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Soldi a strozzo per la transizione di genere: nell’inchiesta c’è anche Ragusa con prestiti fino al 300% di interessi
11 Giu 2026 11:12
C’è anche Ragusa tra le città coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’arresto domiciliare di un cinquantenne della provincia di Palermo, accusato di usura, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e autoriciclaggio.
Il provvedimento cautelare è stato eseguito dai carabinieri del Reparto territoriale di Termini Imerese su disposizione del gip del Tribunale di Termini Imerese, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. Contestualmente è stato disposto il sequestro di diversi beni, tra cui una villa con piscina, un altro appartamento e somme di denaro depositate su conti correnti.
Secondo quanto emerso dalle indagini, avviate dopo la denuncia di una delle presunte vittime, l’uomo avrebbe creato negli anni un articolato sistema di prestiti a tassi usurari destinati soprattutto a persone transgender in condizioni di fragilità economica. In alcuni casi il denaro sarebbe stato richiesto per affrontare costose cure mediche e interventi legati al percorso di affermazione di genere.
Gli investigatori hanno documentato 58 episodi di presunta usura tra il 2023 e il 2025 ai danni di 17 persone, con interessi che, secondo l’accusa, avrebbero raggiunto percentuali vicine al 300 per cento del capitale prestato. Le somme sarebbero state restituite attraverso ricariche su carte prepagate intestate a terzi ma riconducibili all’indagato.
L’inchiesta ha inoltre portato alla luce un presunto sistema di sfruttamento della prostituzione che avrebbe coinvolto molte delle stesse persone destinatarie dei prestiti. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, tra il 2020 e il 2024 sarebbero stati messi a disposizione diversi immobili situati tra Palermo, Altavilla Milicia, Bagheria e Ragusa per consentire lo svolgimento dell’attività di prostituzione.
Proprio il capoluogo ibleo compare tra le località indicate dagli investigatori come sede di uno degli appartamenti utilizzati nell’ambito del presunto sistema. Secondo l’accusa, l’indagato non si sarebbe limitato a fornire gli immobili, ma avrebbe avuto un ruolo attivo nell’organizzazione dell’attività, curando la pubblicazione di annunci sui siti di incontri e gestendo i contatti con i clienti, oltre a trattenere una parte dei compensi ottenuti.
Gli inquirenti stanno ora approfondendo i flussi finanziari e i movimenti di denaro relativi anche agli anni precedenti a quelli già contestati, per verificare l’eventuale esistenza di ulteriori vittime e ricostruire integralmente il patrimonio accumulato attraverso le attività oggetto dell’indagine.
L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e la posizione dell’indagato dovrà essere valutata nelle successive fasi del procedimento giudiziario.
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