Rottamazione quinquies, oltre metà dei siciliani morosi rischia l’esclusione: allarme all’Ars

PALERMO – Più di due milioni e mezzo di siciliani, oltre il 50% dei contribuenti morosi, rischiano di restare esclusi dalla rottamazione quinquies. È l’allarme emerso questa mattina in commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana, che ha ascoltato in audizione i rappresentanti di Anci Sicilia, accendendo i riflettori su un vuoto normativo che penalizza cittadini e Comuni dell’Isola.

Al centro del confronto, la disparità di trattamento tra debiti erariali e tributi locali. Come spiegato dal presidente della commissione, Ignazio Abbate, l’attuale normativa consente di accedere alla definizione agevolata per i debiti verso lo Stato, ma esclude i carichi affidati dai Comuni all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, come Imu, Tari e sanzioni amministrative. Una situazione che, di fatto, taglia fuori migliaia di famiglie e imprese siciliane.

Il presidente e il segretario generale di Anci Sicilia, Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, hanno evidenziato come la rottamazione, così com’è strutturata, risulti “monca” e incapace di incidere realmente sulla vita quotidiana dei cittadini. «Assistiamo a un paradosso – ha sottolineato Abbate –: chi ha debiti verso lo Stato può beneficiare di sconti su sanzioni e interessi, mentre chi ha pendenze con i Comuni, se gestite tramite Ader, resta escluso. Questo non incentiva i pagamenti e blocca cartelle esattoriali “miste” che non possono essere chiuse».

Dall’audizione sono emerse due linee di intervento. Sul piano locale, Anci Sicilia propone di spingere i Comuni che gestiscono direttamente la riscossione ad adottare regolamenti per la definizione agevolata o piani di rientro personalizzati. Sul piano nazionale, invece, si chiede un intervento normativo per colmare il vuoto legislativo.

«Chiederemo formalmente al governo nazionale – ha annunciato Abbate – attraverso il presidente della Regione e l’assessore competente, di inserire un emendamento nel decreto Milleproroghe per consentire che tutti i tributi locali affidati agli agenti della riscossione possano rientrare nella rottamazione».

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