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Ragusa Pride 2026, a Marina di Ragusa il corteo della resistenza queer: “Liberiamo tutti i corpi”
11 Lug 2026 19:05
MARINA DI RAGUSA – Non solo una parata, ma una presa di posizione politica. Il Ragusa Pride 2026 sta attraversato oggi Marina di Ragusa portando in piazza il messaggio racchiuso nello slogan scelto per la quinta edizione: “Resisto anche Queer”. Un titolo che, nelle intenzioni degli organizzatori, non è soltanto una rivendicazione identitaria, ma un invito alla costruzione di comunità, alla creazione di reti e a una nuova forma di resistenza contro ogni discriminazione. Il Pride più a sud d’Italia è tornato a colorare il lungomare Andrea Doria con un corteo partecipato da associazioni, collettivi, famiglie, giovani e cittadini, partito dal Parco di via Michele Calabrese, dove sono installate le panchine rainbow, e arrivato fino a piazza Torre, sede degli interventi conclusivi e della festa finale. Al centro della manifestazione il manifesto politico del Ragusa Pride 2026, presentato come una “lettera aperta” alla comunità. Un documento che, nelle parole degli organizzatori, nasce da un percorso collettivo e da un confronto tra diverse realtà del territorio: Arcigay Ragusa, Agedo Ragusa, Cristiani LGBT, la neonata Beax ETS, collettivi, gruppi e singole persone. Il messaggio politico del Pride parte dal territorio e dalla sua storia: “dal duplice omicidio di Giarre del 1980 a oggi”, sottolineano gli organizzatori, la provincia iblea viene descritta come un laboratorio culturale, sociale e politico contro l’omolesbobitransfobia e l’eterocisnormatività. Nel documento trovano spazio anche temi che vanno oltre la dimensione dei diritti della comunità Lgbtqia+. Il manifesto richiama infatti la lotta contro il patriarcato e le sue diverse manifestazioni, citando sessismo, colonialismo, imperialismo, razzismo, abilismo e specismo. “Non disarmeremo il patriarcato da sol3”, è uno dei passaggi centrali del documento, che rivendica una mobilitazione collettiva e intersezionale. Durante il corteo sono state portate in piazza anche le posizioni su temi internazionali e sociali: “con i nostri corpi e i nostri vissuti non conformi – scrivono gli organizzatori – portiamo la nostra protesta contro il genocidio del popolo palestinese, contro tutte le occupazioni coloniali, contro tutte le guerre e contro la violenza armata del patriarcato”. Tra le richieste avanzate dal Pride anche l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva in ogni luogo, una maggiore equità nell’accesso al lavoro, il contrasto alla cultura mafiosa e al caporalato e la difesa dei diritti civili e sociali. “Il Ragusa Pride 2026 è un Pride delle diversità in tutti i sensi, anche nella sua costruzione”, hanno spiegato gli organizzatori, evidenziando il passaggio da un’organizzazione concentrata su Arcigay Ragusa a una rete più ampia di soggetti e persone. La manifestazione ha ricevuto il patrocinio dei Comuni di Ragusa, Vittoria, Comiso, Scicli, Chiaramonte e Acate, oltre al sostegno di sponsor privati e delle persone che hanno partecipato alla raccolta fondi. Conclusione programmata in piazza Torre con gli interventi dal palco e la festa finale, ma il messaggio lanciato dal Pride resta quello di una mobilitazione che guarda oltre l’evento: “Fare rumore e liberare tutti i corpi”, uno dei passaggi simbolo del manifesto politico di questa edizione.
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