Maxi multa e condanna in primo grado per presunto scafista

Condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi oltre a 800mila euro di multa. Si tratta di un cittadino somalo che il tribunale collegiale di Ragusa, in primo grado di giudizio, ha ritenuto colpevole di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 
La pubblica accusa al termine del dibattimento aveva chiesto la condanna del presunto scafista alla pena finale di 10 anni di reclusione e 1,7 milioni di euro di multa. Il difensore, l’avvocata Antonella Cassibba ne aveva chiesto l’assoluzione. Era accaduto il 22 ottobre del 2019. Il giovane era stato recuperato dalla nave Diciotti della Guardia costiera italiana, al largo delle coste siciliane, mentre viaggiava a bordo di un gommone insieme ad altre 66 persone, provenienti prevalentemente da Bangadesh, Eritrea, Somalia, e Marocco. I migranti avevano lasciato Zawiya, in Libia il 20 ottobre per intraprendere la traversata. Messi in salvo da nave Diciotti erano stati poi trasbordati a 5 miglia da Pozzallo e trasferiti al porto a bordo di una motovedetta della Guardia costiera. Dal report di Marco Rotunno, dell’ufficio comunicazione di Unhcr Italia, all’epoca emersero alcuni racconti di quanto avevano subìto i migranti, tra i 67 soccorsi, anche 9 donne e 7 minori; tra cui due bimbi di 10 mesi e tre anni. Un giovane somalo aveva raccontano a Unhcr di essere partito dalla sua terra quando aveva 15 anni e di essere rimasto in balìa dei trafficanti di uomini in Libia per tre anni; venduto e rivenduto, chiuso in diverse carceri, era stato picchiato e torturato anche con cavi elettrici finché la sua famiglia non aveva versato un riscatto di 8000 euro necessari a farlo partire. C’era pure una giovane donna, anch’essa somala; violentata ripetutamente, aveva abortito al settimo mese di gravidanza, sola, senza alcun tipo di assistenza, senza alcun aiuto medico. Vennero individuati due scafisti uno di loro, minorenne, è stato processato a Catania; il secondo, è stato ora condannato dal Tribunale di Ragusa. Oltre a 3 anni e 8 mesi e a 800mila euro di multa, dovrà pagare anche le spese processuali e di mantenimento in carcere durante lo stato di fermo di indiziato di delitto; tra le pene accessorie, l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici.

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