A Marina di Ragusa il “Festival dei Piturri”: dall’11 al 16 agosto tra blackout e turismo “esperienziale”

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Sei giorni di tradizioni, paesaggi mozzafiato, turismo esperienziale e persino una nuova specie antropologica da osservare. Peccato che, nel programma, ci siano anche discariche abusive, blackout, rifiuti abbandonati, docce saltate e un aeroporto trasformato in un’attrazione di archeologia contemporanea.

È il surreale “Festival dei Piturri” raccontato in un video da Antonio Carnemolla, videomaker e artista di strada ragusano e, da alcuni mesi, presidente della Pro Loco Mazzarelli.

Il video è chiaramente costruito sul registro dell’ironia e della provocazione. Un finto spot turistico che, attraverso l’esagerazione, mette in fila alcuni dei problemi che caratterizzano la stagione estiva del territorio.

«È arrivato il Festival dei Piturri, dall’11 al 16 agosto a Marina di Ragusa. Torna l’evento più autentico dell’estate siciliana», esordisce Carnemolla, con il tono tipico degli annunci promozionali.

Ma bastano poche battute per capire che il festival non esiste e che la promozione si trasforma in satira.

«Sono già tantissime le prenotazioni dal Nord Europa – dice –. Norvegesi, danesi, finlandesi non vedono l’ora di immortalare gli splendidi paesaggi della Sicilia impreziositi da discariche abusive e rifiuti abbandonati lungo le campagne».

Il finto programma prosegue con appuntamenti culturali dedicati all’“homo incivilius”, «una specie che continua a prosperare indisturbata in alcune aree del Mediterraneo».

Poi arriva il turismo esperienziale. Tra le attività proposte ci sono dimostrazioni su come «montare un televisore in spiaggia» e lavarsi i piedi nei bagni dei bar per evitare il costo della doccia.

Non manca neppure una tappa all’aeroporto di Comiso, presentato ironicamente come «uno dei più affascinanti esempi di archeologia aeroportuale contemporanea».

E infine la “Blackout Experience”, forse il passaggio più immediatamente riconoscibile per chi negli ultimi mesi ha vissuto le conseguenze delle interruzioni di energia elettrica: «Più volte al giorno, senza alcun preavviso, potete vivere l’emozione di cenare al buio, interrompere una doccia, restare senza aria condizionata e riscoprire il fascino della vita ottocentesca».

Il finale chiude il finto spot con la formula che racchiude tutta la provocazione: «Gli hotel registrano il tutto esaurito. L’ingresso è libero, il buon senso invece è facoltativo. Vi aspettiamo».

Una satira che parte da problemi reali

Il video funziona proprio perché porta all’estremo una serie di situazioni che, al di là della caricatura, appartengono al dibattito quotidiano sul territorio: l’abbandono dei rifiuti, l’inciviltà di alcuni frequentatori delle spiagge, i disagi legati all’energia elettrica e le difficoltà dell’aeroporto di Comiso.

Carnemolla non costruisce dunque una provocazione completamente astratta. Prende problemi conosciuti, li trasforma in improbabili attrazioni turistiche e li presenta come se fossero il valore aggiunto di una destinazione.

È una tecnica satirica classica: rovesciare il messaggio promozionale per evidenziare ciò che, secondo l’autore, rischia invece di compromettere l’immagine del territorio.

E proprio qui nasce il secondo livello della vicenda.

Il paradosso del video

Perché a firmare la provocazione è un personaggio che oggi occupa anche un ruolo direttamente legato alla promozione territoriale. Antonio Carnemolla è infatti da pochi mesi presidente della Pro Loco Mazzarelli, realtà che opera proprio nell’area di Marina di Ragusa.

Ed è questo elemento a rendere il video particolarmente interessante dal punto di vista pubblico.

La domanda non è tanto se sia legittimo denunciare i problemi di un territorio attraverso la satira: naturalmente lo è. La questione è piuttosto se chi ha anche una responsabilità istituzionale nella promozione di quella stessa destinazione debba adottare una cautela ulteriore nel modo in cui la racconta.

Da una parte c’è l’artista, che utilizza l’ironia come strumento di denuncia e può sostenere che proprio mettere in evidenza le criticità significhi difendere il territorio.

Dall’altra c’è il presidente di una Pro Loco, il cui ruolo porta inevitabilmente con sé anche una funzione di valorizzazione dell’immagine e dell’attrattività della località.

Il confine, dunque, è sottile: denunciare ciò che non funziona per contribuire a migliorarlo oppure finire, involontariamente, per rafforzare un’immagine negativa della destinazione?

Quando la provocazione diventa comunicazione territoriale

È probabilmente questo il punto più interessante del “Festival dei Piturri”. Il video può essere letto in due modi opposti.

Per alcuni sarà una provocazione intelligente: se esistono rifiuti, disservizi e comportamenti incivili, è meglio parlarne apertamente, magari utilizzando l’ironia per attirare l’attenzione su problemi che altrimenti rischiano di diventare normalità.

Per altri, invece, proprio la scelta delle immagini e delle situazioni rischia di produrre l’effetto contrario, soprattutto quando il video viene diffuso fuori dal contesto locale: chi non conosce Marina di Ragusa potrebbe fermarsi alla rappresentazione delle discariche, dei blackout e dei disservizi senza cogliere fino in fondo la chiave satirica e volutamente esagerata.

La provocazione, dunque, resta aperta: può la satira essere anche uno strumento di promozione territoriale quando mette in scena, seppure con ironia, tutto ciò che rischia di compromettere quella stessa promozione?

Il “Festival dei Piturri”, naturalmente, non esiste. Ma il messaggio che Carnemolla affida al suo falso programma turistico è tutt’altro che inventato: dietro le battute ci sono problemi reali. E forse è proprio questa la forza della provocazione.

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