centrodestra alle prossime sfide, la prima sfida che dovrà affrontare potrebbe essere proprio quella di ricucire i rapporti interni alla coalizione.

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