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Quattro artisti contro il Ponte: lo Stretto diventa museo sommerso
04 Giu 2026 12:11
Le immersioni artistiche sono state realizzate nelle acque dello Stretto, un’area riconosciuta per la sua straordinaria biodiversità e per la presenza di habitat marini unici, inseriti nella rete Natura 2000. Un patrimonio naturale che, secondo ambientalisti e ricercatori, rischia di essere compromesso da un’opera infrastrutturale considerata ad alto impatto.
Secondo Greenpeace Italia, lo Stretto rappresenta un ecosistema fragile ma di valore scientifico eccezionale, oggi esposto a molteplici pressioni ambientali tra cui urbanizzazione costiera, inquinamento e crisi climatica. A queste criticità si aggiungerebbe il progetto del Ponte sullo Stretto, che secondo l’associazione ambientalista potrebbe alterare rotte migratorie, fondali e habitat marini fondamentali per numerose specie.
Le opere immerse appartengono a quattro protagonisti della cultura italiana: la scrittrice Rosella Postorino, il pittore siciliano Francesco De Grandi, la poetessa Laura Fusco e lo scultore Massimo Catalani. Le loro creazioni sono state trasformate in installazioni subacquee, diventando parte del fondale marino e al tempo stesso simbolo di un appello ambientale.
Tra le opere immerse figurano un racconto autobiografico ambientato a Scilla, una poesia dedicata al tema del viaggio e dell’abbandono, una scultura in marmo raffigurante un’acciuga e una tavoletta lignea con la scritta “Preferisco restare isola”. Ogni lavoro assume un significato ulteriore una volta immerso, diventando testimonianza diretta del legame tra arte e ambiente.
La campagna “Aggiungiamo bellezza al mare” nasce con l’obiettivo di ribaltare la narrazione secondo cui lo sviluppo infrastrutturale debba necessariamente prevalere sulla tutela ambientale. Greenpeace Italia sottolinea invece la necessità di un nuovo modello di relazione con il mare, fondato sulla protezione degli ecosistemi e sulla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale.
Durante le immersioni, gli attivisti hanno inoltre documentato segnali evidenti dei cambiamenti in atto nel Mediterraneo, con trasformazioni degli habitat e alterazioni della biodiversità marina attribuite agli effetti della crisi climatica.
“Il cantiere del Ponte rischia di compromettere habitat preziosi, fondali delicati e rotte migratorie fondamentali per molte specie marine”, ha dichiarato Alessandro Giannì, sottolineando come lo Stretto sia già sottoposto a forti pressioni ambientali. L’associazione ambientalista ribadisce che investire in grandi opere di questo tipo significherebbe aumentare ulteriormente il carico su un ecosistema già fragile.
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