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Ispica, là dove il Centrodestra si fa male da solo. Il verdetto della notte, il rigurgito della mattina
26 Mag 2026 16:25
Ispica non ha ancora un sindaco, ma ha finalmente una certezza granitica: i numeri della notte non erano un’illusionione ottica, bensì il verdetto definitivo di uno scrutinio che lascia dietro di sé una scia di colpi di scena e rimpianti matematici. Le quattordici sezioni hanno chiuso i battenti, consegnando alla città un quadro ufficiale che, se da un lato conferma la tendenza della vigilia, dall’altro apre una faglia politica imprevedibile in vista del secondo turno.
Al vertice della piramide si consacra Pierenzo Muraglie. Con 2.971 voti in tasca e il 33,59% delle preferenze, l’ex primo cittadino guarda tutti dall’alto. Ha dominato la scena, ha tenuto botta nei quartieri chiave, eppure la sua non è una vittoria totale. Per Muraglie si tratta di un trionfo a metà: essere il più votato non gli ha evitato lo spettro del ballottaggio. Ora si trova nella posizione psicologicamente più complessa per un leader: ha un vantaggio imponente da difendere, ma sa che da questo momento in poi si gioca un’altra partita, dove i vecchi schemi non contano più.
Dall’altra parte della trincea, a strappare il pass per la finalissima, è Serafino Arena. Il suo 19,65%, figlio di 1.738 voti reali, è un piccolo capolavoro di resistenza. Arena entra al ballottaggio dalla porta girevole del secondo posto, consapevole di aver compiuto l’impresa di scavalcare concorrenti sulla carta molto più corazzati. Ma la vera suspense inizia adesso: con quale forza emotiva e politica si presenterà al duello finale colui che parte con quattordici punti di svantaggio? La matematica lo condanna, ma la dinamica del ballottaggio – si sa – è l’arte dell’impossibile.
Il primo degli esclusi è Paolo Monaca. Si ferma sul gradino più basso del podio con il 17,34% figlio di 1.534 voti. Monaca ha accarezzato il sogno della rimonta fino all’ultima scheda, ma è andato a dormire stanotte con il ruolo più scomodo, ma decisivo, della scacchiera ispicese: quello di ago della bilancia. Sarà lui, con il suo pacchetto di voti, a decidere chi far vincere? Resta da capire se sceglierà la via dell’apparentamento ufficiale (sempre che i candidati al ballottaggio siano interessati) o se lascerà i suoi elettori liberi di decidere, trasformando il suo silenzio in un enigma per entrambi i contendenti.
Ma il vero dramma politico, un autentico suicidio assistito a favor di telecamera, si è consumato nell’area di Centrodestra. I dati definitivi certificano il sorpasso al fotofinish di Tonino Cafisi su Angelo Galifi.
Cafisi chiude quarto con il 14,81% e 1.310 voti, trainato dai simboli della coalizione, mentre Galifi scivola all’ultimo posto con il 14,61% e 1.292 preferenze. Calcolatrice alla mano, lo scenario è clamoroso: se i due esponenti del Centrodestra avessero trovato la quadra su un unico nome, oggi la somma aritmetica dei loro voti (quasi il 30%) avrebbe blindato il ballottaggio o, addirittura, insidiato la leadership di Muraglie. La loro divisione ha finito per azzoppare entrambi, lasciando un elettorato enorme senza una guida naturale per i prossimi quindici giorni.
La radiografia delle liste: exploit e clamorosi flop
Se la corsa dei sindaci ha regalato pathos, è il voto di lista – rimasto finora nell’ombra e non ancora diffuso capillarmente – a regalare i veri scossoni politici, svelando chi ha davvero le truppe sul territorio e chi, invece, ha rimediato un clamoroso flop.
Il dato più eclatante in assoluto è il tracollo verticale del Partito Democratico. Il simbolo ufficiale del PD a Ispica rimedia un flop storico, quasi un’umiliazione politica: si ferma a un misero 2,17% (appena 171 voti). Un fantasma rispetto al passato. Il candidato sindaco Paolo Monaca ha dovuto fare tutto da solo, cannibalizzando il voto con la lista “Sud Chiama Nord” che ha invece tenuto botta ben all’8,71% (686 voti). Il PD ispicese esce da questa tornata ridotto ai minimi termini, incapace di intercettare persino il voto d’opinione.
Un altro flop rumoroso si registra nella lista “Difendiamo Ispica da Iblea Acque”: una sigla nata sull’onda di una battaglia fortemente sentita in città, che però si è schiantata contro la dura realtà delle urne raccogliendo la miseria di 22 voti totali (0,28%). Stessa sorte per “Noi Moderati”, cespuglio del Centrodestra a sostegno di Cafisi, che racimola appena 17 voti (0,22%), scomparendo dai radar prima ancora di nascere.
Sul fronte opposto, chi esce a testa altissima è la coalizione di Pierenzo Muraglie. La lista civica “Muraglie Sindaco” è il primo partito della città col 20,56% (1.619 voti), che unito al bottino di “Libera e Forte” (12,48%) e “Pensiamo Ispica” (4,12%) porta la coalizione a sfiorare il 37,2% dei voti di lista. Un dato straordinario che dimostra come la corazzata consiliare di Muraglie sia persino più forte del candidato sindaco stesso, vittima di un leggero voto disgiunto.
Al contrario, lo sfidante Serafino Arena si trova davanti a un paradosso strutturale: lui vola al ballottaggio col 19,65%, ma le sue due liste civiche collegate (“Controcorrente” al 10,04% e “Arena Sindaco” al 5,54%) sommano insieme appena il 15,58%. Significa che Arena ha beneficiato di un fortissimo voto disgiunto positivo (elettori di altri schieramenti che hanno votato lui come sindaco ma non le sue liste), ma si presenterà al secondo turno con una coalizione consiliare sulla carta molto magra.
Infine, resta il grande rimpianto del centrodestra: Forza Italia si attesta come terza forza cittadina al 10,22% e Fratelli d’Italia tiene all’8,81%. Percentuali dignitose, ma che sommate alle rispettive liste civiche di Galifi e Cafisi dimostrano come il Centrodestra unito avrebbe probabilmente avuto le chiavi della città in mano. Invece, oggi, si ritrova fuori dai giochi, a leccarsi le ferite e a guardare il ballottaggio dal balcone.
Adesso le luci dei seggi si spengono e si accendono quelle delle trattative. Niente è come sembra, e i prossimi quattordici giorni a Ispica saranno lunghi come un anno.

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